Ginevra

pattern natura

La sequenza iniziale di Film rosso di Krzysztof Kieslowski, una mano femminile che compone un numero su un apparecchio telefonico rosso, la camera che segue l’impulso elettrico che corre sul filo, uno dei tanti fili che corrono nel buio dei cavi internazionali, fili che si sfiorano, si accavallano e poi tornano a separarsi, e a un certo punto si inabissano nel mare perché la telefonata va da Ginevra a Londra e deve attraversare la Manica, e intanto all’altro apparecchio non risponde nessuno, il suono dà libero, attende e attende ma la sua attesa è vana, si perde nel vuoto. E poi i fili del telefono ritornano ancora nel film come metafora del destino, nella parte del giudice in pensione interpretato da Jean-Louis Trintignant, il misantropo che spia le telefonate dei vicini. Lo vidi molti anni fa quel film e poi mai più, magari i miei ricordi sono falsati, eppure la convinzione di trovarmi di fronte a un capolavoro l’ebbi subito, così come il desiderio di conoscere quei luoghi, in primis la casa del giudice. Avevo letto da qualche parte che veniva definito il film testamentario del regista polacco, nel senso che lui annunciò di non volerne fare altri e poco dopo morì, e questo aveva ulteriormente aumentato il mio amore per quell’opera. So che alcuni preferiscono Film Blu, ma io non cambio idea, mi piace di più anche il colore, quello della passione e del sangue, perché il tema era la fratellanza, in ossequio alla bandiera francese e al suo celebre motto, ma dentro c’è pure una riflessione profonda sul tema del destino, la provvidenza, la necessità di accordare il proprio tempo interiore a quello della Storia, e sull’oblio in cui tutto si spegne dopo il suo quarto d’ora di ribalta e sulla poesia e il dolore di ogni rapporto umano, con i suoi infingimenti, le nobili aspirazioni e le piccole infedeltà, i sensi di colpa con cui fare i conti e i taciturni e lenti affrontamenti che durano una vita, perché solo una cosa è negata perfino a Dio, cancellare il passato.

Ecco, per me Ginevra è innanzitutto un crocevia del destino. Lì si sono date convegno tante persone che ammiro, e tante cose che amo sono iniziate. Per esempio a Ginevra fu creata la prima cattedra di letteratura comparata. Era l’epoca di Cavour, e fu assegnata a un italiano, Sismondi, forse perché solo in una città così poliglotta si poteva concepire uno studio comparatistico, che legge la storia della cultura come una serie di temi che travalicano le frontiere degli stati nazionali e delle discipline umanistiche. Ad ogni modo non mi faccio illusioni. Non conosco la città ma so che non sarà memorabile, infatti ho cercato fra le guide di viaggio in vendita e pare che non ne esista una specifica, come se in fondo non la meritasse, giusto qualche pagina all’interno delle guide sulla Svizzera.

Beninteso, nessuno parla male di Ginevra. Di solito è ritratta come una metropoli a misura d’uomo, gradevole e un po’ noiosa, sempre in cima alle classifiche sulla qualità della vita, un posto a cui dedicare un paio di giorni per poi proseguire oltre. Quello che chiunque sa anche senza esserci stato è più o meno quanto c’è da sapere. Una piccola e ricca città cosmopolita sul lago, che ospita banche finanziarie orologiai organizzazioni non governative l’ONU, sinonimo di pace al quadrato, dato che è Svizzera e che lì fu sottoscritta la famosa Convenzione sui diritti dei prigionieri di guerra; oltre ad essere la patria del teologo Calvino e di pochi altri nomi illustri, ben rappresentata da un simbolo tutto sommato insignificante: un getto d’acqua molto potente che parte dal lago e raggiunge i 140 metri di altezza. Però tutti grandi artisti che amo hanno soggiornato lì, anche se per brevi periodi, e proprio lì gli è successo qualcosa di fondamentale.

Penso a Jorge Luis Borges, che vi approdò da ragazzo, nel 1914, con la sua famiglia. Doveva restare poco tempo, quello necessario affinché il padre si facesse operare agli occhi, poi però scoppiò la prima guerra mondiale e restarono bloccati per anni, abitando al 17 di Rue Malagnou, che adesso è il 7 di Rue Ferdinand-Hodler. Fece le superiori al College Calvin stringendo delle amicizie che durarono per sempre, e appena maggiorenne il padre lo portò in un bordello di place du Bourg-de-Four che frequentava abitualmente per farlo diventare uomo, fatto che lo traumatizzò e gli rese difficili i rapporti con le donne per il resto della sua vita. Ciononostante Borges amò sempre Ginevra, e volle tornarci da vecchio e malato per morirvi il 14 giugno 1986, in un appartamento al 28 della centralissima Grand-Rue; perché, come diceva Voltaire in una lettera a Madame Du Deffand, “Il solo piacere della vita a Ginevra è che vi si può morire come si vuole”. 

