Archive for luglio 2016

partecipazione e coinvolgimento

luglio 21, 2016

tramez

Per anni ho partecipato alla turbolenta vita letteraria scrivendo articoli per riviste on line e cartacee. Di mestiere facevo l’arredatore, ma ai libri dedicavo tutto il mio tempo libero e le mie energie. Oggi che ne sono coinvolto direttamente capisco perché esitai tanto a dedicarmici anima e corpo. La differenza è sostanziale, come per gli ingredienti del tramezzino uova e prosciutto: la gallina partecipa, il maiale è coinvolto.

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epitaffi fraterni

luglio 20, 2016

ferdinang_sauter

Aver molto sentito e non aver combinato nulla, esser vissuto lietamente e morto lievemente

l’incipit del Chisciotte in spanglish

luglio 19, 2016

chisc

In un placete de la Mancha of which nombre no quiero remembrearme, vivìa, not so long ago, uno de esos gentlemen who always tienen una lanza in the rack, una buckler antigua, a skinny caballo y un grayhound para el chase.

i senza nome

luglio 18, 2016

be

Se casa tua stesse bruciando e potessi salvare un solo libro, quale sceglieresti?” Prima o poi ogni scrittore si sente rivolgere una domanda del genere, e l’unica risposta adeguata sarebbe: “quello più vicino alla porta”. Ma nel giugno 1940 Walter Benjamin dovette rispondere seriamente, perché ebbe la disgrazia di trovarsi in una situazione simile. L’incendio lo avevano appiccato i nazisti e stava divampando in mezza Europa. Quando le fiamme lambirono la sua abitazione parigina al 10 di rue Dombasle, Benjamin scappò in treno verso il sud della Francia ancora libero e la prima tappa del suo calvario fu a Lourdes. Lì, in una pensione con vista sui Pirenei, aspettò due mesi i documenti per espatriare. Ma Lourdes non fece il miracolo, Benjamin non si salvò. Nell’ultima lettera del 18 luglio all’amica Gretel Adorno scrisse: “J’ai emporté un seul livre: les Mémoires du cardinal de Retz. Ainsi, seul dans ma chambre, je fais appel au Grand Siecle” (Correspondance 1930-1940, Le Promeneur, pag. 396). La cultura intesa come rifugio, talismano, testamento, il linguaggio e il retaggio degli spiriti eletti. Quel libro andò perduto, come tutto ciò che Benjamin portava con sé, compresi i suoi poveri resti, che cinque anni dopo finirono in una fossa comune a Portbou. Ma che c’entrava lui con Retz, il cardinale che si oppose a Mazzarino, e poi fu sconfitto e imprigionato a Vicennes, dove scrisse le sue memorie? Uno che morì a Parigi e fu inumato nella basilica di Saint-Denis, sulla cui lapide, per volere di Luigi XIV, non venne scritto alcun nome? Ah, ecco.

il marchesato del grillo

luglio 17, 2016

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Lo slogan più divertente delle scorse elezioni cittadine a Roma era quello di Giorgia Meloni. Era una specie di paradosso, come se a Londra un candidato sindaco avesse promesso che con la sua elezione avrebbe smesso di piovere. Ma poi era assurdo anche perché controproducente, nessun elettore romano avrebbe votato per un programma del genere. Qui la correttezza sembra sinonimo di dabbenaggine, e molti sono convinti di essere il marchese del Grillo redivivo, quello che a chi denunciava un’ingiustizia rispondeva: “Io so’ io e voi non siete un cazzo“.

astrazioni quotidiane

luglio 16, 2016

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Spesso sul retro dei tagli di Lucio Fontana compaiono delle frasi curiose dell’artista, come se l’astrazione avesse bisogno di ancorarsi a pezzi di realtà per trovare un fondamento e un senso. Secondo alcuni critici quelle frasi sono dei titoli anomali, per altri si tratta di un diario improvvisato, per altri ancora erano un marchio di fabbrica contro il proliferare dei falsi. Vi si legge di tutto, giudizi su amici e colleghi: “Fanfani Emanuele è proprio un gigione“; “È venuto un gran barbone. Chi era? Vedova”; programmi a breve termine: “Domani vado a Comacchio“; entusiasmi sportivi: “Strepitoso Gimondi, domina Pulidor nella cronoscalata”; ed entusiasmi meteorologici: “Prima nevicata a Milano!“; assieme all’amore per le donne :“Voglio bene a Teresita”; “Yvonne es muy linda”; e al compianto per la morte del cane:  “Bleck ti volevo tanto bene, ciao”.

i giorni fantasma

luglio 15, 2016

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Questo è uno scudo in argento di Filippo II, una moneta coniata dalla zecca di Milano nel 1582. Oggi è considerata rara, e sul mercato numismatico vale 1300 euro. Mi piace perché è legata a un momento speciale. In quell’anno infatti  papa Gregorio XIII stabilì che a giovedì 4 ottobre dovesse seguire venerdì 15 ottobre. In pratica, il 1582 fu un anno con dieci giorni in meno, e pure con i giorni della settimana sfalsati. Mi immagino lo sconcerto della popolazione per quella drastica riforma del calendario, e penso a come avrà reagito Caravaggio, che allora tutti chiamavano solo Michelangelo, ed era un ragazzino che aveva appena compiuto 11 anni e di lì a poco avrebbe iniziato la sua formidabile carriera artistica nella bottega milanese del pittore Simone Peterzano. Ecco, se dovessi mai scrivere un romanzo storico vorrei ambientarlo in quel periodo, in quei giorni inesistenti che somigliano a quelli trascorsi in un ospedale privi di coscienza dopo un incidente grave.

ovvietà capitali

luglio 14, 2016

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Mauro Corona è un paradosso vivente. Si presenta come lo scrittore schivo, il saggio montanaro che vive lontano dal mondo e dalle sue tentazioni e poi te lo ritrovi ovunque, in tutti i talk show del palinsesto come fosse un Mughini o un Freccero qualsiasi. Per due sere di seguito l’ho beccato a Ballarò con Giannini e poi a In onda su La 7. Non ho seguito queste trasmissioni per più di cinque minuti, però ho fatto in tempo a sentirgli dire almeno quattro volte l’espressione “qui non nevica firmato“. Parlava della sua montagna, “la montagna povera” in contrapposizione alle stazioni sciistiche rinomate come Cortina d’Ampezzo o Courmayeur, ma la sua tanto sbandierata franchezza cozzava con quel refrain innamorato, quell’ipallage da due soldi di cui andava così fiero. Come osservava Derrida, quando si sottolinea, si sottolinea sempre troppo. Se Corona rappresenta quella montagna, allora è vero che è una montagna povera, ma povera di spirito.

senza tregua

luglio 13, 2016

poz

[…] e i mughetti crescono

senza tregua.

(Antonia Pozzi, Tempo, 28 maggio 1935)

 

 

sconvolgimenti

luglio 12, 2016

bibliop

Don Chisciotte, Madame Bovary, Paolo e Francesca sono sconvolti dai libri che leggono, ma in quello sconvolgimento trovano il senso della loro vita.