Archive for luglio 2018

segui il capo

luglio 19, 2018

IMG-20180517-WA0029

Della mia infanzia ricordo poco, non più di una decina di episodi sparsi che stanno lì tipo paletti catarifrangenti in un mare di nebbia. Un paio di questi riguardano le estati che passammo a Castelldefels, una località balneare vicina a Barcellona. Rivivo l’inconfondibile odore di resina riarsa della pineta. Mia mamma con l’abito azzurro a girasoli, che esce di casa sentendomi arrivare e ride agitando le braccia. E un gioco che facevamo sempre in giardino con papà. Si chiamava “segui il capo”, ed era una cosa un po’ stupida che consisteva nel comporre una fila indiana e nel seguire fedelmente i passi del capofila, che però faceva di tutto per indurci in errore muovendosi con passi difficili e assurdi. Quanto mi faceva ridere. Non avrei più smesso di farlo.

la truffa della memoria

luglio 18, 2018

monica

Lasciatemi l’emozione e tenetevi pure la memoria. Io non la voglio, perché è una truffa, e non la si può nemmeno portare in tribunale perché vincerebbe lei. La memoria non è con me, è contro di me. Sono anni che provo ad allontanarla, cancellarla, l’ho anche presa a schiaffi, a spintoni, e lei subisce tutto pur di restarmi in testa come un cappello di carta velina. Io non la voglio e lei lo sa. Ma qualche volta mi cade in braccio, e mi tocca cullarla. L’ho sentita anche ridere, ieri.”

Maria Luisa Ceciarelli – in arte Monica Vitti.

 

Le venature

luglio 17, 2018

20180716_141201

La lingua delle cose mute, la parola che il prigioniero di Borges cerca di decifrare nelle macchie del leopardo, parla attraverso figure bizzarre ed è una sorta di profonda venatura che “si scorge dappertutto: sulle ali, sui gusci d’uovo, sulle nuvole, nei cristalli e nelle formazioni rocciose, sulle acque che ghiacciano, nella struttura interna e nell’aspetto esteriore delle montagne, delle piante, degli animali, negli astri del cielo, sulle lastre di pece e di vetro che vengono toccate e colpite, nella limatura intorno a una calamita e nelle singolari congiunzioni del caso”; come una connessione che regola il loro disporsi e intrecciarsi, vedersi l’un l’altra e in qualche modo parlarsi, come dice Novalis nell’attacco del suo romanzo filosofico I discepoli di Sais.

come nel mezzo di una conversazione

luglio 16, 2018

Cristina Campo Im

Di mio padre continuo a ripetermi: “È morto con tale amabilità, come nel mezzo di una conversazione…” Tutta la sua grazia, tutto il suo ritmo era riaffiorato nelle ultime settimane: tratti deliziosi, di altri tempi, e nel mezzo del martirio una nonchalance mondana. Come baciava la mano della sua infermiera – una vecchia signora – dopo ogni crisi, scusandosi. Come lodava il mio viso quando lo vedeva vicino  (e i suoi occhi di un incredibile azzurro si restringevano in un’estrema, in una severa attenzione). Come anche il suo amore per mia Madre aveva ripreso le forme della giovinezza, di quel tempo elegante, ardito. Ricordava di continuo la sua bellezza, la sua innocenza – e certi motivi musicali che li avevano legati…Amore di morente cavaliere, che mi faceva rabbrividire. Mi scusi. A nessuno scrivo queste cose. Mi sento assai male ed è difficile anche, con il cuore a pezzi, resistere tutto il giorno per non contagiare chi già tanto ha sopportato. Vorrei scrivere: versi, credo… Ma debbo cambiare casa, cercare casa, al più presto. Ho girato tutto l’Aventino per il meraviglioso silenzio che vi regna e soprattutto per essere più vicina a quel punto – nell’Abbazia di Sant’Anselmo – dove i miei l’ultima volta si riposarono circondati di una bellezza e di un amore perfetti.Guido_Guerrini

