di spalle

miles

Mi piacciono le persone ritratte di spalle, come i personaggi di Caspar David Friedrich, o certe donne di Salvador Dalì, l’interiorità nascosta, protetta dallo sguardo altrui. Affascinavano anche Junger, che lo annota nei suoi diari. Secondo me era per quello che Miles Davis suonava dando le spalle al pubblico, non per snobismo o senso di superiorità.

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Una Risposta to “di spalle”

  1. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 26 giugno 1997 – Sotto molte delle immagini che raccolgo per i miei Rossori compare una stessa sola parola: « Dietrologia ». Molto spesso è uno scherzo innocuo, il commento gioviale a qualche foto di culetti, o culotti, o culoni – se ne vedono tante -, dove lo scherzo nasce dal fatto che la sussiegosa importanza del neologismo risuona ironicamente contro la plebea evidenza dell’oggetto; altre volte la stessa operazione viene tentata con qualcuno visto di spalle – per esempio con l’uomo che porta scritto sulla tuta « Follow me » nella pubblicità dell’Alitalia – oppure con qualcuno che mostra qualcosa, una foto, uno scritto, tenendolo davanti a sé, cioè standogli dietro, come se, in un certo senso, volesse nascondersi dietro quello che mostra. Ma ora penso che la parola « Dietrologia » potrebbe figurare come didascalia sotto tutte le immagini della mia collezione. Dico questo perché un pensiero non mi abbandona mai: che un’immagine, un quadro, una foto – soprattutto una foto, nella sua incontrastata evidenza – sono sempre qualcosa dietro a cui c’è qualcuno, colui che l’ha fatta, o che, riproducendola, è come se la facesse una seconda volta. Sì, io sono convinto che c’è qualcuno che sta nascosto, che continua – perché non ha cominciato oggi – a stare nascosto. E, poiché le immagini che ogni giorno ci viene dato da vedere sono moltissime, anche quelli che stanno nascosti non devono essere pochi. Vediamo i film, vediamo le foto, ma non vediamo mai chi le fa. Cioè a dire: li vediamo anche, dico i registi, o i fotografi, specialmente quelli famosi, ma non mentre fotografano, perché mentre fotografano non si vedono. Cioè a dire: se guardiamo la foto non guardiamo loro. Sì, c’è almeno un attimo in cui li perdiamo di vista. Un attimo, un attimino di invisibilità. E in quell’attimo, in quell’attimino… perché loro comunque non perdono mai di vista noi. Con questo non voglio dire niente. Se non che la gente che non si vede – nella cosiddetta società dello spettacolo – è sempre di più di quella che ci si immagina. “.

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