Nel 1919, l’anno in cui Borges partì, a Ginevra arrivò Alberto Giacometti, un suo coetaneo che sognava di fare il pittore e che si iscrisse alll’École des Arts et Métiers prima di trasferirsi a Parigi.

Poco più tardi, nel 1926, davanti a una libreria di Ginevra il medico Louis-Ferdinand Destouches conobbe Elizabeth Craig, la ballerina americana chiamata l’Imperatrice per la sua bellezza, con la quale poi andò a vivere a Parigi e che fu la musa ispiratrice del Voyage au bout de la nuit. In quella città Céline visse dal giugno 1924 al maggio 1927 prima all’Hotel La Residence (in seguito Pension Mathey), all’11 di route de Florissant, in un edificio che fu demolito nel 1981, poi dal dicembre 1925 in tre camere al piano rialzato della casa al 35D del percorso Miremont, a Champel.

A fine luglio del 1939 Robert Musil si trasferisce dalla Pensione Fortuna di Zurigo (Mühlbacherstrasse 55) a Ginevra, e va a vivere nella dépendance dell’asilo nido Le Pouponnière in Chemin des Grangettes 29, nel quartiere di Chène-Bougeries. Pochi giorni dopo scoppia la guerra e perde il sussidio dell’American Guild for German Cultural Freedom. All’amico Hermann Broch scrive: “L’acqua mi è ormai arrivata alle narici“. Nell’aprile del 1941 un altro trasloco, una modesta casetta a Champel, in Chemin des Clochettes 1. Musil annota nei suoi diari i nomi delle vie vicine come fossero degli oscuri presagi: Bout du monde e Le grand fin. La mattina del 15 aprile 1942, all’età di 61 anni, muore di apoplessia cerebrale nella stanza da bagno della sua abitazione. Alla cerimonia di cremazione presenziano in otto. La moglie Martha disperde le sue ceneri in un bosco. Non esiste una sua tomba, e la sua ultima casa viene demolita negli anni settanta.

Julio Cortázar invece vi soggiornò spesso, per il suo lavoro di traduttore all’Unesco, a partire dalla metà degli anni 50, quando a Ginevra usciva con Mercè Rodoreda, che ci viveva in esilio e che proprio in quella città aveva scritto La piazza del diamante, il suo libro più bello e famoso. Julio ci tornò per l’ultima volta nel novembre 1973. Alloggiava nell’appartamento n°32 del Residence Saint James in rue Francois Versonnex 3, a pochi metri dal lago, e nella solitudine di quella stanza scrisse alcune pagine indimenticabili, perché secondo lui Ginevra era talmente noiosa che era perfetta per scrivere.

Questi posti, assieme al molo di fronte all’Hotel Beau Rivage dove fu assassinata l’imperatrice Sissi dall’anarchico Luigi Lecheni e alle tante location di Film Rosso, costituiranno le tappe del pellegrinaggio a Ginevra che farò con Chiara per il mio compleanno, sapendo che la meta irraggiungibile di ogni pellegrinaggio, come di ogni viaggio, ovunque ci conduca, è sempre la stessa, la rigenerazione. Ma poi, chi può dirlo? I cambiamenti sono così impercettibili, così difficili da riconoscere e individuare con precisione, quando ci riguardano personalmente. Uno magari fa il turista all’estero, la cosa più scontata del mondo, si aggira per una città fotografandone alcuni scorci cartolineschi che lo incuriosiscono, e non si accorge che il suo obiettivo non è lo spazio, e che arrestare un momento significa sottrarlo al fluire del tempo e deviare il suo corso, e che ogni nostra scelta, seppur minima, provoca una serie di conseguenze imprevedibili, come i cerchi concentrici che si propagano nell’acqua quando ci cade qualcosa, o come l’incontro casuale con una ballerina davanti alle vetrine di una libreria.

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5 Risposte to “Ginevra”

  1. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 11 luglio 2007 – Ho trovato l’indirizzo del nonno Coelio, a Ginevra: 4, rue Lombard. Ho anche il telefono: 244028. Meglio tardi che mai. “.

  2. dario Says:

    beh, caro Sergio, hai fatto venir voglia di andare a Ginevra anche a me; e si, anch’io preferisco film rosso… probabilmente anche Irene Jacob, attrice sensibilissima, la sua delicata bellezza… magari andar a Ginevra è un po’ difficile per noi, ma Film Rosso ce lo guarderemo una delle prossime sere, pensando a voi! un caro saluto. d.

  3. sergiogarufi Says:

    ciao dario, noi andremo pure a vienna dal 2 al 4, che vi è più vicina, perché non venite tu e claire?

  4. dario Says:

    caspita, vista tua nota con colpevole ritardo…appena arriva ne parlo con claire… intanto grazie dell’idea, passate un bel natale! a presto. d.
    ps, poi film rosso l’ho rivisto, dovrai dirmi se la luce è davvero così bella li….un abbraccio!

  5. sergiogarufi Says:

    tanti auguri Dario, a te e Claire!

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