la mente ambulatoria

basch

Se avessi la bacchetta magica, e potessi scegliere un quadro di qualsiasi artista di ogni epoca da tenere tutto per me a casa mia, non vorrei Caravaggio o qualche altro gigante della storia dell’arte. No, vorrei un’operetta del Lotto, magari un’allegoria, oppure una natura morta con strumenti musicali di Evaristo Baschenis. Non necessariamente questa della foto ma una simile, sempre con le ditate sulla polvere dei liuti, con questi volumi tondeggianti e sinuosi così sexy (un bel culo non è a mandolino?), la tenda con la passamaneria a far da quinta e un tappeto orientale come tovaglia. Non si sa molto di lui, della sua vita, documenti ufficiali ne son rimasti pochi, ma qualche breve illuminazione ce l’ha lasciata e mi è rimasta impressa. Come l’incipit di un codicillo al suo ultimo testamento, dettato a un notaio il 15 marzo 1677, alla vigilia della sua morte, nel quale dice: “Essendo che la mente del huomo sia ambulatoria sino al ultimo di sua vitta”.

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