Archive for novembre 2016

piccoli sabotaggi

novembre 30, 2016

lombr

Se avessi molti lettori, li inviterei a sabotare il comitato NO Lombroso. Costoro hanno lanciato una petizione per la chiusura del Museo di Antropologia Criminale dedicato appunto a Cesare Lombroso, inaugurato cinque anni fa nel Palazzo degli Studi Anatomici dell’Università di Torino, raccogliendo in pochi giorni diecimila firme. Le motivazioni addotte sono risibili. Secondo loro il museo celebrerebbe Lombroso, invece di documentare storicamente delle teorie scientifiche definitivamente superate, e inoltre queste ultime avrebbero ispirato addirittura la tragedia dell’Olocausto, a cui l’ebreo Lombroso scampò giusto per non commettere un evidente anacronismo. Da un lato confesso che inviterei al sabotaggio nella speranza di essere incriminato e di passare per martire della libertà d’espressione, così da rimediarci almeno qualche cinguettio tipo #iostocongarra, e dall’altro lo farei perché considero la spaventosa reputazione postuma di Lombroso, simbolo eterno di idiozia e oscurantismo, un equivoco marchiano. La verità è che lui non era uno scienziato, ma un artista. Come, che so, il neurofisiologo Charles Brown-Séquard, inventore di un ardito elisir orchitico a base di palle di sorcio e di cane ben macinate, che s’iniettò dissenatamente nell’incrollabile certezza di ringiovanire. Oppure il suo seguace Serge Voronoff, che pretese di ringalluzzire certi suoi pazienti decrepiti trapiantando loro i testicoli di una scimmia. Se non è arte questa.

niente favole

novembre 29, 2016

masa

Volevo intendere che qui non c’è una bella favola e vana, ma la vita comune d’ogni giorno, poveri riflessi umani ignari di accumularsi attorno a quelle grandi azioni […]”

(Roberto Longhi)

facce di bronzo

novembre 28, 2016

cop

Massimo Coppola, quello che ha fatto fallire ISBN edizioni non pagando decine di collaboratori, autori e traduttori (me compreso), e che ora fa il “consulente editoriale Rai per le strategie e prodotti di brand e reti” (qualsiasi cosa significhi) per la modica cifra di quasi 200.000 euro l’anno, perché da noi con i contatti giusti i fallimenti fanno curriculum, beh quel Coppola lì su twitter pochi giorni fa ha citato Donald Trump (“I’m rich, I don’t need to be paid to be your president“), per poi commentare ironicamente: “Forgive us father Donald, we have sinned. We need to be paid to do our job“.

la mia manhattan

novembre 28, 2016

low

Io amo il Lower East Side. L’hotel lo cerco sempre prima in quella zona se vado a New York. Mi piace per i suoi colori, i pochi turisti, le case basse con le scale antincendio e la sua storia di emarginazione e di riscatto, perché è un quartiere che sta per essere riconquistato dai discendenti ricchi di quelli che lavorarono tutta la vita come bestie per fuggirne.

happy hour

novembre 27, 2016

dolo

Quando penso che le Dolomiti sono rosate perché un tempo erano le barriere coralline di un mare tropicale, mi prende il buon umore.

il sangue non è acqua

novembre 26, 2016

papa

Mio padre si chiamava Roberto e faceva l’avvocato. Nel suo campo era considerato uno dei migliori, scrupoloso e preparato. Un giorno gli chiesero di coordinare un pool di legali, commercialisti e fiscalisti per lo sbarco di McDonald’s in Italia. Era un affare enorme, molti suoi colleghi avrebbero fatto carte false per essere al suo posto, in ballo c’erano un sacco di soldi, l’apertura di tanti negozi in tutto il paese. Lui si prese un po’ di tempo per pensarci e alla fine sparò una parcella esagerata, fuori mercato, perché in realtà non voleva farlo, così quei manager si rivolsero a un altro studio legale. Ricordo che poco dopo, commentando la cosa con un amico a cena, pronosticò con tono di sufficienza un fallimento sicuro. “Figurati se possono piacere quei panini di plastica, col palato raffinato che abbiamo noi italiani“. Ecco, io non ho la sua stessa fiducia nel gusto superiore dei connazionali e non sono neppure bravo come lui nel mio campo, però ho ereditato il suo fiuto infallibile per gli affari.

scoprire gli altarini

novembre 25, 2016

alt

Questo altarino della memoria si trova a Roma, appeso a una rete metallica che avvolge un pilone del cavalcavia di corso Francia, di fronte all’Auditorium Parco della Musica. L’hanno fatto per lei, Anna Maria Ziroli, che in quel punto morì un giorno d’estate del 2009, poco prima di compiere 67 anni. Chissà che cosa la uccise. Se fu un incidente, oppure venne investita da una macchina o da un autobus mentre attraversava distrattamente la strada. Io ci passo davanti quasi tutte le notti portando a spasso il cane. Non so perché lo faccio. Forse mi piace il fatto che sia la testimonianza di una morte violenta non reclusa in quei lager che sono i cimiteri, ma disseminata nella quotidianità, dove camminiamo tutti i giorni, e poi mi piace la sua discrezione, l’assenza di enfasi, e che mi lascia libero d’immaginare che storia c’è dietro, chi era quella persona, cosa faceva, come è morta. Non è vicinissimo a casa mia e a quell’ora c’è un’aria losca, sembra il tipico angolo buio e malfamato dove battono i trans o vivono i barboni. È curioso. Non vado mai a trovare i miei al cimitero e poi visito spesso la lapide di una sconosciuta sotto un cavalcavia. Questa di Anna Maria è un po’ trascurata, sporca, però i fiori sono sempre freschi, come se una mano pietosa si premurasse di cambiarli prima che lo smog li impolveri e rinsecchisca. Per saperne di più ho cercato in rete, ma non ho trovato nulla sul suo conto. Sono riuscito solo a sapere che quel cognome non è molto diffuso ed è presente soprattutto nel Lazio. Dalla faccia sembrava una persona semplice, forse una pensionata con la minima. Probabilmente, tranne i suoi parenti, “sono l’unico che sa ancora che visse“, per dirla con Ungaretti. Ieri ho visto che qualcuno le ha accostato la foto di un uomo, che presumo fosse il marito. Uno accanto all’altra fanno uno strano effetto: lei sorride anche con gli occhi, come fosse molto felice di rivederlo, lui invece è triste, quasi seccato.

meriti e colpe

novembre 24, 2016

io-e-chi

La frase “se sono quello che sono lo devo a lei“, in bocca mia è una chiamata in correità.

s’impegna ma non è intelligente

novembre 23, 2016

bracc

Braccia rubate alla tastiera.

la muta verità dei sensi

novembre 22, 2016

angu3

Ricordo certi pomeriggi oziosi a Lipari, sdraiato sul letto ma sveglio, mentre fuori crepitava l’estate e dalla finestra giungeva il frusciare del canneto e il respiro della risacca. Intorno a me solo il silenzio e la banalità senza storia del mondo naturale nella sua ottusità e indifferenza, nella sua inerzia tranquilla, quella che custodisce la verità dei sensi al di qua delle parole, alle frontiere del nulla.