intraducibilità

pater

Secondo Walter Pater tutte le arti aspirano alla condizione della musica, che è pura forma. In realtà la musica significa, brulica di significati refrattari alla traduzione in strutture logiche o in espressioni verbali, essendo un linguaggio universale che nessuno può tradurre.

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8 Risposte to “intraducibilità”

  1. Pierluigi Rossi Says:

    Che la forma sia più de significato.

  2. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 13 giugno 2016 – « La forma è sostanza “, dice quello dell’Harry’s Bar annunciando che voterà no al referendum. E io mi chiedo come è possibile tutto questo: che abbiamo finito col farci giudicare dai baristi etc. Ma tant’è, come direbbero quelli che al bar ci stanno di casa e di bottega… “.

  3. dario Says:

    Arnold Schonberg su “Der Blaue Reiter” saggio intitolato IL RAPPORTO CON IL TESTO. (ed. Italiana “il cavaliere azzurro”, 1988, SE Milano. Titolo originale “Der Blaue Reiter”, Munchen, 1965, 1984, edizione critica dell’almanacco uscito a Monaco di Baviera nel 1912)

    Mancando nella musica, in quanto tale, un contenuto immediatamente riconoscibile, gli uni cercano nei suoi effetti una bellezza puramente formale, gli altri uno svolgersi di eventi poetici. Lo stesso Schopenhauer (che pure espresse un giudizio definitivo sulla musica in questo mirabile pensiero: <>) si smarrisce quando cerca di tradurre in concetti alcuni aspetti particolari di quel linguaggio che la ragione non comprende. Dovrebbe invece risultargli evidente che in questa traduzione in concetti, in linguaggio umano (che è astrazione, riduzione al conoscibile), va perduto l’essenziale, il linguaggio che forse deve davvero rimanere incomprensibile ed essere soltanto intuibile. (p.57)
    Dunque, io avevo avuto una perfetta intuizione dei lieder di Schubert (compresi i loro testi poetici) semplicemente attraverso la musica, e delle poesie di Stefan George, semplicemente attraverso il suono; e ciò con una pienezza a stento raggiungibile e in ogni caso non superabile con i procedimenti dell’analisi e della sintesi. E (…) sono già apparsi i sintomi da cui è possibile arguire che le stesse arti per le quali il contenuto sembra essere indispensabile, stanno a poco a poco superando la fede nella fede dell’intelletto e della coscienza. (…) Wassily Kandinsky e Oskar Kokoska dipingono quadri per i quali l’oggetto esteriore, materiale, è poco più di uno spunto, di un pretesto per fantasticare in colori e forme e per esprimersi come finora soltanto i musicisti si esprimevano. (p.64)

  4. dario Says:

    cavoli mi ha tagliato il mirabile pensiero di schopenauer:
    il compositore rivela la più intima essenza del mondo ed esprime la più profonda saggezza con un linguaggio che la sua ragione non comprende, nello stesso modo in cui una sonnambula in trance dà definizioni e notizie su cose di cui da sveglia non ha la più lontana idea

  5. sergiogarufi Says:

    sono d’accordo dario, attingere all’inconscio, al pozzo di babele, là dove l’ambrosia e il veleno del significato non arrivano, fino a perdere la piena titolarità dei propri enunciati, dicendo anche ciò che non si vuole dire, dicendo anche ciò che non si sa di dire…:-)

  6. dario Says:

    è che mi sto leggendo il blaue reiter e tutti gl iscritti di kandinski per una cosa di cui ti dovrò scrivere via mail… ah la pigrizia è una brutta cosa! quasi quasi esco per una passeggiata, vah! un abbraccio! e… buon lavoro per il tuo prossimo libro!

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