Il principio di Locard

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Stamattina sono andato con Chiara in piazza delle Coppelle 48, nel centro di Roma, a pochi passi dal Pantheon. Volevo vedere la casa in cui abitò Giorgio Manganelli e dove subito dopo, nel 1967, andò a vivere un altro Giorgio, più giovane ma altrettanto brillante, Agamben. Questa curiosa convivenza differita l’ho scoperta leggendo un bellissimo libro di quest’ultimo, Autoritratto nello studio (edito da Nottetempo), in cui l’autore rivela di avere la mia stessa passione per le case degli scrittori amati, come per esempio quelle parigine di Walter Benjamin. In quell’appartamento, come racconta Lietta Manganelli, Gadda fece una sfuriata a suo padre, perché pensava che Hilarotragoedia fosse una parodia della Cognizione del dolore, e sempre fra quelle mura il malinconico tapiro scrisse La letteratura come menzogna, un testo che mi fece da bussola quando cominciai a scrivere e che non cessa di meravigliarmi ogni volta che lo rileggo.

Lì davanti Chiara mi ha chiesto della mia fissa per le case degli scrittori, voleva sapere cosa ci trovavo a distanza di tanti anni, e le ho spiegato che non credo in niente di esoterico o di new age, come il genius loci, i fantasmi o altro. No, quello che mi guida è qualcosa di molto razionale. Lo chiamano il principio di Edmond Locard, dal nome del padre della criminologia francese e della sua polizia scientifica che lo formulò ai primi del Novecento. In sintesi, questi sosteneva che non si può entrare o uscire da un posto senza lasciare qualcosa di sé, figuriamoci da una casa in cui si è vissuto a lungo. Ecco, io cerco le tracce nascoste di quel passaggio, quelle che l’assassino lascia sempre sulla scena del crimine, e che restano anche quando quegli spazi ospitano altre vite. Non è facile trovarle, a occhio nudo non si notano, ma Chiara ha detto che io sono il suo luminol, che raccontandole le storie di quelle case riesce a vederle anche lei, e le sue parole mi hanno fatto molto piacere. Più difficile da spiegare è l’attrazione e la familiarità che sento per quelle scale e quei portoni sconosciuti. Forse solo la poesia, che è la casa degli opposti, può rendere l’idea, come in quegli splendidi versi di Giorgio Caproni tanto amati da Agamben che dicono: “Sono tornato là / dove non ero mai stato“.

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2 Risposte to “Il principio di Locard”

  1. giacinta Says:

    I have been here before
    But when or how I cannot tell:
    I know the grass beyond the door,
    The sweet keen smell,
    The sighing sound, the lights around the shore…

    Dante Gabriele Rossetti

    🙂

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