felicità

terzetto

Questa foto me l’ha scattata il mio figlioccio una domenica dello scorso febbraio. Fuori pioveva e tirava vento e così siamo rimasti a casa. Sebbene sembri un punkabbestia, amo questa foto perché ritrae un mio momento di felicità. Felicità è una parola impudica, e forse dovrei dire “un mio momento di piacere”, perché sto facendo ciò che mi piace fare, cioè leggere in compagnia delle mie bestiole, ma siccome stamattina alla radio ho sentito i risultati di uno studio della Cornell University sulle cause presunte della felicità, ho pensato che questa immagine si adattasse bene alle mie obiezioni. In quella ricerca americana si sosteneva infatti che la felicità è una questione di esperienze. Se nella vita fai molte esperienze diverse, e ti succedono tante cose, allora più facilmente sarai felice. In una logica pragmatica come quella anglosassone, la parola happyness e il verbo to happen non si somigliano per caso. Per me invece, novello Oblomov, le esperienze sono state soprattutto quelle filtrate dalla pagina scritta (o dallo schermo di un cinema), quelle nate insomma dall’immedesimazione con un personaggio di finzione. Per il resto, come diceva e.e.cummings, my life resembles something that has not occurred.

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