alter ego

magris

Per un paio di mesi, nel 2015, ho lavorato in un ufficio i cui bagni avevano un porta carta igienica della marca Magris. L’oggetto mi divertiva e lo fotografai perché il tema degli omonimi delle celebrities mi ha sempre attratto, soprattutto come declinazione del tema dell’identità, non a caso il mio primo romanzo si intitolava Il nome giusto. C’era qualcosa di inquietante e ambivalente, nel rapporto con quell’altro te stesso più famoso, che pensavo meritasse di essere approfondito. Ricordo un’intervista all’omonimo di un noto arbitro di calcio, forse un Pierluigi Collina, che si lamentava delle telefonate di insulti che riceveva spesso la domenica sera, al punto da essere costretto a far oscurare il proprio numero dall’elenco telefonico; e poi alcune dichiarazioni di un Francesco Totti fruttivendolo, che in qualche caso si avvantaggiò dell’omonimia, come quando arrivò in ritardo all’aeroporto, ma avendo telefonato per chiedere se il volo fosse in orario, dichiarando le proprie generalità, lo attesero a lungo sulla pista scambiandolo per il capitano della Roma. Io stesso provai a pubblicare sul mio profilo facebook delle foto di un mio giovane omonimo che giocava nella squadra di calcio del Catania, con la didascalia “Sergio Garufi assieme alla fidanzata“, provocando stizzite reazioni da parte della mia compagna verso quella coppia di impostori; e un giorno, in vacanza con amici nel ponente ligure, telefonai per prenotare in un ristorante rinomato sempre pieno, e grazie al mio nome si liberò magicamente un tavolo perché mi avevano scambiato per un altro Garufi, il potente broker assicurativo genovese che ricopriva la carica di vicepresidente della Sampdoria. Ecco, forse quello che più mi affascina nei casi di omonimia con vip è il sentimento di sottrazione, come se quella semplice presenza parallela ci defraudasse un po’, togliendoci uno spicchio di ribalta che ci spettava. Più tardi mi accorsi dell’esistenza di una sottocategoria degli omonimi dei vip ancora più interessante, soprattutto per le interrogazioni che suscitava sulla natura di quella relazione. Parlo delle omonimie fra uno sconosciuto e un vip che ha assunto un nome e cognome d’arte, come ad esempio Fabio Volo. Oggi so che c’è un Fabio Volo sessantenne che abita a Londra e lavora in borsa, ma probabilmente ne esiste qualcuno anche in Italia. Come vivranno costoro la presenza di un altro Fabio Volo, ricco, invidiato, su cui sono puntati tutti i riflettori, e che per giunta non si chiama davvero Fabio Volo come loro, bensì Fabio Bonetti? Gli sembrerà un’ingiustizia terribile, lo sentiranno come un alter ego fraudolento, una specie di ladro di identità? A volte penso che solo per caso non è ancora apparso un Mark Chapman dei vip omonimi. Così scrissi il paper format di un programma sugli omonimi che prevedeva delle interviste condotte da personaggi tipo Pif, una trasmissione con la camera a mano sul genere della selfie television de Il testimone, in cui venivano messi a confronto due nomi identici con due stili e due tenori di vita profondamente diversi, e la registrai alla SIAE proponendola a qualche addetto ai lavori, ma alla fine rimase lettera morta, come tanti altri progetti miei.

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5 Risposte to “alter ego”

  1. acabarra59 Says:

    “ 28 febbraio 1988 – Lire ha cercato e trovato gli omonimi dei grandi scrittori francesi. Ecco un Jean Racine che è un nero e vende non so che cosa, ecco un Jean Cocteau impiegato e un Marcel Proust commerciante di pneumatici. Ecco un Albert Camus: a scuola lo chiamano « la peste ». “.

  2. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 6 gennaio 2014 – « Maurizio Molinari, omonimo del più famoso inviato de La Stampa, è la prova che volere è potere. Non vedente dalla nascita, Maurizio è giornalista professionista dal novembre 2008. Per le testate italiane era principalmente un giovane portatore di handicap, difficilmente inseribile in una redazione. Da qui la decisione di partire per l’Europa, verso Bruxelles per uno stage presso l’Ansa, e poi il pendolarismo Bruxelles – Liverpool per un master in radio e giornalismo online. Oggi Maurizio, originario di Pescina (AQ), vive nella bolla di Bruxelles ed è freelance : collabora con numerose testate tra cui la Bbc, l’italiana Redattore Sociale e altre Ong, parla tre lingue e durante l’estate si è iscritto ad un corso di russo, sa usare i programmi di montaggio audio meglio dei suoi colleghi. In futuro vorrebbe trasferirsi in Inghilterra e continuare la collaborazione con l’emittente inglese per cui è responsabile di una rubrica radiofonica. Un’Italia che non garantisce il rispetto delle leggi contro le discriminazioni sul lavoro non è di certo nei suoi programmi futuri. » (Dal web) “.

  3. acabarra59 Says:

    “ 3 giugno 1994 – Ecco una storiella veramente carina. Dunque, stando che, come è noto, io lavoro all’ufficio periodici della Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II, e che quindi, volente e nolente prendo visione di una quantità sterminata di riviste, opuscoli, almanacchi, annuari, qualsiasi cosa purché esca una volta ogni tanto, meglio se più di una volta – non si può avere idea di quanta roba si stampi, di quanto grande, puzzolente, melmoso, sia il mare della scrività -, ero venuto a conoscenza dell’esistenza di una pubblicazione dal titolo «Racconti e poesie», fondata, diceva la reticente scheda, da Cesare Viviani. Curioso come sono, stando che Cesare Viviani è un bravo poeta, mio concittadino, mio conoscente, mio quasi coetaneo, e che io sono sempre attento alle novità editoriali per quanto concerne quella mia vecchia passione, la letteratura, ho voluto andare a verificare de visu di che si trattasse. Era poco meno che l’alba e i magazzini, di solito animati da grida, gaie risate e musichette alla moda, tacevano silenziosi e deserti, un po’ sinistri, vagamente cimiteriali. Sarà per questo che, quando, trovata la rivista, preso a sfogliarla, ho letto « il nostro fondatore Cesare Viviani, prematuramente scomparso », mi è preso un colpo. Un altro poeta morto, dunque, dopo tutti quelli che se ne sono andati, è una maledizione, una strage, pensavo fra me e me nella tetra penombra del settore PF. Poi ho letto meglio: « poco dopo il suo cinquantaseiesimo compleanno… », ho guardato bene, ho visto che «Racconti e poesie» si fa a Lucca, si occupa di vernacolo etc etc. No, ho esultato, non è lui che se n’è andato, ma un omonimo (per altro: requiescat). Cesare Viviani, ho esclamato, non è morto. Vive, e scrive. Insieme a noi. “.

  4. Sergio Pasquandrea Says:

    io sono abbastanza sicuro di essere l’unico Sergio Pasquandrea sull’orbe terracqueo.
    che solitudine.

  5. Sergio Pasquandrea Says:

    comunque, ci fu un Salvatore Riina che si beccò per anni gli insulti destinati al suo omonimo.

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