Archive for aprile 2017

Tre volte Dora

aprile 30, 2017

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Se avessi avuto una figlia l’avrei chiamata Dora. Mi piace, è un nome semplice e pulito che ricorre spesso nella mia vita. Una volta ci provammo seriamente ad avere un figlio, io e la mia fidanzata, alla fine del 2002. Avevamo appena comprato una casa con una camera in più, stavamo insieme da tempo e presto avrei compiuto quarant’anni. Era insomma il momento giusto, ma nonostante gli sforzi non venne, e dopo un po’ scoprii che lei insisteva perché in realtà sperava che un figlio le impedisse di scappare ancora, dato che dopo tre anni con un uomo sentiva il bisogno di mollare tutto e cominciare una nuova vita altrove, cambiando compagno, nome, città. (more…)

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La mia casa ideale

aprile 26, 2017

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A volte vado alle Scuderie del Quirinale pur non essendo particolarmente interessato alla mostra in programma. Com’è successo domenica scorsa, per l’esposizione “da Caravaggio a Bernini“, affollatissima e non proprio imperdibile. Lo faccio solo per lei, per poter dare un’occhiata anche veloce alla mia casa ideale. L’unico punto da cui è visibile si trova al secondo piano, quando si scendono le scale con la vetrata, alla fine del percorso espositivo. Sulla sinistra, attaccandosi al finestrone, se ne scorge uno spicchio, quello del giardino pensile chiuso da una siepe e riparato in parte da una tenda antisole. Che eleganza, che classe, il salotto in vimini, il tappeto erboso rasato ad arte, un giorno ci ho visto pure un Golden retriever scodinzolante, come una copertina di Architectural Digest. Scommetto che neanche le zanzare d’estate osano turbare quell’armonia, quel silenzio trasparente che l’avvolge e la protegge dagli orrori del mondo. Lì dentro non può succedere niente di brutto, ne sono certo, è un’oasi di pace, l’unione degli opposti, la conciliazione di gusti inconciliabili. Una casa in centro per la mia compagna, che vuole scendere e stare in mezzo alla storia, in un posto peno di vita, di ristoranti e negozi, e una casa col giardino per me, che amo i posti appartati e quieti. Però non a piano terra, che non è sicura, ci entrano i ladri e gli interni sono bui. Quella dietro le Scuderie del Quirinale è la casa perfetta, indipendente come una villetta in campagna e comoda come un attico con vista sul Vittoriano. Quando vincerò al superenalotto – perché anche se non gioco prima o poi vincerò, così come sono certo che il mio prossimo libro che non sto scrivendo venderà tante copie – andrò subito dal suo proprietario e gli farò un’offerta che non potrà rifiutare.

Il principio di Locard

aprile 23, 2017

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Stamattina sono andato con Chiara in piazza delle Coppelle 48, nel centro di Roma, a pochi passi dal Pantheon. Volevo vedere la casa in cui abitò Giorgio Manganelli e dove subito dopo, nel 1967, andò a vivere un altro Giorgio, più giovane ma altrettanto brillante, Agamben. Questa curiosa convivenza differita l’ho scoperta leggendo un bellissimo libro di quest’ultimo, Autoritratto nello studio (edito da Nottetempo), in cui l’autore rivela di avere la mia stessa passione per le case degli scrittori amati, come per esempio quelle parigine di Walter Benjamin. In quell’appartamento, come racconta Lietta Manganelli, Gadda fece una sfuriata a suo padre, perché pensava che Hilarotragoedia fosse una parodia della Cognizione del dolore, e sempre fra quelle mura il malinconico tapiro scrisse La letteratura come menzogna, un testo che mi fece da bussola quando cominciai a scrivere e che non cessa di meravigliarmi ogni volta che lo rileggo. (more…)

Il ritratto di Dora

aprile 22, 2017

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Dora Maar fatta a pezzi da Picasso, mostrata nel suo spavento, nelle sue viscere, lei che voleva solo un bel ritratto, di quelli con i difetti nascosti o addolciti.

Acqua!

aprile 21, 2017

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Milano è così triste perché sogna il mare che non ha.

:-)

aprile 20, 2017

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La verità è bambina discola

(Louis Althusser)

il mio epitaffio

aprile 19, 2017

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amò il nulla e ne fu ricambiato

le discussioni in rete

aprile 18, 2017

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Io mi ci infilo spesso, pur sapendo che non conviene. Il problema è che non sono mai un discorso sull’oggetto (un libro, un articolo, una frase), sul quale si confrontano pareri e punti di vista diversi, ma un’occasione di protesta identitaria, in funzione della quale l’oggetto non si dà quindi come oggetto, bensì come estensione rappresentativa di se stessi, protesi narcisistica. La cosa paradossale delle discussioni letterarie in rete è l’invocare argomenti sempre più onerosi all’interno di dinamiche che tendono per loro natura ad escluderli. Sarebbe come pretendere che Luisa si disamori di Franco se le dimostro che è un idiota. L’investimento personale produce inevitabilmente attriti e resistenze, e dunque risposte emotive, come tali refrattarie a qualunque argomento razionale. Che è poi il motivo per cui in genere anche dopo decine di repliche, obiezioni e chiarimenti a sfinire, ciascuno resta sostanzialmente della propria idea, ma con un’antipatia in più.

il capolavoro istiga alla violenza

aprile 17, 2017

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Il 10/3/1914 una suffragetta di nome Mary Richardson entrò alla National Gallery con un coltello in tasca e sfregiò la Venere allo specchio di Velasquez. Nel 1956 il boliviano Hugo Unzaga Villegas al Louvre prese a sassate la Gioconda. Il Cenacolo di Milano fu preso a fucilate dai soldati napoleonici. Il 21/5/1972 la Pietà di Michelangelo fu presa a martellate da un geologo australiano di origini ungheresi. E poi l’acido solforico gettato a Monaco di Baviera (4/88) sull’altare Paumgartner di Albrecht Durer. Stessa sorte per la Danae di Rembrandt all’Ermitage (15/6/85).

W la casta

aprile 16, 2017

laetitia casta13e