l’ultima casa di Martha

marth

Gira che ti rigira era finita qui, dove passo tutte le mattine per andare a lavoro. Me l’immaginavo in qualche villino remoto e arcigno di Coppedè, o nei vicoli folcloristici di Trastevere, e invece l’avevo sotto il naso, nella mia routine quotidiana, quella che si fa a occhi chiusi col pilota automatico. Sveglia alle 7.30, scendere col cane, portare in macchina il ragazzino a scuola, lasciare Chiara in ufficio dietro la Corte dei Conti, tornare su Piazza Mazzini, svoltare in via Settembrini e lì, poco dopo il bar omonimo e la casa di Francesco De Gregori, ho scoperto che al civico 13 aveva abitato lei, Martha.

Non l’avrei mai detto. E poi per me quell’angolo di Roma era già sovraccarico di punti di riferimento, anche se so che d’ora in avanti ce ne sarà uno solo. Al 13 di via Settembrini Martha si era trasferita nel 1947, finito l’esilio ginevrino per la guerra e dopo un breve soggiorno negli Stati Uniti presso la figlia Annina Rosenthal. Non era casa sua, ma di Gaetano Marcovaldi, un professore del liceo Visconti autore di alcuni saggi su Dante e figlio del suo secondo marito.

Ed io che ero andato a cercarla fin dentro una clinica di Ginevra.mus

Che giri ti fa il destino, come una pallina di flipper. Rimbalzi, sponde, salti, colpi della sorte, si sale, si scende, si viene sballottati da una parte all’altra e alla fine c’è la buca che inghiotte tutto. Una ragazza ebrea che nacque a Berlino nel 1874. Con un padre banchiere che si suicidò quando lei aveva solo due mesi. Che rimase orfana della madre a diciannove anni. Che fu ritratta da Giacomo Balla e si sposò tre volte, con un cugino che morì di tifo a Firenze durante il viaggio di nozze; con un commerciante italiano, Enrico Marcovaldi, dal quale si separò a neanche trent’anni, e con Robert Musil il 14 aprile 1911. Che c’entra una così con via Settembrini?

La storia fra Martha e Robert era cominciata a Rövershagen, nel 1907, dove lui la vide per la prima volta mentre stava cambiando treno diretta a Graal-Müritz con i due figli per la villeggiatura. Fu un colpo di fulmine. Salì sul suo stesso treno seguendola per una dozzina di chilometri fino a quel paesino sul Mar Baltico, dove scese e prese una stanza nel medesimo albergo, il Waldhotel, che esiste tutt’ora. C’era qualcosa di indecifrabile in lei che lo attraeva irresistibilmente, un mix di voluttuoso e castigato, di passività e lascivia. Martha aveva i capelli corvini, la fronte spaziosa e gli occhi scuri con folte sopracciglia. Il dettaglio più vistoso e incongruo del suo aspetto era la bocca carnosa e impudica, che contrastava con la sua timidezza e ordinarietà. E infatti quel fascino conturbante gli ispirerà diversi personaggi femminili, come Agathe de L’Uomo senza qualità e Claudine de Il compimento dell’amore.martha m

Il loro fu un rapporto turbolento ma di grande complicità. Per Robert lei fu allo stesso tempo amante, musa, educatrice, angelo custode, donna di affari e ninfa Egeria. Vissero trentacinque anni insieme, tra speranze di un riconoscimento pubblico e il sospetto che il mondo si facesse sempre di più pietra d’inciampo, e ogni evento, ogni sguardo, ogni sussurro mostrasse la trama di una congiura ai loro danni, una congiura del silenzio. E poi le scenate di gelosia (di lui per il ricordo del primo marito e di lei per l’attrice Ida Roland), i progetti chimerici, i finti tentativi di suicidio, le riappacificazioni, l’assillo dei debiti, le migliaia di pagine scritte e lette e corrette e impacchettate nei tanti traslochi, da Berlino a Vienna a Zurigo a Ginevra, fino al 15 aprile del 1942, quando Martha rimase vedova e le toccò spargere al vento le ceneri del suo piccolo grande uomo senza qualità.

martha

Martha si è spenta in quella casa di via Settembrini all’età di 75 anni, la notte del 24 agosto 1949. Tutta una vita di sacrifici e non arrivò neppure a vedere la consacrazione del marito, che iniziò timidamente solo un paio di mesi dopo, a ottobre, con un lungo articolo sul Times Literary Supplement che propiziò il moltiplicarsi delle traduzioni in tutto il mondo e la sua ammissione ufficiale nel canone occidentale.

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2 Risposte to “l’ultima casa di Martha”

  1. Stefanie Golisch Says:

    Solo a pochi la vita rivela ciò che fa con loro.

    Pasternak

    Ciao da Monza, Sergio!

    S

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