cortocircuiti

coda

Sono fermo in auto al semaforo. Alla radio partono le note di Rapper’s Delight, della Sugarhill Gang, e in un attimo mi trovo nel bagno di un hotel dell’Aprica, con il walkman nelle orecchie, a cantarla tutta a memoria. I miei mi stanno aspettando per scendere a cena. Mi fanno male le gambe, ho sciato dalla mattina presto fino alla chiusura degli impianti senza fermarmi mai. Ho il cuore in tumulto: le bacerei tutte. La cameriera con la coda bionda del bar dell’albergo, le due sorelle tedesche tettute, la compagna di scuola che ha il cane husky con gli occhi azzurri come i suoi. Mi metto un po’ di traverso e mi guardo allo specchio, stringo gli occhi, faccio la voce profonda e dico “ciao”, mi sposto di qualche grado: “ciao”, dritto di fronte: “ciao”. Mio padre bussa, metto su la faccia da adolescente, apro.

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