[Ciò che amo e insieme ciò che a volte mi indispone nella scrittura di Cristina Campo sta tutto in questa breve lettera ad Alessandro Spina (edita da Scheiwiller), scritta una domenica del 1965. A tratti è irritante la sua eleganza rarefatta, da tarocchi, parlando di un’agonia col mignolo alzato, la morte con nonchalance del padre, “come nel mezzo di una conversazione”. Sarà che io l’ho vissuta in modi molto diversi, tutto tranne che eleganti. Poi però arriva la confessione, secca, dispiaciuta, che tradisce l’imbarazzo, il timore di aver ecceduto nella confidenza e di aver importunato il suo interlocutore con un’intimità eccessiva: “mi scusi. A nessuno scrivo queste cose”. Un’altalena di sentimenti, ammirazione ed estraneità, riconoscimento e sorpresa, quel pudore estremo che commuove come l’ammissione di una debolezza congenita, di un’incapacità umana, il rifugiarsi nella bellezza per proteggersi dalla violenza e dall’orrore del mondo; e poi il ricordo della giovinezza come di un tempo elegante e ardito, io che da ragazzo fui timidissimo e goffo come molti miei coetanei, e ancora il desiderio di stare vicino ai suoi, là dove furono felici, come un omaggio postumo e un voto, che è un po’ anche il mio assillo…]

La lingua degli incontri

luglio 13, 2018

20180709_140231

Quando sei in autobus e fai un tratto di strada insieme a una sconosciuta che ti attrae, e la guardi cogliendo il profilo del suo collo, l’arco delle sopracciglia, il movimento della sua spalla, i tuoi sensi vengono turbati per un istante. È l’incontro con la donna miraggio, la Dora Markus che si può conoscere solo in parte, destinata a non essere colta, ma a restare impressa ispirando con la sua sola parziale apparizione. Poi quella donna esce dall’autobus e dalla tua vita ma quello che hai provato in quei momenti, quell’occhiata fugace a una completa estranea che non ti riguarda e che molto probabilmente non rivedrai mai più, quello è ciò che ti dice di scattare una fotografia.

(liberamente tratto da Cape Light, di Joel Meyerowitz, e da una scommessa fra Bobi Bazlen ed Eugenio Montale)

Una lettera d’amore

luglio 12, 2018

20180708_115517

Una lettera d’amore inedita di Tano Festa a tale Anna Maria, scritta con una calligrafia molto rigida, cartesiana, simile a quella di mio padre.

confessioni di una tisaniera

luglio 11, 2018

lic

Se avessi la bacchetta magica ora sarei a Parigi nel periodo natalizio, con un uomo di cui non direi il nome neanche sotto tortura, però italiano, io vestita con un abito nero corto con la schiena nuda, i tacchi alti ma spessi, un po’ anni ‘70, e le calze nere opache, quasi senza trucco ma con i capelli dal taglio perfetto, un cappotto di cachemire blu notte, lungo al ginocchio, austero, con grandi tasche e un voluttuoso collo ad anello di volpe nera, un paio dei miei orecchini comprati l’anno scorso e senza borsa, che è il massimo dell’affidamento che una donna può fare quando esce la sera con un uomo e che trovo uno dei messaggi più sexy e provocanti che si possano dare, una resa totale e sfrontata concessa solo al più tenace dei corteggiatori; poi dei guanti corti di camoscio nero e il mio profumo al Neroli preferito. Staremmo passeggiando lungo canal Saint Martin illuminato a festa per andare a mangiare da Fabrice a Belleville, ma già un po’ su di giri per un gin tonic perfetto bevuto sui tavolini del Denfer. Senza smancerie e senza tenerci per mano, che non è roba per me.

Ma è un mercoledì sera di luglio, io sono a casa a Roma, ho appena cenato con un’insalata di farro e una birra e sto sudando anche dal collo, fra poco vado a letto a leggere un libro che non riesco a finire da un mese e ringrazio il cielo di dormire da sola a stella marina con quattro cuscini tutti per me, tra cui quello al pino di cembro che regola il battito cardiaco e regala un sonno rigenerante e rilassante. Prima però spruzzo il profumo balsamico ai quarantuno olii essenziali che libera le narici. Ci vuole un’abilità non comune per conciliare il sé ideale con quello reale, e il segreto è proprio lo spray balsamico ai quarantuno olii essenziali.

scommessa

luglio 10, 2018

missi

Scommettiamo che vince lui lo Strega l’anno prossimo?

Cose salutari

luglio 9, 2018

cristina-campo

“Ho appena finito di rivedere il lungo saggio sulla vecchiezza ecc. È un nato sulla paglia, senza un pannolino – nel buio. Non ci sarà una sola persona, penso, che ne potrà riconoscere l’esistenza. È molto salutare del resto questo scrivere per nessuno”.

tempo

luglio 6, 2018

Sony Awards

Dal non far nulla perché tanto c’è tempo, al non far nulla perché ormai non c’è più tempo.