La simpatia

de_gregori_1Per una curiosa coincidenza, pochi giorni dopo aver scritto questo mi è capitato di uscire a cena con Francesco De Gregori. Avevo ricevuto l’invito da un amico comune che conduceva alla radio insieme a De Gregori un programma sul cinema, e così sono andato con la mia fidanzata al ristorante da Nello in via Montesanto 19 a Roma, nel quartiere Prati. Arrivati in anticipo abbiamo visto una tavolata da sedici posti tutti vuoti, e ci siamo accomodati nel fondo, pensando che gli saremmo stati lontani, dovendosi lui porre al centro. Subito dopo di noi è arrivato lui con la sua donna, ci ha salutato e si è seduto a fianco a me. Io ero rosso in volto e parlavo a monosillabi, lui invece era molto cordiale e in vena di battute. Poi sono arrivati gli altri e abbiamo cominciato a mangiare. Si discuteva di film e, diversamente da quanto potessi immaginare, De Gregori esibiva un gusto molto camp, in sintonia con gli altri del gruppo. Diceva di aver apprezzato il film con Checco Zalone, e io gli ho chiesto se avesse visto l’imitazione di Vendola fatta dal comico pugliese, al che lui ha detto di averla trovata irresistibile. Poi gli ho riferito un commento di Cortazar sui film di Antonioni che lo facevano dormire, letto nell’epistolario dell’argentino, e che ricalcava la celebre sentenza del personaggio interpretato da Gassman ne Il Sorpasso, quando diceva che Antonioni gli aveva fatto fare una bella pennichella; al che è intervenuto Marino Sinibaldi, che ha raccontato di aver letto con gusto I cosmonauti dell’autostrada. Insomma c’era un’atmosfera informale, e De Gregori sembrava a suo agio. Si prendeva in giro, raccontava che al cinema lui era uno spettatore maniacale, di quelli che sentono scartare una caramella a metri di distanza, e che da quel momento aguzza l’udito finché non ne sente scartare un’altra. Tra un piatto e l’altro usciva a fumare una sigaretta e molti di noi lo seguivano. Alcuni si complimentavano per le sue canzoni, e io pensavo a Guarda che non sono io, dove sembrava non gradire quel tipo di apprezzamenti. Così a un certo punto gli ho chiesto se conosceva il racconto “Io e Borges”, come pretesto per parlargli della sua canzone. Lui ha risposto seccato di no, come se gli avessi evidenziato una lacuna culturale. Ho spiegato che quel racconto parlava dello stesso tema di Guarda che non sono io, e lui ha risposto che era consapevole di non aver inventato niente. Il tono era infastidito, e si è quasi girato dandomi le spalle. Ho farfugliato qualcosa sul fatto che lui aveva sviluppato quel tema in modo molto originale, ma ormai De Gregori mi ascoltava appena, e da quel momento in pratica non ho più avuto modo di parlarci.

La simpatia non è mai stata il mio forte. Perlomeno non la simpatia immediata, quella che si ispira a chi hai appena conosciuto. Nonostante mi sforzi, o forse proprio perché mi sforzo, il risultato è sempre stato deludente. Posso essere simpatico a chi mi conosce bene, ma di primo acchito non lo sono quasi mai a nessuno. Rincasando in auto con la fidanzata ero un po’ triste, ci tenevo a fargli una buona impressione, De Gregori era un mio mito sin da ragazzo e molti suoi pezzi li considero dei capolavori. Riferendole l’episodio lei mi ha detto che avevo sbagliato approccio, che non avrei dovuto interpellarlo in un modo così aggressivo (“Conosci il racconto Io e Borges?“), e penso che abbia ragione. So che tutto questo mi penalizza. Oggi la simpatia è una qualità professionale, cioè aiuta molto anche sul lavoro, al di là delle competenze professionali. Ci sono folgoranti carriere costruite solo su quello. Penso a Benedetta Parodi, che sa cucinare a malapena; a Beppe Severgnini, che scrive al massimo delle cose di buon senso; o a Fiorello, che non sa fare nulla di speciale ma è di una simpatia travolgente. Perché le occasioni di lavoro nascono anche così, da una simpatia umana grazie alla quale ti viene concessa un’opportunità. Se è vero, ha commentato la mia donna, allora sei spacciato.

