la tomba della bambina

di Vera Behles

Quando vado a Santa Marinella, dove si trova la tomba della mia famiglia e dove sono seppellite le persone a me care, poiché è un cimitero piccolo, di paese, passo sempre davanti alla tomba di una bambina che è morta a sette anni. Questa tomba è fatta come la bara di vetro di Biancaneve ma non si prevede l’arrivo di un principe che la possa risvegliare. Tre lati sono di vetro, uno è in muratura, così come il soffitto. Dalle  pareti trasparenti si può vedere che la disperazione dei genitori gli ha fatto ricostruire una cameretta di bimba, ed è come un’illusione di vita eterna. La stanza è arredata con cuscini bianchi con i volants rosa e tendine di raso in tinta e ci sono giochi dappertutto: bambole con i vestiti di pizzo, bambolotti e barbie. Ci sono cani e orsetti di pelouche che invece di essere poggiati su un letto, si trovano su un ripiano di marmo coperto da una stoffa di piquet bianco.

Ogni volta che ci passo davanti, più o meno una volta all’anno, i giochi aumentano, come se per il compleanno e per Natale una mano pietosa continuasse a portare doni alla bambina che sorride da cinque o sei portafoto in peltro e argento.

Quest’anno ho visto che c’erano in più delle macchinine rosse e verdi e ho pensato Che strano, visto che la piccola è morta in un incidente d’auto e che le macchinine sono un gioco considerato da maschi, in mezzo a tutto quel rosa. C’era anche un gioco da tavolo, con l’indicazione 10+, come se qualcuno si aspettasse che la bambina fosse cresciuta e i doni dovessero essere conseguenti.

La morte di un figlio è il dolore più atroce e contro natura che esista e io, che sono madre, non voglio provarlo mai. Se ti muoiono i genitori sei un orfano, se ti muore il coniuge sei un vedovo, ma se ti muore un figlio la parola non c’è, e forse è meglio così, perché  il dolore è troppo forte e supera anche il linguaggio.

Questo culto familiare della bambina morta, questa esposizione così speciale, aiuta i suoi genitori a non uscire di senno. O meglio, permette loro di uscire di senno solo lì, in quel luogo separato che è il cimitero e dove si può piangere di fronte a qualunque sconosciuto, ed essere solo compatiti.

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