diagnosi

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Stuporosa catatonia“. Questa fu la diagnosi medica per l’internamento di Robert Walser nel manicomio di Herisau.

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Una Risposta to “diagnosi”

  1. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1974] – Questi bambini [1] tosti / grandi lavoratori / di gomito [2] / non li dimentico // però achtung! [3] / non farei la fatica / di rievocare un odio [4] / ma lo stupore [5] sì / che fa sgranare / gli occhi [6].
    [1] È uno scenario infantile. Ma non solo nel senso dei ricordi d’infanzia, bensì anche di una persistenza della medesima, di una fissità della scena: bambini per sempre, bambini nel tempo. [2] « Lavorare di gomito »: non è propriamente un lavorare, oppure sì: forse il lavoro – oltre la retorica « buonista » sul medesimo – è sempre la feroce lotta di tutti contro tutti, senza regole, senza pietà: il lavoro giustifica sempre qualsiasi mezzo. Non c’è niente di peggio che « non avere voglia di lavorare », oppure averla perduta, oppure avere perso il lavoro, oppure non averlo, non sapere che fare, non sapere fare nessuna delle cose che si chiamano « lavoro ». Oppure essere disposti a fare varie cose – per esempio studiare? -, ma lavorare no: quell’idea – l’idea del lavoro – non ci entrerà mai in testa. Ci sembra, come idea, alquanto brutta. [3] Questa strana parola. Mi do del nazista? Diciamo che mi do dello stronzo. E non ho ancora smesso [4] L’odio è quello di cui sono capaci i « lavoratori ». Per me si potrebbe parlare semmai di ripugnanza – ambigua -, oppure senz’altro di paura – le diverse facce dello « stupore ». [5] Ecco un’altra parola chiave: « stupore ». È quella che definisce meglio il sentimento dominante di tutto il diario. Chi scrive è, soprattutto, un uomo « stupìto ». [6] Tutto, effettivamente, comincia dagli occhi. Si comincia col vedere qualcosa. Gli occhi sono il veicolo principale – oppure convenzionale – dell’emozione (si attribuisce il nostro turbamento al fatto di avere visto qualcosa – ma poi si capisce che le cose sono più complicate, si dovrebbe indagare meglio). [2003] “.

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