presso

solitudine

La sigla c/o è una costante nelle biografie dei miei artisti prediletti. Gli indirizzi di Julio Cortázar per esempio la riportano spesso negli anni Cinquanta. Quando a Parigi visse presso un certo Daniel in rue Bertholet, poi in rue le Regrattier ospite di Andrée Delesalle; e ancora in rue Mazarin 54 chez Champion. Stessa cosa nei suoi viaggi: subaffittò una stanza a Roma in via di Propaganda Fide 22 presso la famiglia Sanvitale; a Firenze da un tal Pruneti in via della Spada 5; e a Vienna presso il dottor Rössler al 7 di Neulingasse. Mi chiedo se quelle persone sono ancora vive, e se conservano qualche ricordo della convivenza col grande cronopio.

La sigla c/o deriva dalla locuzione inglese care of, cioè «alle cure di». Pure Giorgio Manganelli, quando nello stesso periodo si trasferì da Milano a Roma, fu preso in cura da altri, cioè la famiglia Magnoni, che viveva in via Gran Sasso 38, e finì per seguirla in quattro traslochi come un anziano parente a carico. O Paul Klee, che alloggiò a Firenze in via dei Benci 15 presso la signora Haag nell’aprile del 1902, per tornare nella stessa città un quarto di secolo dopo ospite stavolta della famiglia Nardini di piazza San Giovanni 7. E ancora Elias Canetti, che nell’aprile 1924 visse col fratello minore a Vienna, in Praterstrasse 22, c/o la signora Sussin.

L’elenco è lunghissimo e disperso fra molti taccuini. Forse il c/o non dipende solo da mere esigenze economiche, ma rappresenta lo stigma sociale del grande artista nella sua fase clandestina, aurorale, quasi che un indirizzo proprio non possa che scaturire dal riconoscimento ufficiale del talento, o come se un artista in erba, per esprimere al meglio le sue potenzialità, abbia bisogno che un estraneo gli faccia da curatore. Vivian Maier, la tata fotografa scoperta per caso pochi anni fa, visse quasi sempre in casa d’altri e in vecchiaia chiese addirittura ai suoi ultimi datori di lavoro di essere adottata, venendo ovviamente presa per pazza.

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Una Risposta to “presso”

  1. acabarra59 Says:

    “ 11 aprile 1984 – Quanti anni sono che non faccio una cosa che sia veramente mia? Mi sembra di avere sempre vissuto in casa d’altri, con donne d’altri, in città straniere. “.

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