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12 Risposte to “La simpatia”

  1. lillo Says:

    guarda, io se fosse finito a cena con de gregori, contro ogni buon senso, alla fine avrei allungato lussuriosamente la mano sotto il tavolo, oppure provavo a fargli piedino. quindi tutto sommato ti è andata bene, a te ti ha girato le spalle, a me mi mollava un ceffone! la simpatia non è tutto, anche borges ha le sue necessità🙂

  2. Sergio Pasquandrea Says:

    Commento simpatico: Checco Zalone, non “Azzalone”.😉
    (che poi è un gioco di parole, dato che suona come “che cozzalone”, ossia, in barese, “che tamarro”).
    Scherzi a parte: io sono sempre stato convinto che i propri miti non bisogna mai conoscerli di persona, e che i luoghi letterari debbono rimanere tali. (Tanto per fare un esempio: perché mai Stendhal avrà amato tanto Milano?)

  3. sergiogarufi Says:

    grazie sergio, correggo subito. ad ogni modo sono contento di aver conosciuto quel mio mito, e penso che la colpa del mancato feeling sia stata solo mia.

  4. Alessandro Says:

    Purtroppo è così, io me ne sono accorto a quarant’anni, o meglio l’ho sempre saputo, ma non ho mai fatto nulla per rimediare. Tanto poi le persone che mi conoscevano cambiavano subito idea. Poi ora mi sto accorgendo di quante occasioni ho perso a non provare mai a fare il simpatico. Credo però che sia troppo tardi, e poi quanto sono ridicoli gli antipatici che si sforzano di essere simpatici… Mah, credo rimarrò antipatico.
    Comunque, visto così, Garufi credo mi rimarrebbe simpatico.

  5. Effe Says:

    Hai fatto il Calasso della situazione🙂
    Uno a zero per Borges, comunque.
    (e, nei tuoi incontri con il Grande Argentino, per un fatto di simmetria preconizzata avresti dovuto cantargli un brano di De Gregori)

  6. gianni biondillo Says:

    e comunque i report nelle osterie romane col sottoscritto non li fai: a dimostrazione che sei proprio antipatico!😉

  7. eziotarantino Says:

    Questo Sergio Garufi che ha scritto questo pezzo non conosce Sergio Garufi, che è simpaticissimo, molto più simpatico di quello che scrive cose bellissime.

  8. forzaelettromotrice Says:

    a noi simpatici (veri) non ci capisce nessuno.🙂
    è pazzesco. Anche a me è successo di fare la figura dell’arrogante mentre ero solo entusiasta e sincera… mah.
    benvenuto nel club!

  9. lorenz Says:

    Attaccare discorso con una persona famosa in privato non è facile, non si sa da dove iniziare, non si ha un terreno in comune, e non è detto che il vip sia interessato a farlo. In questa situazione credo si possa vedere davvero se la persona se la tira, si atteggia con sufficienza, è permalosa. L’episodio narrato mi pare dimostri che De Gregori sia un tipo poco alla mano, nonostante quel che sembrava a tavola, un po’ permaloso e scorbutico. Diciamo poco simpatico. Lui.

  10. Bruciare Gomorra | la vie en beige Says:

    […] sono cambiati i tempi. Cos’è oggi blasfemo, da un punto di vista estetico? In un mio vecchio post raccontavo la serata passata al ristorante in compagnia di un gruppo di cinefili (lo staff della […]

  11. eliakree Says:

    Ahahah ah,sofisticato questo post. Ti autoaccusi di ispirare poca simpatia immediata, ma il pezzo è costruito per insinuare il forte sospetto che De Gregori se la tiri e sia antipatico, cosa che tra l’altro vedendolo nelle interviste in tv ho sempre pensato…

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