Archive for aprile 2017

Il principio di Locard

aprile 23, 2017

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Stamattina sono andato con Chiara in piazza delle Coppelle 48, nel centro di Roma, a pochi passi dal Pantheon. Volevo vedere la casa in cui abitò Giorgio Manganelli e dove subito dopo, nel 1967, andò a vivere un altro Giorgio, più giovane ma altrettanto brillante, Agamben. Questa curiosa convivenza differita l’ho scoperta leggendo un bellissimo libro di quest’ultimo, Autoritratto nello studio (edito da Nottetempo), in cui l’autore rivela di avere la mia stessa passione per le case degli scrittori amati, come per esempio quelle parigine di Walter Benjamin. In quell’appartamento, come racconta Lietta Manganelli, Gadda fece una sfuriata a suo padre, perché pensava che Hilarotragoedia fosse una parodia della Cognizione del dolore, e sempre fra quelle mura il malinconico tapiro scrisse La letteratura come menzogna, un testo che mi fece da bussola quando cominciai a scrivere e che non cessa di sorprendermi ogni volta che lo rileggo.

Oggi Chiara mi chiedeva della mia fissa per le case degli scrittori, voleva sapere cosa ci trovavo a distanza di tanti anni, e le ho spiegato che non credo in niente di esoterico o di new age, come il genius loci, i fantasmi o altro. No, quello che mi guida è qualcosa di molto razionale. Lo chiamano il principio di Edmond Locard, dal nome del padre della criminologia francese e della sua polizia scientifica che lo formulò ai primi del Novecento. Questi sosteneva che non si può entrare o uscire da un posto senza lasciare qualcosa di sé, figuriamoci da una casa in cui si è vissuto a lungo. Ecco, io cerco le tracce nascoste di quel passaggio, quelle che l’assassino lascia sempre sulla scena del crimine, e che restano anche quando quegli spazi ospitano altre vite. Non è facile trovarle, a occhio nudo non si notano, ma Chiara ha detto che io sono il suo luminol, che raccontandole le storie di quelle case riesce a vederle anche lei, e le sue parole mi hanno fatto molto piacere. Più difficile da spiegare è l’attrazione e la familiarità che sento per quelle scale e quei portoni sconosciuti. Forse solo la poesia, che è la casa degli opposti, può rendere l’idea, come in quegli splendidi versi di Giorgio Caproni tanto amati da Agamben che dicono: “Sono tornato là / dove non ero mai stato“.

Dora

aprile 22, 2017

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Dora Maar fatta a pezzi da Picasso, mostrata nel suo spavento, nelle sue viscere, lei che voleva solo un bel ritratto, di quelli con i difetti nascosti o addolciti.

Acqua!

aprile 21, 2017

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Milano è così triste perché sogna il mare che non ha.

:-)

aprile 20, 2017

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La verità è bambina discola

(Louis Althusser)

il mio epitaffio

aprile 19, 2017

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amò il nulla e ne fu ricambiato

le discussioni in rete

aprile 18, 2017

ihih

Io mi ci infilo spesso, pur sapendo che non conviene. Il problema è che non sono mai un discorso sull’oggetto (un libro, un articolo, una frase), sul quale si confrontano pareri e punti di vista diversi, ma un’occasione di protesta identitaria, in funzione della quale l’oggetto non si dà quindi come oggetto, bensì come estensione rappresentativa di se stessi, protesi narcisistica. La cosa paradossale delle discussioni letterarie in rete è l’invocare argomenti sempre più onerosi all’interno di dinamiche che tendono per loro natura ad escluderli. Sarebbe come pretendere che Luisa si disamori di Franco se le dimostro che è un idiota. L’investimento personale produce inevitabilmente attriti e resistenze, e dunque risposte emotive, come tali refrattarie a qualunque argomento razionale. Che è poi il motivo per cui in genere anche dopo decine di repliche, obiezioni e chiarimenti a sfinire, ciascuno resta sostanzialmente della propria idea, ma con un’antipatia in più.

il capolavoro istiga alla violenza

aprile 17, 2017

pietà

Il 10/3/1914 una suffragetta di nome Mary Richardson entrò alla National Gallery con un coltello in tasca e sfregiò la Venere allo specchio di Velasquez. Nel 1956 il boliviano Hugo Unzaga Villegas al Louvre prese a sassate la Gioconda. Il Cenacolo di Milano fu preso a fucilate dai soldati napoleonici. Il 21/5/1972 la Pietà di Michelangelo fu presa a martellate da un geologo australiano di origini ungheresi.

W la casta

aprile 16, 2017

laetitia casta13e

o l’assenso o la vita

aprile 15, 2017

Walter-Benjamin

Le citazioni, nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l’assenso all’ozioso viandante” (Strada a senso unico, Walter Benjamin)

la mia legge elettorale

aprile 14, 2017

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Il Garufellum è molto semplice. Funziona ribaltando la logica elettorale tradizionale, un po’ sul modello dei referendum abrogativi. Parte dalla constatazione che gli haters sono i veri interpreti dello spirito del tempo, e quindi il mondo sub specie inimicarum non può che essere un mondo oppositivo, fatto di contrasti e di avversioni, in cui il gusto si esprime innanzitutto attraverso il disgusto. Per cui non si vota per un partito, come d’abitudine, ma si vota contro, ossia segnalando ciò che è più distante da noiD’altronde, come si vota oggi? Apponendo una X sopra il logo di un partito. E l’espressione “metterci una croce sopra”, che significa? Fa pensare a una pietra con la quale si chiude un sepolcro, alla volontà di farla finita con quella persona o quel gruppo. Dunque sicuramente non un gesto a favore, ma un gesto contro. E allora rispettiamo la filologia, siamo coerenti. Votare qualcuno (un partito, un candidato) vuol dire esprimere la propria contrarietà verso quel qualcuno, e più voti prende un partito, meno rappresentanti avrà in parlamento (e viceversa), fino a una soglia di sbarramento in alto, magari per chi supera il 30%, che lo esclude totalmente dall’arco costituzionale, e a un premio di minoranza che garantisca la governabilità per chi sarà meno votato. Così facendo sono sicuro che voterebbero pure molti indecisi che di solito se ne astengono, e si sa che le elezioni le decidono gli indecisi. Questo è l’unico modo per unire il voto utile a quello dilettevole, perché in questo modo ti diverti anche a far fuori qualcuno, e ci si chiarisce bene le idee sulle proprie priorità in fatto di avversione. Votare non il più simile, ma il più estraneo, quello che non c’entra niente con le nostre idee e i nostri valori. Chi sarebbe per me? Bella domanda. C’è la fila. Diciamo che in pole position metterei il fascismo di Casa Pound, ma subito dietro ci sarebbe l’ignoranza crassa di molti cinquestelle, la disonestà congenita dei forzitalioti, il razzismo di Salvini e la spocchia di D’Alema Insomma, ci penserò su, e comunque anche col Garufellum il voto è segreto.