La casa di Malaparte

con Flaminia e Febo

Curzio Malaparte visse in diverse case, com’è naturale, eppure per tutti la sua vera casa è quella di Capri, la celebre aragosta, che progettò personalmente e fece costruire nel 1936. Io spero di poterla visitare presto, compresi gli interni, ma nel frattempo mi consolo pensando di aver conosciuto una delle sue case meno note, quella che lo ospitò durante il confino a Lipari, nei sette mesi che vi rimase dal novembre ’33 al giugno ’34. Già il fatto che un fascista fosse mandato al confino da Mussolini suona curioso, ma poi a Lipari, dove era finita gente come Carlo Rosselli (lo zio di Amelia), Ferruccio Parri, Emilio Lussu, si fa fatica a crederlo. E infatti oggi non vi è alcuna traccia di quel soggiorno illustre, intendo una placca commemorativa sul muro, o un cartello che lo indichi ai turisti. Fortuna che sono rimasti i suoi resoconti e le foto, come questa sopra che lo ritrae insieme alla compagna Flaminia e al cane Febo, da cui non si separava mai. Il posto non è casuale. I tre si trovano sulla salita San Giuseppe, vicino alla chiesa omonima che affaccia sul porticciolo di Marina Corta. Malaparte abitava lì, in un appartamento al secondo piano sopra la falegnameria Iacona. Quello è un angolo di Lipari che conosco bene, e dove tornavo ogni estate, di solito verso la fine della vacanza, perché il 24 agosto mio padre riuniva tutta la famiglia a cena nel ristorante Il Pirata, da cui si godeva un’ottima vista per i fuochi d’artificio della festa di San Bartolomeo, il patrono dell’isola. Il ristorante era sul mare, e vi si accedeva da una scaletta ripida che partiva dalla salita san Giuseppe, proprio di fronte alla casa di Malaparte (in questa foto attuale segnalata dalla freccia). 007

Ogni evento della vita possiede due coordinate fondamentali per rintracciarlo, come se si trovasse su un grafico cartesiano. Le ascisse indicano il momento preciso, il tempo, quando avvenne, e le ordinate sono lo spazio: il luogo in cui si verificò. Una di queste coordinate è andata perduta irreparabilmente, ma ci resta sempre il dove. Quando un grande scrittore muore è compito di noi lettori dargli un futuro, leggendo i suoi libri ma anche ripercorrendo i suoi passi nei luoghi in cui fu felice come nelle stazioni del suo calvario.

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