Archive for marzo 2017

il demone dell’analogia

marzo 31, 2017

scia

Oggi pensavo una cosa. E cioè che se Landolfi, da grande traduttore dal russo, “quando scriveva in proprio non faceva altro che tradursi, nascondendo in sé l’originale” (come sosteneva Montale), allo stesso modo Borges, critico brillante e lucidissimo (come si vede nei suoi textos cautivos o nelle inquisizioni), quando scriveva in proprio non faceva altro che recensirsi, risparmiandosi e risparmiandoci la fatica dell’opera prima.

Annunci

cose belle

marzo 30, 2017

wie

La critica entusiasta di Paul Wiegler nel 1912 al racconto La condanna di Kafka.

a lui non piaccion le sbarbine

marzo 30, 2017

milf

Una microcar 125 cc. per sedicenni parcheggiata davanti al liceo Lucrezio Caro di Roma

vite mancate

marzo 29, 2017

shadow

Mentre su Nazione Indiana pubblicano Tre poesie sul non esserci, io cerco di non farmi irretire, come il povero Cartesio, dallo sguardo meduseo del verbo essere (perché le parole ci guardano), e scelgo i versi “My life resembles something that has not occurred “di e.e. cummings, come esergo per il mio prossimo libro sui progetti chimerici.

Caraco

marzo 28, 2017

caraco_m

Scriveva in modo così duro e intransigente Albert Caraco, contro le donne, il piacere, la felicità, ma nel fondo il suo animo era gentile, e infatti ebbe la delicatezza di aspettare che fossero morti entrambi i genitori prima di togliersi la vita. Che nome Caraco, per un madrelingua spagnolo suona come un’imprecazione, quasi un rutto tridimensionale. Voleva tanto assomigliare a Cioran, il suo modello di stile, con la sua scrittura senza sconti e senza orpelli, voleva essergli amico e gli spediva tutti i suoi libri con dediche affettuose sperando che lo considerasse un suo pari, e invece il rumeno lo teneva a distanza come uno scocciatore qualsiasi, solo perché non aveva un grande talento. Insomma, mi sa che ho un’altra casa da andare a vedere a Parigi, questa volta in una zona non mia, vicino all’Arco di Trionfo, anche se a giudicare da google street view (34, rue Jean-Giraudoux) sembra una costruzione molto recente, troppo se si considera che Caraco ci abitava da subito dopo la guerra (forse per questo manca la placca commemorativa).

Fu Felice

marzo 28, 2017

cimi

Nel cimiterino di un paese scucchiaiato sulla montagna, una volta vidi la lapide di una signora che si chiamava Maria Corvi fu Felice.

tutte le strade portano a Roman

marzo 27, 2017

roman

il coniglio di famiglia

marzo 27, 2017

coniglio

Stamattina in macchina ho sentito alla radio un racconto agghiacciante. I conduttori avevano invitato gli ascoltatori a chiamare per raccontare le loro brutte esperienze con animali, e uno di questi ha detto quanto segue:

Un giorno un cliente di mio padre gli regalò un coniglio. Lui lo portò a casa anche se avevamo già due cani, e probabilmente sperava che se lo pappassero. Invece dopo un po’ di diffidenza fecero amicizia, giocavano assieme. Insomma, a poco a poco diventò uno di famiglia, ci festeggiava quando tornavamo, finché una domenica arrivò mio zio.”

Il tono della frase “finché una domenica arrivò mio zio” non lasciava dubbi sulle sue intenzioni, e ha spinto i conduttori a interrompere il racconto, tanto se ne intuiva chiaramente la fine. il quinto quarto è anche questo, soprattutto questo.

le ragioni di una scelta

marzo 27, 2017

morandi

Quando si trattò di inserire un’immagine come sfondo per il nome del blog, scelsi senza esitazione le bottiglie di Morandi. Le sue nature morte sono come vorrei che fossero le mie parole quando scrivo. Spoglie, essenziali, dirette, talmente tipiche e convenzionali da apparire metafisiche e inevitabili. Non una rappresentazione delle cose, ma una meditazione su di esse.

Oh my gad

marzo 26, 2017

lag

Tempo fa uscì un pezzo di D’Orrico che recensiva un romanzo di Michela Murgia, forse Chirù, e a proposito della sua scrittura parlava di “Ufficio Complicazione Affari Semplici“. Non ho letto quel libro per cui taccio, però la battuta di D’Orrico mi ha ricordato un aneddoto riguardante il filosofo Gadamer. Pare infatti che i suoi allievi dell’Università di Marburgo, stanchi di dover studiare su dei testi scritti in modo gratuitamente contorto, avessero battezzato “Gad” l’unità di misura della complicazione inutile. Forse bisognerebbe apporre in copertina dei bollini con la scritta “Gad” per segnalare all’incauto lettore la presenza di brani siffatti, come quello in foto tratto da La ferocia di Nicola Lagioia (da Benché a stessa).