qualche motivo per amare il Guercino

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Il Guercino mi piace perché era un po’ sfigato, col suo strabismo che divenne il suo soprannome. Poi perché era un tenerone, e infatti a volte lo si vedeva piangere da solo in chiesa mentre guardava un dipinto – non suo – particolarmente toccante. Poi perché fu accusato di copiare (“pesca le mie idee“) da quello sborone di Guido Reni (a proposito di una Cleopatra che riprenderebbe una sibilla del Reni). E perché i suoi quadri sono diversi da tutti gli altri. I quadri normali vanno guardati, i suoi ti guardano. Magari ogni tanto azzardano degli accostamenti cromatici da daltonico, però cercano sempre il dialogo con lo spettatore, lo coinvolgono nel gioco (tipo la Susanna e i vecchioni del Prado), parlano a lui e di lui come solo i grandi di quel periodo facevano (cioè Velazquez). Poi perché solo lui poteva decorare una Camera dei sogni (nel Palazzo Ducale di Sassuolo, con Marte Venere e Cupido). Ah, e infine perché inventò i prezzi fissi, un tariffario valido per tutti, senza distinzione fra civili e religiosi, come si evince dal suo trentennale libro dei conti.

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