statistiche

bacio

Le statistiche, “queste fredde megere dei nostri tempi” (così le chiamava Manganelli), sono come i lampioni per un ubriaco: servono più come sostegno che per fare luce, e infatti ci si appoggia a loro soprattutto per trovare conforto e assoluzione alle proprie debolezze. Per esempio citando la frequenza dello stesso reato commesso per scagionarsi, o pretendendo di desumere il valore di un prodotto artistico dal suo successo (l’audience per una serie, l’affluenza a una mostra, il botteghino per un film). Il messaggio in entrambi i casi è simile: non è grave dato che lo fanno in tanti (evadere le tasse, saltare le code, parcheggiare in doppia fila, non fare la differenziata), e non è brutto dato che lo leggono (vedono, applaudono) in tanti. La qual cosa conferma che morale ed estetica vanno sempre a braccetto, tanto nei giudizi (bello come un angelo, brutto come il peccato) quanto nei pregiudizi.

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