la sorella di Marilyn

prato

A Prato ci sono andato un paio di volte quando facevo l’antiquario. Ricordo una bella mostra su Burri e Fontana al Pecci, i tagli e i sacchi insieme come fratelli di successo che si raccontano la loro gavetta. Poi ricordo gli affreschi di Filippo Lippi nel Duomo, e una incoronazione di spine del Caravaggio nel caveau della Cassa di Risparmio locale, che ammirai in splendida solitudine mentre le guardie giurate facevano congetture su che razza di personalità o esperto fossi. E ricordo infine la visita a sorpresa a un’amica che non vedevo da vent’anni, e che nel frattempo era diventata mamma. Non ci sono più tornato da allora, e mi spiace. Per molti Prato è solo una grande china town tessile, il posto da cui Edoardo Nesi è fuggito, invece bisogna saperla scoprire, perché la sua timidezza cela tesori sorprendenti, e comunque mica è facile stare accanto a Firenze, è come avere Marilyn per sorella.

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Una Risposta to “la sorella di Marilyn”

  1. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 17 luglio 1996 – In verità, anche senza maglietta e senza cappello, io ho sempre l’impressione di vivere in Toscana. Sì, per vivere in Toscana, ormai non c’è bisogno di andarci. Anche questa dove vivo è una regione rossa. Anche qui le donne di vestono di rosso e di nero, e, anche se si vestissero di giallo, di pervinca, di indaco, di blu di Prussia, di terra di Siena, di color malva, ocra, seppia, totano, razza, gambero, murena, balena, non cambierebbe niente. Anche qui, come in Toscana, « nisciuno è fesso », anche qui, come a Siena, a Firenze, a Livorno, a Pisa, a Arezzo, a Pistoia, a Lucca, e anche a Grosseto, persino a Grosseto, e – ultimora – anche a Prato, « la mamma dei cretini è sempre incinta », la gatta va al lardo e si lecca lo zampino, chi la fa intanto la fa e poi si vedrà, chi beve birra ingrassa, c’è chi lallera senza lilleri, il mattino ha qualcosa in bocca, la notte è consigliabile dormire. Anche qui, insomma, se non è culo è pan bagnato. Anche qui i giornalisti, per vivere, spesso devono suonare il violino, e non di rado estirpare calli. Anche qui continuano a pensare che suonare o estirpare è sempre meglio che lavorare. Contenti loro. Ammesso che vivere in Toscana sia vivere. “.

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