de me fabula narratur

autogr

Per un esordiente, la promozione del proprio libro è un momento inebriante, una giostra di complimenti e felicitazioni da cui non si vorrebbe mai scendere. Nel giro di poco tempo passi dall’essere l’ultimo degli everyman a firmare autografi come una star, e tra festival, recensioni e interviste hai l’impressione che tutta Italia parli di te, ti cerchi, ti desideri.

Del mio primo romanzo si parlò in una trentina di recensioni su carta e circa altrettante in rete, oltre a diverse interviste e qualche passaggio televisivo, tipo Marzullo e Unomattina sulla Rai, il TG 5 notturno e un dibattito sulla lingua a Class Tv. Lo presentai nelle maggiori città, ma l’accoglienza più calorosa la ricevetti in provincia, dove l’offerta culturale è meno ricca e la presenza di uno scrittore è vissuta come un evento.

A Teramo, dove mi aveva invitato un’associazione culturale composta da giovani molto intraprendenti, mi fecero sentire una piccola celebrità. Furono tutti gentili e solleciti, vennero a prendermi alla Stazione, mi accompagnarono in un albergo del centro e dopo essermi rinfrescato e aver posato il trolley in stanza mi intervistarono per un giornale locale che uscì l’indomani assieme a una bella foto. Anche la presentazione andò bene, fu vivace e affollata, il pubblico alla fine mi rivolse molte domande sul romanzo e sul mestiere di scrivere e firmai diverse copie del libro, poi sul tardi andai con gli organizzatori in una trattoria fuori porta.

A tavola, uno di loro particolarmente entusiasta che mi si stava vicino parlò per tutto il tempo di un progetto legato al mio libro. In sostanza voleva farne una serie tv, diceva che non c’era niente di simile nel palinsesto, che la mia storia si prestava benissimo, perché il protagonista dopo morto seguiva come un fantasma il destino dei suoi vecchi libri venduti da un rigattiere e quindi se ne potevano trarre parecchie puntate. Insomma, parlava con un tale trasporto che quasi non toccò cibo e il suo fervore mi contagiò, nonostante fosse evidente che millantava contatti in Rai e competenze professionali inesistenti, così finii per crederci anch’io, gli accordai la famosa suspension of disbelief. D’altronde, come potevo resistergli? Ero ipnotizzato, non mi era mai successo che qualcuno mi raccontasse con tanta foga e dovizia di particolari una bellissima favola in cui a me era assegnato il ruolo del principe azzurro.

Ovviamente dopo quella sera il tizio sparì, e insieme a lui svanirono anche i miei sogni di gloria, ma questo m’insegnò che per quanto tutti a parole ne diffidino, l’adulazione fa sempre breccia, e alla fine vince anche la più strenua diffidenza, perché risponde a un’intima necessità, a una insaziabile fame di riconoscimento che appartiene a ogni essere umano, ma in special modo a chi coltiva una vocazione artistica.

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2 Risposte to “de me fabula narratur”

  1. Stefano Trucco Says:

    Vorrei poter dire lo stesso ma a me neanche quello…

    • sergiogarufi Says:

      Beh, ma la promozione del tuo libro incominciò addirittura prima che fosse pubblicato e fu soprattutto televisiva, che è ciò che sovna ogni esordiente, di che ti lamenti?

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