castelli in Spagna

tempesta east coast

Non lo sapevo. L’ho scoperto a cinquant’anni, leggendo un libro di Baudelaire. “Castelli in Spagna” è un modo di dire comune in francese, e pure antico, infatti risale al Roman de la rose. Un po’ l’equivalente del nostro “castelli in aria”.

Chissà perché proprio in Spagna, come se non potessero esistere dei castelli lì. Ad ogni modo l’espressione “castelli in Spagna” per i francesi allude ai progetti chimerici, e quando lo lessi mi suonò una campanella, come se all’improvviso qualcosa andasse a posto da solo, s’incastrasse alla perfezione con un altro pezzo spaiato che avevo accantonato tempo addietro.

Mi successe qualcosa di simile con l’espressione “quinto quarto”, il giorno in cui mio suocero disse che la cucina romana che amavo io era quella del quinto quarto, la carne più povera, quella che non voleva nessuno. E io gli feci ripetere la frase, poi chiesi delucidazioni, e dentro di me dissi ecco, che è il mio eureka timido, un eureka che non ha il coraggio di affacciarsi da solo e si fa accompagnare da un forse. Tutto tornava, il quinto quarto, gli scarti, il pezzo in più. Beh, con i castelli in Spagna ho avuto lo stesso sussulto. In questo caso per ragioni biografiche. Mia madre era spagnola, e io i miei fratelli da piccoli passavamo le villeggiature lì, che costava molto meno a causa della dittatura franchista. Tre mesi al mare e quasi un mese a Natale, sempre negli stessi posti vicino a Barcellona. Una villa con giardino vicino al mare di Castelldefels, e una mansarda in montagna a Castellterçol, a 700 mt di altitudine. Eccoli i miei castelli, le mie chimere.

Dopo Il superlativo di amare mi è passata la voglia di narrativa. Progetto libri tassonomici, piccoli cataloghi dell’esistente che sono fatti di tante storie minime, le tessere del mio inscape, il mio paesaggio interiore.

L’oblioteca, un obituario laico, un’arca che raccoglie persone e cose dimenticate (come questa), perché l’oblio non ha solo la forma della memoria perduta, ma anche quella della memoria riscattata, metabolizzata, qualcosa che testimonia l’insostituibile presenza di chi ci ha lasciato.

Il quinto quarto, una riflessione sul modello de Il punto cieco di Javier Cercas, che racconta storie di scarti nel duplice senso di rifiuti e di deviazioni dalla norma, come quella drammatica di Mohammed Sceab, il giovane egiziano che tentò la fortuna a Parigi con Ungaretti.

Un almanacco dei momenti perduti, come questo del tapiro quando terminò di scrivere l’Hilarotragoedia.

manga

E infine una mappa delle stelle, le case dei miei lari e penati, il mio atlante letterario e artistico. Sulle tracce della poesia degli indirizzi, che fu già di Peter Altenberg e del Finnegans wake (a pag.420), ritorno al gabbiotto del camping di Castelldefels dove lavorò Bolaño come guardiano notturno, ripasso dalla camera d’albergo di Venezia dove conobbi Borges, dalle fondamenta degli Incurabili di Brodskij, dalla Parigi di CélineCortázar, Perec, Modigliani, alla Ginevra dell’esilio di Mercé Rodoreda e della morte di Musil, alla Vienna universitaria e operaia di Joseph Roth, fino all’indirizzo londinese condiviso da Sylvia Plath e William Butler Yeats, alla Milano bigia di Mia Cinotti e Antonia Pozzi, al rissoso vicolo romano di Caravaggio, al nobile palazzetto di Piero della Francesca a Borgo San Sepolcro, e ancora Manganelli a Prati, Walter Benjamin nella locanda di Portbou, Soma Morgenstern a New York, Vivian Maier a Chicago e tanti, tanti altri. Un’opera a metà strada fra le Tombe di Cees Nooteboom e le quadrerie di Giovanni Paolo Pannini, ma anche un’interrogazione del mondo sub specie viarum e una cerimonia di omaggi e commiati, in bilico fra il languore e l’intemperanza come la prece di un santo.

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2 Risposte to “castelli in Spagna”

  1. dario Says:

    che bello ritornare qui dopo un bel po’ di latitanza e trovare dei post così… grazie Sergio!
    un caro saluto.

  2. antonio lillo Says:

    se lo scrivi un libro così, diventa il tuo capolavoro…

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