l’effetto di realtà

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Quando, in un romanzo, ci si ispira a fatti autobiografici, capita spesso che i diretti interessati, leggendolo, non si riconoscano, e giudichino falsa e di parte quella ricostruzione. A volte è solo questione di prospettive diverse, di versioni personali dello stesso episodio, perché ognuno lo vive e vede a modo suo, ma altre volte quello scarto può essere ricercato appositamente dall’autore. Per ottenere un effetto di realtà, cioè per rendere più credibile la storia, può essere necessario correggerla in alcuni punti, sottoporre a una torsione gli eventi narrati. Se Mantegna dipinse il Cristo morto con un modello di fronte (ma anche se lo fece a memoria), sono certo che modificò apposta la posizione dei polsi e del viso. Reclinare il viso appoggiandolo al cuscino, sollevare i polsi a quel modo, coprirlo in parte con un sudario umido illuminato obliquamente che forma delle pieghe orizzontali e parallele come piani secanti, erano tutte scelte compositive che avevano un solo obiettivo: graduare la penetrazione in profondità, rallentare la fuga prospettica, l’infilata che altrimenti avrebbe compresso il corpo fino a farlo sembrare un nano se fosse stato più naturalmente disteso.

 

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Una Risposta to “l’effetto di realtà”

  1. antonio lillo Says:

    Il problema è far capire agli interessati che, nell’equilibrio della storia, contano meno della storia stessa.

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