pur di non

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Ultimo forse rappresentante genuino della gloriosa nobiltà meridionale, io sto da solo in questa casa crollata più che per metà, e che seguita a crollare un poco ogni giorno, in cui il vento si insinua gemendo, sufolando, facendo garrire le pendule tappezzerie. Ormai, pel volger dei tempi, povero in canna, mi scaldo la minestra da me, poi passeggio infaticabilmente nelle sale vuote, più sovente in cucina a causa del freddo; e tutto pur di non lavorare, che sarebbe cosa vergognosa, ma in specie direi pur di non vivere“.

(Biere du pecheur)

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3 Risposte to “pur di non”

  1. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 28 marzo 2012 – Ritrovare tutti questi Pizzorusso – e ce ne sono tanti altri – mi procura un lieve – neanche tanto lieve – senso di vertigine: quanto ho letto in questi anni… Perché l’ho fatto? Mi verrebbe di rispondere, parafrasando Eco: « Perché, perché allora si legge? Mio Dio, pur di non scrivere ». “.

  2. Dinamo Seligneri Says:

    Ciao Sergio. E’ da un po’ che ti volevo dire che mi garba parecchio questa nuova tiratura del tuo blog.
    Sappi insomma che ti osservo, nell’ombra, ma ti osservo.

    A proposito del vecchio Tommaso e del non lavorare/non vivere: cito dal Diario perpetuo:

    ” L’antica e terribile questione se ciascuno sia fabbro della sua fortuna o per contro tiri la paglia («Allora il giovin tirò più corta paglia », è un caro verso). Alla quale questione e non paglia senza pretesa d’apportar nuovi lumi, si può osservare che grande è talvolta la tentazione di dar ragione all’antico, nonché a coloro che pretendono la felicità ci passi accanto almeno una volta nella vita e basti riconoscerla, eccetera. D’altronde questo è un rincalzo: della questione credo d’essermi già in diverso tempo occupato.
    In una sala di scrittura alla Posta centrale di Roma, a San Silvestro, mi venne un lontano giorno di scontrare Federico Fellini. Io, cioè, stavo scrivendo con tutti «i peli arricciati » una lettera, e lui faceva con eguale fastidio altrettanto. Era già un uomo celebre, ed aveva pubblicamente affermato di preferirmi tra molti scrittori italiani.
    Vistosi osservato e ravvisato, egli mi piantò addosso, anzi negli occhi, quei suoi occhi straordinariamente vivaci e quasi balzanti verso il proprio oggetto; e pareva aspettare o aspettarsi qualcosa. Forse che io gli chiedessi un autografo; o forse anche la mia fisionomia gli appariva in qualche modo familiare; o semplicemente, da ultimo, la medesima gli si distingueva da quelle anonime degli altri estensori di lettere e documenti e bollette. Io, poi, lo riguardavo di rimando con una vaga ironia non certo a lui volta, e…
    Eppure, ricordo, pensavo: « Sì certo, ora, ora appunto la mia fortuna mi passa accanto: mi basterebbe un cenno perché egli, che già conosce il mio nome, mi porgesse benevola udienza, mi si mostrasse amico, e così via con tutto quanto ciò potrebbe comportare. Ma sono io (seguitavo), è questo piccolo lucifero colui che darà atto alla sorte della sua buona volontà? – No non sono (mi rispondevo) : venga piuttosto ella (la sorte) e mi si accosci ai piedi, o venga egli a me».
    E così insomma, forse, la buona sorte mi passò tra i capelli senza che io crollassi il capo. Giacché al postutto ero allora intelligente quanto basta, di non turpe aspetto, e dotato perfino di alcuna vis o comunicativa; e sopra ogni cosa ero un grande attore.
    Ma che farci, se la costruzione del proprio destino deve fare i conti anche col nostro orgoglio! Per me, non seppi mai accomodarmi delle cose da perseguire, magari con travaglio o solo fastìdio, delle cose che non ci corrano incontro a lambirci i piedi. E questo è il motivo per cui son restato di qua dalla barricata: son restato, invece di vivere, a vergare fogli senza corso”.

  3. Dinamo Seligneri Says:

    Mi sa che sono finito in spam, Sergio

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