Poche cose ma belle

svolta obbligQuando facevo l’arredatore, una delle frasi più ricorrenti che mi sentivo rivolgere dalle clienti intenzionate ad arredare una casa era “voglio poche cose ma belle“. Parlavano ovviamente di case vuote, magari appena comprate. Questa frase la dicevano in tante, era un classico. E soprattutto la dicevano con un tono distinto, come se fosse qualcosa di speciale, che non tutti condividono. Ecco, io penso che un piccolo consiglio di scrittura possa partire da questa considerazione. Il linguaggio è pieno di frasi fatte e prive di significato. Sono le prime che ci vengono in mente per descrivere una situazione, e quindi sono le più subdole, perché si presentano come automatismi ma con un fascino particolare, appunto come se stessimo dicendo qualcosa di originale, che ci connota in positivo. Per riconoscerle basta fare un esercizio elementare d’immaginazione, di collaudo sulla loro tenuta, e cioè ribaltarle, verificare se il contrario ha senso. In questo caso il contrario di “voglio poche cose ma belle” è “la voglio stracolma di minchiate“, una frase inconcepibile. Eppure quando visitavo gli appartamenti dove mi si richiedeva un intervento parziale, magari cambiare solo le tende o un divano, trovavo invariabilmente delle case ingombre di cianfrusaglie. Questo per dire che le petizioni di principio sono come il collutorio, ti fanno sentire più pulito ma non sono altro che sputacchi, non metabolizzi niente, fai un gargarismo e finisce lì. Tutti a parole vogliono poche cose ma belle, eppure molti fanno il contrario. Per quanto riguarda la scrittura, la necessità di quel collaudo (nel caso la frase fatta provenga da un narratore onnisciente, certo non dalla cliente di un arredatore) serve soprattutto all’economia espressiva della narrazione. Il lettore viaggia per conto proprio. Possiamo indicargli le strade possibili, ma se sta guidando in una via con la svolta a destra obbligatoria, è inutile suggerirgli di mettere le freccia.

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Una Risposta to “Poche cose ma belle”

  1. gianni biondillo Says:

    E la possibilità che uno voglia in casa “MOLTE cose e belle” non la contempliamo?
    (io comunque, quando architettavo, progettai anche – “anche”, non “solo” – case con poche cose ma belle. Ed erano in effetti belle case. Detto ciò persino il “molto e brutto” può diventare arte, se ben fatto.)

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