Archive for gennaio 2017

un Caravaggio inedito

gennaio 23, 2017

carav

Allora, succede questo. L’altro giorno rispolvero un mio vecchio taccuino, addirittura del 2002/2003, e in mezzo a pensieri patetici e lacrimosi, perché mi ero appena separato, ho trovato alcuni appunti su una bella mostra che vidi all’anteprima per la stampa, dato che in quel periodo scrivevo per le pagine culturali del quotidiano La Sicilia. La mostra si intitolava La Celeste Galeria, si svolgeva a Mantova, e ricostruiva la mitica collezione d’arte che i Gonzaga raccolsero nell’arco di più di un secolo e che venne venduta e smembrata nel 1626. In sintesi era esposta una specie di antologia, 200 quadri riuniti sui 2000 che furono un tempo. (more…)

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alter ego

gennaio 21, 2017

magris

Per un paio di mesi, nel 2015, ho lavorato in un ufficio i cui bagni avevano un porta carta igienica della marca Magris. L’oggetto mi divertiva e lo fotografai perché il tema degli omonimi delle celebrities mi ha sempre attratto, soprattutto come declinazione del tema dell’identità, non a caso il mio primo romanzo si intitolava Il nome giusto. C’era qualcosa di inquietante e ambivalente, nel rapporto con quell’altro te stesso più famoso, che pensavo meritasse di essere approfondito. Ricordo un’intervista all’omonimo di un noto arbitro di calcio, forse un Pierluigi Collina, che si lamentava delle telefonate di insulti che riceveva spesso la domenica sera, al punto da essere costretto a far oscurare il proprio numero dall’elenco telefonico; e poi alcune dichiarazioni di un Francesco Totti fruttivendolo, che in qualche caso si avvantaggiò dell’omonimia, come quando arrivò in ritardo all’aeroporto, ma avendo telefonato per chiedere se il volo fosse in orario, dichiarando le proprie generalità, lo attesero a lungo sulla pista scambiandolo per il capitano della Roma. Io stesso provai a pubblicare sul mio profilo facebook delle foto di un mio giovane omonimo che giocava nella squadra di calcio del Catania, con la didascalia “Sergio Garufi assieme alla fidanzata“, provocando stizzite reazioni da parte della mia compagna verso quella coppia di impostori; e un giorno, in vacanza con amici nel ponente ligure, telefonai per prenotare in un ristorante rinomato sempre pieno, e grazie al mio nome si liberò magicamente un tavolo perché mi avevano scambiato per un altro Garufi, il potente broker assicurativo genovese che ricopriva la carica di vicepresidente della Sampdoria. Ecco, forse quello che più mi affascina nei casi di omonimia con vip è il sentimento di sottrazione, come se quella semplice presenza parallela ci defraudasse un po’, togliendoci uno spicchio di ribalta che ci spettava. Più tardi mi accorsi dell’esistenza di una sottocategoria degli omonimi dei vip ancora più interessante, soprattutto per le interrogazioni che suscitava sulla natura di quella relazione. Parlo delle omonimie fra uno sconosciuto e un vip che ha assunto un nome e cognome d’arte, come ad esempio Fabio Volo. Oggi so che c’è un Fabio Volo sessantenne che abita a Londra e lavora in borsa, ma probabilmente ne esiste qualcuno anche in Italia. Come vivranno costoro la presenza di un altro Fabio Volo, ricco, invidiato, su cui sono puntati tutti i riflettori, e che per giunta non si chiama davvero Fabio Volo come loro, bensì Fabio Bonetti? Gli sembrerà un’ingiustizia terribile, lo sentiranno come un alter ego fraudolento, una specie di ladro di identità? A volte penso che solo per caso non è ancora apparso un Mark Chapman dei vip omonimi. Così scrissi il paper format di un programma sugli omonimi che prevedeva delle interviste condotte da personaggi tipo Pif, una trasmissione con la camera a mano sul genere della selfie television de Il testimone, in cui venivano messi a confronto due nomi identici con due stili e due tenori di vita profondamente diversi, e la registrai alla SIAE proponendola a qualche addetto ai lavori, ma alla fine rimase lettera morta, come tanti altri progetti miei.

far parlare i libri

gennaio 15, 2017

voyage

Quanti anni sono passati? Diciotto, diciassette? Molti di sicuro, eppure nonostante le tante trasmissioni di libri che si sono succedute alla RAI, quelle di Baricco sono rimaste insuperabili, forse anche in termini di ascolto, oltre che di qualità. In confronto, i programmi di Augias tipo Babele sono vecchi e polverosi come un materasso abbandonato per strada. Quello che aveva di bello e vivo Totem era che non parlava di libri, come succede in tutti gli altri, ma faceva parlare i libri. Potrà sembrare una formuletta vuota, un’inversione furba ma insensata “far parlare i libri” anziché “parlare di libri”, e invece è esattamente quello che gli riuscì e che ora sembra impossibile ripetere. Come esempio basta rivedere questo pezzo del programma, quando lui, Gabriele Vacis e Stefania Rocca declamarono (non lessero) un brano famoso del Viaggio al termine della notte, quello americano su Molly, con le tre voci che si inseguono e rettificano a vicenda pescando da traduzioni diverse.

aprite quella porta

gennaio 14, 2017

antonia

la porta della camera di Antonia Pozzi a Pasturo.

le passioni di un madonnaiolo

gennaio 13, 2017

castelfranco

modelli

gennaio 12, 2017

pisanello

Pisanello non disegna soltanto in funzione di un’opera pittorica da realizzare, ma tende a costruirsi un repertorio di immagini da utilizzare al momento opportuno, a cui attingere in seguito. (in parallelo con l’uso e la funzione dei taccuini tenuti dagli scrittori)

le cose importanti

gennaio 11, 2017

nostalgia-lamadonnadelparto

Lo so, tu vuoi essere felice, ma ci sono cose più importanti“, dice un uomo a Domiziana Giordano di fronte alla Madonna del Parto di Piero della Francesca, in una scena del film Nostalghia di Tarkovsky.

omaggi

gennaio 9, 2017

eduardolabarca