Le venature

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La lingua delle cose mute, la parola che il prigioniero di Borges cerca di decifrare nelle macchie del leopardo, parla attraverso figure bizzarre ed è una sorta di profonda venatura che “si scorge dappertutto: sulle ali, sui gusci d’uovo, sulle nuvole, nei cristalli e nelle formazioni rocciose, sulle acque che ghiacciano, nella struttura interna e nell’aspetto esteriore delle montagne, delle piante, degli animali, negli astri del cielo, sulle lastre di pece e di vetro che vengono toccate e colpite, nella limatura intorno a una calamita e nelle singolari congiunzioni del caso”; come una connessione che regola il loro disporsi e intrecciarsi, vedersi l’un l’altra e in qualche modo parlarsi, come dice Novalis nell’attacco del suo romanzo filosofico I discepoli di Sais.

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