Archive for giugno 2016

Pink Floyd

giugno 20, 2016

pink-floyd-dark-side-of-moon

In questi giorni ho risentito per caso alla radio due pezzi dei Pink Floyd: The Great Gig in the Sky, con quel canto celestiale che non dice una parola, e Shine on You Crazy Diamond, e ho pensato con orgoglio: io c’ero. Non me li hanno raccontati, e non li ho sentiti in qualche revival. No, io c’ero. Ero piccolo ma c’ero. Quanto c’hanno?, quasi mezzo secolo, eppure sembrano dei pischelli. E poi i Pink Floyd li ho sempre amati anche per la loro filosofia che rifiutava l’esaltazione divistica dei suoi componenti, in favore di colossali costruzioni sceniche che rimpicciolivano le figure individuali, perché il musicista è al servizio della musica, non viceversa.

Annunci

la scatola nera

giugno 19, 2016

scatola nera

La scatola nera è quell’aggeggio che registra i dati di volo di un aereo e le voci in cabina di pilotaggio. Serve soprattutto quando c’è stato un disastro aereo, per appurare i veri motivi della tragedia. La cosa curiosa, che ho scoperto pochi anni fa, è che la scatola nera non è nera. Potrebbe essere una domanda trabocchetto, tipo quelle dei croceristi (“a che ora è il cocktail di mezzanotte?”) riportate da  David Foster Wallace nel suo reportage per Harpers (Una cosa divertente che non farò mai più), ma la sua storia in realtà è molto sensata. Si chiama scatola nera perché all’inizio la realizzarono così, e solo dopo i primi disastri aerei ne cambiarono il colore, rendendosi conto che fra le macerie era più facile rinvenirla con un colore più acceso, come appunto l’arancione. I bastian contrari di professione, tipo certi Foglianti, ne farebbero una bandiera: “Ecco, sempre detto che le apparenze ingannano, tutti dicono che il mondo è nero mentre è arancione!” Io penso invece che il ribaltamento sia più sottile. La scatola non è nera come viene chiamata, ma qualcosa di nero ce l’ha, ed è il suo interno, le notizie luttuose che porta, che sono poi l’unica ragione della sua esistenza, il solo motivo per cui a un certo punto se ne parla e la si cerca.

trending topic

giugno 18, 2016

tren

solchi

giugno 17, 2016

solc

“Le mutandine nun ereno insanguinate: lasciaveno scoperti li due tratti delle cosce, come du anelli de pelle: fino a le calze, d’un biondo lucido. La solcatura del sesso… pareva d’esse a Ostia d’estate o ar Forte de Marmo de Viareggio, quanno so’ sdraiate nella rena a cocese, che te fanno vede tutto quello che vonno” (Carlo Emilio Gadda, Pasticciaccio)

AAA case d’artista vendonsi

giugno 16, 2016

 dalida                       

A volte la cultura paga. Magari non subito, ma se si ha pazienza i soldi tornano tutti e con gli interessi. Basta vedere come campano di rendita l’Harry’s bar di Venezia, il Gambrinus di Napoli, le Giubbe rosse di Firenze, il Jamaica di Milano o il Café de Flore di Parigi.20170604_092816Ci sono addirittura città che s’identificano con un artista e prosperano grazie a quel tipo di turismo, vedi Joyce e Dublino (e oggi è il Bloomsday), Pessoa e Lisbona, Kafka e Praga, Gaudì e Barcellona. Parigi invece è un pantheon affollato, difatti è praticamente impossibile girare per Saint-Germain o Montmartre senza imbattersi in qualche placca commemorativa. A volte la memoria storica è talmente ricca da sovrapporsi. Penso a chi visita la casa di rue d’Orchampt, dove la cantante Dalida si tolse la vita nell’87, senza sapere che fra quelle stesse mura circa mezzo secolo prima un oscuro medico scriveva uno dei capolavori del Novecento, il Viaggio al termine della notte. Ma l’assenza della lapide di Céline non è dovuta tanto alla sovrapposizione, quanto piuttosto all’imbarazzo per il suo antisemitismo che gli è costato la damnatio memoriae. Non a caso, quando i condomini di rue Girardon apposero la lapide che segnalava la sua presenza lì, il comune provvide subito a farla rimuovere. È che quelle case sono molto ricercate, tant’è che l’appartamento di Dalida è stato venduto a un prezzo esorbitante, molto superiore al suo valore di mercato. Forse converrebbe lanciare un crowdfunding per aprire un’agenzia immobiliare specializzata in residenze d’artista, soprattutto le tante non ancora note, sposando così business e cultura. Una specie di Lord Palumbo più interessato al contenuto che al contenitore, e che invece di collezionare case illustri le compra e vende.

intraducibilità

giugno 15, 2016

pater

Secondo Walter Pater tutte le arti aspirano alla condizione della musica, che è pura forma. In realtà la musica significa, brulica di significati refrattari alla traduzione in strutture logiche o in espressioni verbali, essendo un linguaggio universale che nessuno può tradurre.

close to the bone

giugno 14, 2016

alten

Peter Altenberg, morto di stenti a Vienna nel primo dopoguerra, nei suoi ultimi giorni scriveva poesie d’amore talmente essenziali da essere composte solo dal nome cognome e indirizzo delle donne amate. Allo stesso modo, io vorrei scrivere delle biografie dei miei scrittori preferiti composte unicamente dagli indirizzi delle case che hanno abitato. Tutto il contrario di quanto auspicava Borges, il mio scrittore preferito per eccellenza, che in Altre Inquisizioni disse: “Settecento pagine in ottavo conta una certa vita di Poe; l’autore, affascinato dai cambi di domicilio, riesce appena a salvare una parentesi per il Maelstrom e per la cosmogonia di Eureka“.

Prove tecniche di vita vegetativa

giugno 13, 2016

pro

alla lettera

giugno 12, 2016

deg

Mi sa che a furia di dire “fate pure come se non ci fossi“, il mondo mi ha preso in parola.

la sorella di Marilyn

giugno 11, 2016

prato

A Prato ci sono andato un paio di volte quando facevo l’antiquario. Ricordo una bella mostra su Burri e Fontana al Pecci, i tagli e i sacchi insieme come fratelli di successo che si raccontano la loro gavetta. Poi ricordo gli affreschi di Filippo Lippi nel Duomo, e una incoronazione di spine del Caravaggio nel caveau della Cassa di Risparmio locale, che ammirai in splendida solitudine mentre le guardie giurate facevano congetture su che razza di personalità o esperto fossi. E ricordo infine la visita a sorpresa a un’amica che non vedevo da vent’anni, e che nel frattempo era diventata mamma. Non ci sono più tornato da allora, e mi spiace. Per molti Prato è solo una grande china town tessile, il posto da cui Edoardo Nesi è fuggito, invece bisogna saperla scoprire, perché la sua timidezza cela tesori sorprendenti, e comunque mica è facile stare accanto a Firenze, è come avere Marilyn per sorella.