l’arte della stroncatura

ros

Un giorno un giovane aspirante compositore si presentò a Gioacchino Rossini tutto imbarazzato e speranzoso chiedendogli un parere sui propri spartiti. Rossini accettò, li guardò con attenzione per pochi interminabili secondi e poi sentenziò: “c’è del nuovo e c’è del bello, ma ciò che è nuovo non è bello, e ciò che è bello non è nuovo“.

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Una Risposta to “l’arte della stroncatura”

  1. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 14 agosto 1997 – Quello che penso delle barzellette vale anche per gli aneddoti. Lo penso ripensando a quell’aneddoto di Benedetto Croce che ho sentito raccontare ieri sera. C’era un giovane barese – un tipo strano che faceva di tutto, anche pubblicare libri di poesie a spese proprie – che un giorno inviò a don Benedetto una raccolta dei suoi componimenti poetici chiedendo un giudizio, possibilmente illuminante. La risposta, vergata a mano nell’inconfondibile calligrafia minuta ed esatta del maestro, fu lapidaria: « Tenti la prosa ». La storiella, oltre che gustosa, mi sembra illuminante. Sull’atteggiamento di Croce verso gli aspiranti poeti. Sull’atteggiamento di certi crociani verso Croce. Sull’atteggiamento di Croce verso la poesia – e la non poesia. Sulla natura della funzione critica. Che dice e non dice. Che non dicendo dice. Che fa dire prima gli altri per poi dire la sua. La cosa buffa è che « Tenti la prosa » è una meravigliosa « phrase courte », qualcosa come un bel verso – poetico? comico? -, un « M’illumino d’immenso » in prosa. (Il fatto poi che a raccontarlo fosse ieri sera un simpatico anziano ex funzionario della casa editrice Laterza nonché del PCI mi sembra illuminante anche su ciò che erano i comunisti italiani, sulla loro diffidenza per la « poesia », sul comunismo italiano come un tentare, in politica, la « prosa » delle riforme democratiche dopo la « poesia » dissennata del fascismo. Il simpatico ex funzionario di Laterza nonché del PCI è ora un simpatico deputato europeo del PDS. Come dire: uno che ha tentato la « prosa » e c’è riuscito. La « prosa », a differenza della poesia, dat panem, e neanche poco. Ma questa è un’altra storia) “.

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