l’artista bastardo

bell

Da giovane non amavo molto Giovanni Bellini, mi sembrava un po’ piacione, un rielaboratore di motivi altrui, il Fausto Papetti del Rinascimento, con quelle Madonne belle e vuote come conchiglie. Preferivo suo cognato, il ruvido Mantegna dagli sfondi minerali e spigolosi, la sua sì che era arte non consolatoria. Poi, proprio studiando i rapporti familiari di Giovanni, capii d’aver preso una cantonata. Fu alla Fondazione Querini Stampalia, che ospita un capolavoro come La presentazione al tempio di Gesù, dov’è raffigurata tutta la famiglia Bellini, che lessi una suggestiva interpretazione freudiana delle sue Madonne ad opera di Julia Kristeva. In base a questa teoria, nelle Madonne lui non ritrasse sua moglie Ginevra, come credevo, bensì sua madre Anna. Questo spiegherebbe l’anaffettività di Maria e la tristezza del figlio: la ferita immedicabile della nascita illegittima di Giovanni. Secondo alcuni studiosi infatti, per quel motivo Anna Rinversi, quando rimase vedova del marito Jacopo Bellini e fece testamento nel 1471, lasciò tutto ai tre figli ma escluse Giovanni dall’asse ereditario. Quella dell’artista bastardo e non amato ovviamente è solo una congettura, ma se si osserva bene la drammatica partecipazione delle Pietà il distacco emotivo delle Madonne è innegabile. Di rado madre e figlio si scambiano uno sguardo, la loro intimità è solo fisica, legata a mere necessità pratiche. Lo stesso abbraccio di Maria non ha nulla di affettuoso o di sollecito, sembra più una stretta, una presa, mentre la sua espressione è astratta e lontana, come una maternità dovuta, presente ma inaccessibile.

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2 Risposte to “l’artista bastardo”

  1. Sergio Pasquandrea Says:

    però io davanti alla Trasfigurazione di Capodimonte ci ho trascorso un’oretta fra le più belle della mia vita.

    (e ovviamente, non c’è certo bisogno che te lo dica io, senza di lui non ci sarebbero stati Giorgione e Tiziano…)

  2. sergiogarufi Says:

    no ma ora lo amo, e su di lui la penso come durer.

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