Archive for agosto 2017

idealità e iperrealismo

agosto 15, 2017

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Dove trovare fusi insieme idealità e iperrealismo, tipo e individuo, singolo e categoria, lettera e simbolo? Forse solo nelle opere di Duane Hanson, tra i contemporanei.

Il rapporto con gli immigrati

agosto 14, 2017

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9 agosto 378 di Alessandro Barbero (Laterza) è il libro più bello che abbia letto sul tema dell’immigrazione. La data è quella della battaglia di Adrianopoli, ma il saggio spiega come tutto partì dalla cattiva gestione di un eccezionale flusso migratorio di barbari che premevano ai confini est-europei, quelli del fiume Reno. A quei tempi la razza superiore era quella romana, mediterranea, capelli scuri, carnagione olivastra, mentre i capelli e gli occhi chiari, così come la statura alta, erano considerati tipici di popolazioni inferiori. È curioso come la disfatta di Adrianopoli, avvenuta nella parte orientale dell’Impero e culminata con la morte dell’imperatore Valente che regnava a Costantinopoli, fu considerata esiziale per la parte occidentale e invece fece da proemio alla caduta dell’impero d’Occidente. Costantinopoli sopravvivrà altri mille anni, per la diversa politica d’integrazione e assimilazione degli immigrati barbari.

Autobiografie

agosto 13, 2017

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L’autobiografia è un genere plurale, come quelle di Yeats.

La forza della parola

agosto 12, 2017

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Perfino nei campi di sterminio serviva la forza persuasiva e ingannatrice della parola scritta.

una delle più belle storie mai raccontate

agosto 11, 2017

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il soffio

agosto 10, 2017

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Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Antonia Pozzi, Prati

il segnale

agosto 9, 2017

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“Ve lo dico io, gentucola, coglioni della vita, bastonati, derubati, sudati da sempre, vi avverto, quando i grandi di questo mondo si mettono ad amarvi, è che vogliono ridurvi in salsicce da battaglia… È il segnale… È infallibile. È con l’amore che comincia.”

gli aguzzini del linguaggio

agosto 8, 2017

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Una volta andai con un amico scrittore a sentire la presentazione di una nuova traduzione del Finnegans Wake, e non ci convinse molto il modo con cui i due traduttori e il presentatore avevano scelto di parlare del capolavoro di Joyce. Sembrava che si riducesse tutto a un gioco verbale di doppi sensi arguti, come fosse un’improvvisazione di Alessandro Bergonzoni. In seguito i relatori spiegarono che avevano preferito quell’approccio leggero per avvicinare il pubblico a un libro ostico, ma la sensazione fu di un tradimento, di qualcosa che ne snaturava il senso, perché era del tutto assente il dolore e la sofferenza di quella scrittura. Il mio amico scrittore poi è triestino, per cui la cosa lo infastidì abbastanza, tant’è che non si trattenne dall’esprimere qualche riserva al momento delle domande del pubblico. Io tacqui, pur condividendo la critica, dato che non sono un esperto di Joyce, ma ho sempre amato quel tipo di scrittori, come Céline Gadda, e so che il loro stile (sia l’argot del francese, che il pastiche del lombardo, o il flusso di coscienza dell’irlandese) non ha nulla di innocente e leggero. Quelli sono degli aguzzini del linguaggio, lo tormentano e torturano per farlo parlare, altro che giochi di parole simpatici e divertenti. Poi, certo, mi è capitato spesso di ridere leggendo qualche loro pagina. Penso ad alcuni brani di Morte a credito, o del Pasticciaccio o di Eros e Priapo, ma è un riso amaro, un riso a denti stretti, come dice La settimana enigmistica.

il re è (era) nudista

agosto 7, 2017

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partire dal titolo

agosto 6, 2017

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Se c’è qualche editore interessato, mi offro come ghost writer dell’autobiografia di Celentano. Ho già un titolo che spacca: Le memorie di Adriano.