il tempo sospeso

shara

Quando mi fecero il contratto per il secondo romanzo non avevo ancora scritto una riga ed ero pieno di dubbi, ma una cosa l’avevo ben chiara, in qualche modo avrei parlato delle lettere di Julio Cortázar. Quell’epistolario mi ossessionava da mesi, non parlavo d’altro, mi sembrava la cosa più bella che avessi mai letto. E in più era solo per me, migliaia di pagine sconosciute in Italia perché non ancora tradotte. Così finì che il mio protagonista divenne il traduttore di quel libro e l’argentino una sorta di spirito guida. Poi, terminato di scrivere il mio romanzo, un editore italiano comprò i diritti dell’epistolario e mi affidò la revisione della traduzione, giusto per ribadire la proverbiale ironia della sorte. Infine, a settembre del 2014 uscì il mio libro e corsi subito in posta a spedirne una copia staffetta ad Aurora Bernárdez, la vedova di Cortázar. Lei aveva più di novant’anni e abitava nella stessa casa dove mezzo secolo prima lui aveva scritto Rayuela, il suo capolavoro. Ci tenevo a farle avere il mio romanzo, parlava anche di lei, ma non so se riuscì a leggerlo, dato che in seguito seppi che allora stava già in ospedale e che morì a novembre. Oltretutto le avevo spedito il pacco con l’affrancatura ordinaria, perché quel giorno allo sportello delle raccomandate avevo trovato un cartello che avvisava: “A causa di un guasto ai terminali il tempo reale è momentaneamente sospeso”. Come scrisse Cortázar in una lettera all’amico Manuel Fantin: “il fantastico non è che il quotidiano visto sotto una luce di rivelazione”.

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3 Risposte to “il tempo sospeso”

  1. acabarra59 Says:

    “ 8 aprile 1995 – Ho sempre sofferto di una leggera agorafobia: gli spazi troppo aperti, i cieli troppo azzurri, le giornate troppo lunghe mi fanno star male. Per esempio: venire dall’oscurissimo inverno, riscaldato indoor, riflessivo e sapiente, e trovarsi subito in una primavera eccitata, imbandierata, schierata a tutto campo. Gli occhi si perdono fra i colori, le gambe non ti bastano, sopraffatto dal pressing degli odori, presto giaci, invocando una giornata di pioggia, un po’ di buio. « Time out! Time out! », gridi all’invisibile arbitro. E vorresti nasconderti, ricominciare il letargo, tornare in panchina. Vorresti smetterla, questa partita persa. “.

  2. antonio lillo Says:

    bellissima! non conoscevo la frase di cortazar ma vi è praticamente racchiuso tutto ciò che penso io della vita e della letteratura.

  3. Kiko Says:

    Pure la Sharapova dà il suo contributo a rendere magistrale il post🙂

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