fratelli d’inchiostro

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“il mio vero talento e il mio bisogno più sentito è quello dell’abbrutimento” (Rien va)

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Una Risposta to “fratelli d’inchiostro”

  1. acabarra59 Says:

    “ Martedì 14 maggio 2002 – Ieri, per una di quelle strane, meravigliose coincidenze di cui è fatta la vita, ma anche la letteratura – soprattutto la letteratura -, dopo che, abbandonate le recriminazioni sui molti Dombroski di cui mi sembra sia costellata la mia disgrazia, avevo adocchiato un’annata di «Paragone-letteratura», e, avendo notato un’ennesima Garavini su Montaigne, mi accingevo a leggerla, ho scorto in un altro fascicolo del volume (il 484 del 1990) un’attraente Natalia Ginzburg su Landolfi. Come faccio quasi sempre, delle due bellezze che mi si offrivano alla lettura, ho trascurato la prima per volgermi alla seconda – ebbene sì, sono un lettore assolutamente infedele, episodico, occasionale, sono una specie di farfallone amoroso, leggo di qua e di là, come mi capita, come mi gira – e, ora che ci ripenso, ho fatto bene. Perché la cara Natalia – non l’ho mai conosciuta, ma mi è cara lo stesso -, raccontando la sua vicenda con lo scrittore ciociar-fiorentino, dopo aver detto che, in principio, nutriva nei suoi confronti alcuni poco presentabili sentimenti – « Landolfi era molto bello e molto pallido. Lo invidiavo. Lo invidiavo perché era un uomo, io no; perché era alto e pallido, io no; e infine e soprattutto lo invidiavo perché era, a quanto avevo saputo, uno scrittore. », dice che cambiò idea quando lesse un suo racconto sulla rivista «Letteratura», e del racconto cita anche un passo. Ecco, la coincidenza è proprio qui: perché quel passo che piacque alla giovane Natalia è lo stesso che è piaciuto anche a me, qualche anno fa, quando già da parecchio tempo ero quasi vecchio. Ecco il diario in cui l’ho trascritto: « Martedì 26 maggio 1998 – “ 22 ott. – Le nuvole sono arrivate più presto di quanto non credessi: stamane svegliandomi ho visto che tutto il cielo era grigio; del sole neppur l’ombra e c’era un’aria densa e immobile, un silenzio ovattato e profondo. Di queste giornate in casa non si cammina, si nuota: nel mare di fuori chi si avventurerebbe? A proposito, son riuscito ad acchiappare due piccoli silenzi, due silenziotti: hanno una peluria soffice e sono un po’ più scuri della madre. Dopo tutto non me la sento più col silenzio, li ho lasciati liberi e loro son corsi in un angolo della cucina. In soffitta ho scavato, ho scavato e sempre niente. Mah!… ormai sono calmo e contento: nuoto d’autunno cuore in pace – dice il proverbio che ho inventato in questa occasione. “ (Tommaso Landolfi, Una settimana di sole, in “Letteratura”, a. 1, n. 1, 1937) ». Le coincidenze finiscono qui. Perché, se è vero che sono alto, è altrettanto sicuro che non sono pallido. Sulla bellezza preferisco sorvolare. Sull’essere scrittore dico invece che, non dico di no, mi sarebbe piaciuto esserlo, ma non ci sono riuscito. Sarà colpa mia. Sarà che ho perso la coincidenza. “.

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