sentenze oracolari

solitudine

Céline, nei Colloqui col Prof. Y, protestava con veemenza: “Non ho idee, io; nessuna! Non trovo nulla di più volgare, comune e disgustoso delle idee!” Oggi che sono tornate in auge, e che di molti scrittori si loda soprattutto “la prodigiosa intelligenza”, conviene ribadire quel saggio monito. Il fascino della letteratura non appartiene all’ordine delle idee, ma scaturisce dall’insinuazione ereticale che, in verità, non ci sia niente da dire. Per Blanchot proprio questo era l’ideale della letteratura: “non dire nulla, parlare per non dire nulla, e fare del nulla il tutto”, come nel finale del racconto sul pogrom in Dolori precoci di Danilo Kiš. Non c’è storia, non c’è sviluppo, non c’è direzione, piuttosto un turbinio furioso di suoni, odori e gesti che si accavallano senza sosta. Lì, fra il parossismo cinetico della folla che depreda un grande magazzino e lo sguardo incredulo del piccolo narratore che assiste alla razzia, salta ogni logica del pieno e del vuoto, del significante e del significato, perché sostanzialmente estranea alla letteratura, che costituisce la revoca di qualunque significato nella sfida delle apparenze insignificanti, la destituzione di qualunque pieno nella vertigine del puro vuoto. Ciò che resta è solo la registrazione dell’indifferente laconismo delle cose, come la scatola di conserva che, reliquia del saccheggio, il bambino si ritrova in mano senza volere alla fine di tutto. Scritta a grandi lettere rosse, vi si legge una sinistra sentenza oracolare: “spaghetti alla bolognese“.

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5 Risposte to “sentenze oracolari”

  1. acabarra59 Says:

    “ 16 luglio 1979 – qualche rossore / qualche rossastra / idea / qualche / arrossata / epidermide / era lo stato / lai(d)o. “.

  2. Dinamo Seligneri Says:

    Céline le idee ce le aveva. Perfino Joyce, che davvero per molte pagine manda in fumo tutta la lingua emersa e sommersa e con essa le idee che ci convivono, alla fine fa di Ulisse un libro allegorico, perciò pieno di idee.
    Francamente non so più che cosa possa voler dire essere senza idee né tantomeno se questo sia importante (credo non lo sia affatto). Certo la letteratura non è la filosofia, e certo una pagina ben scritta se ne infischia delle idee ivi contenute, ma uno scrittore che scrive grande e ragiona male non si consiglia a nessuno.
    Sciascia invece lo consiglio a destra e a manca (per non parlar di Svevo e Tozzi).

  3. dario Says:

    Le idee, e l’algebra delle idee, forse sono un modo di conoscere, ma l’arte è un altro modo di conoscere, i cui cammini sono del tutto diversi: sono quelli della VEGGENZA. La veggenza non ha nulla a che fare con sapienti e intelligenti, non conosce quelle zone, sapienti ed intelligenti sono pinne inefficaci di fronte alla veggenza.
    Le idee sono un gas povero, diluito, quando la veggenza si spegne, appaiono le idee e il pesce cieco che nuota nelle loro acque: l’intellettuale

    tradotto al volo da: jean Dubuffet, “L’art brut préféré aux arts culturels” 1949

  4. dario Says:

    e continua: “è la ragion d’essere dell’arte, che è un modo di fare che non percorre il cammino delle idee. Laddove si mescola alle idee, l’arte si ossida, e non vale più nulla. d’idee, dunque, il meno possibile!”

  5. dario Says:

    ..ce l’aveva proprio su con gli intellettuali e col puzzo di sacrestia che emanavano, in un libretto divertentissimo edito dalla vecchia feltrinelli, “asfissiante cultura”, il parallelo tra intellettuali di oggi e preti di ieri è esplicito:
    http://www.libreriamarini.it/arte-contemporanea/asfissiante-cultura

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