ritornare sui passi degli altri

23L’ultima volta che è uscita dalla Spagna fu nel 2015. Andò qualche giorno a Milano, ospite di mia sorella, e io le raggiunsi per il weekend. Un sabato di maggio freddo e ventoso coi nuvoloni scuri visitammo l’EXPO. Era verso il tramonto, cenammo nel padiglione spagnolo con una paella scipita dopo un po’ di coda, e poi vedemmo i giochi d’acqua e di luce dell’albero della vita. Lei era felice. Si sentiva bene e ci vedeva tutti assieme; io sempre con la faccia sofferente e scocciata, non so neanche perché. Domenica girammo per il centro, fino a San Lorenzo, e davanti alle colonne mia sorella ci scattò questa foto.

Ci sono tornato poi a Milano. A fine settembre 2016, due mesi dopo la sua morte. E fra le varie cose sono andato anche lì, in corso di porta Ticinese. Cercavo il punto esatto della foto, controllavo con l’immagine che avevo sullo smartphone, volevo posizionarmi nello stesso luogo di allora. Non era difficile, avevo i punti di riferimento del tombino, i pilastrini con le catene, le piastrelle sul marciapiede e la prospettiva delle colonne. Insomma, alla fine l’ho trovato. Ho atteso due minuti che una giovane coppia che chiacchierava e fumava se ne andasse e poi mi ci sono installato, ho occupato la stessa porzione di spazio, identica, precisa, le gambe divaricate, il piede sulla giuntura della piastrella, la mano sinistra in tasca, tutto come allora, tranne lei ovviamente. I pedoni mi guardavano strano, non capivano le ragioni di quella sosta dato che non stavo telefonando o altro, e per giunta guardavo un muro, davo le spalle al monumento importante, finché dopo un paio di minuti ho lasciato perdere e mi sono spostato. Non sentivo niente. Non so neanche cosa mi aspettassi di sentire stando lì fermo, ma in ogni caso non sentivo niente.

La verità è che non c’è traccia del passaggio delle persone nei luoghi che hanno attraversato. Lo spirito dei luoghi, il famoso genius loci, sono tutte puttanate new age. Non ci si bagna due volte nello stesso fiume, e neppure si è due volte la stessa persona che si immerge, per fortuna o per disgrazia. L’oblio è un mostro vorace che non risparmia niente, o un prete compassionevole che concede l’assoluzione a chiunque. Eppure, nonostante questa consapevolezza, continuo a visitare i luoghi delle persone care. Ogni volta li cerco, siano dei miei familiari o degli scrittori che ho amato, sperando sempre di invertire la lancetta, di rivivere qualcosa del passato. A volte lo faccio pure con gli estranei, gente di cui non so nulla, ma che per qualche motivo mi ha colpito, e di solito è uno sguardo e la sua relazione con un luogo quello che mi attrae; come ad esempio questa pescivendola romana del 1895 che osserva con diffidenza il fotografo Alinari che la sta immortalando in largo Monte d’oro, vicino all’Ara pacis.

pesciv

Sia la finestra dietro l’uomo col cappello che la vetrina del panettiere sono ancora lì, quei due palazzi e quell’incrocio sono cambiati poco in più di un secolo, compresi i sanpietrini sconnessi. Il punto esatto dove stanno loro non potevo più occuparlo, perché ora ci sono delle bancarelle di un mercato fisso, ma in ogni caso il segreto di quello sguardo da gitana resta impenetrabile. Le fotografie sono così, sembrano dirti tutto e invece ti tacciono l’essenziale. A un massimo di evidenza realistica, di oggettività, di eloquenza, corrisponde un silenzio profondo, enigmatico, esplicito nel suo mutismo, un silenzio che non si lascia neppure sondare, come se quelle figure riemergessero dall’ombra soltanto a patto di restare perpetuamente inespresse. Ogni immagine chiede di essere immaginata, perché raccoglie un istante perduto nel tempo, ma di questo istante ci restituisce solo la sua carcassa inerte, il mero involucro. Tutto vi è sepolto per sempre per fare spazio a ciò che verrà, come pare che funzionino i sogni secondo le più recenti teorie scientifiche.

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2 Risposte to “ritornare sui passi degli altri”

  1. Cesare Says:

    Grazie per questa riflessione.
    A me fa sempre molto effetto quella fotografia di Louis Daguerre, eseguita nel 1838:
    http://tinyurl.com/jfnx7tq
    La conoscerai. In basso a sinistra appaiono due figure, probabilmente i primi esseri umani mai fotografati. Verosimilmente, un lustrascarpe e un uomo che era li’ appunto per farsi lucidare le scarpe. Rimasero in quel punto il tempo necessario a impressionare la lastra fotografica. Tutti gli altri passanti non lasciarono una traccia, perche’ in movimento.

    Forse hai anche visto quella pagina del Guardian con una serie di foto che sovrappongono immagini del presente e del passato.
    http://tinyurl.com/jtgfla9
    Una in particolare mostra foto della prima guerra mondiale,
    http://tinyurl.com/zfr2vpt ,
    con una tecnica grazie alla quale e’ possibile sovrapporre e trasformare le foto una nell’altra. Il tuo pezzo me le ha fatte venire in mente.

  2. sergiogarufi Says:

    grazie a te Cesare, bellissime le foto sovrapposte.

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