Archive for marzo 2019

I libri di Lorenzo

marzo 30, 2019

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Gli artisti-medici

marzo 29, 2019

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Io ho un debole per gli artisti-medici. Non so, secondo me hanno una marcia in più rispetto agli altri. Vedi Burri, Céline, Cechov, Lobo Antunes. Deve essere per una caratteristica peculiare che ha studiato molto un critico-medico, e cioè la cenestesi, cioè quella forma di autocoscienza che ci permette di percepire il nostro corpo attraverso i segnali che ci giungono dagli organi interni. Il critico-medico che si occupò di queste cose era Jean Starobinski, morto di recente, e in molti suoi saggi la cenestesi ha un posto di riguardo. Penso a la Scala delle temperature, un libriccino edito dal Melangolo il cui sottotitolo, che purtroppo nell’edizione italiana si è perso, era Lecture du corps dans Madame Bovary, perché analizzava il capolavoro di Flaubert attraverso la dominante calorica, le sensazioni di calore o di freddo provate dai protagonisti.

Ma cos’è la letteratura, se non un’elaborata auscultazione di sé? Alla base di tutto c’è il bilinguismo arte-scienza, una naturale vocazione multidisciplinare, e in Starobinski anche un posto che l’ha favorito, la sua città, Ginevra, luogo di confine, centro cosmopolita ma insieme ai margini delle usuali tratte turistiche (tanto che non esiste una guida specifica che la riguardi), nonché sede della prima cattedra di letteratura comparata della storia della letteratura. Battiti, palpitazioni, vertigini, brividi, sono indagati come indizi di una personalità, espressioni di un linguaggio più profondo e privo di infingimenti, non contaminato dalle convenzioni, che estende il terreno di studio alla dimensione “intracorporea” come se la sensazione, rifluendo sul soggetto, cercasse di percepirsi incorrotta alla fonte.

Non fa qualcosa del genere anche Mauro Covacich, in Di chi è questo cuore, riferendo ogni accadimento della sua vita alla coscienza elementare del corpo, che gli ricorda i propri limiti? Sarà per questo, e per il mio bisogno compulsivo di “collocare” le scritture, di assegnargli delle precise coordinate spaziali, che ora sento un gemellaggio ideale tra il Villaggio Olimpico di Roma, dov’è ambientato il romanzo del triestino, e rue de Condelle 12 a Ginevra, dove viveva Starobinski? Ricordo che da ragazzo mi colpiva tanto l’abitudine del giornalismo politico televisivo di parlare per indirizzi: Piazza del Gesù per dire Democrazia Cristiana, via delle Botteghe Oscure per il PCI, come se in quei toponimi si celasse una formula magica e misteriosa che mi sforzavo di decifrare. La Renault 4 rossa col corpo di Moro parcheggiata dai brigatisti in via Caetani, proprio a metà strada dei due interlocutori più intransigenti, come un atto d’accusa topografico alla linea della fermezza. 

E poi da adulto l’amore per i libri di Peter Altenberg, la cui proverbiale asciuttezza espressiva lo aveva portato a scrivere della donna amata solo il nome e l’indirizzo, e per i romanzi di Mercè Rodoreda, in cui l’indirizzo acquista il rango di titolo, come Piazza del Diamante, o Via delle Camelie. E infine i brividi miei, nello scoprire gli aneddoti apparentemente senza senso che “legano” due autori amati solo perché i loro destini si sfiorarono in un momento e in un luogo preciso. Come il padre di Starobinski, medico, che constatò il decesso di Robert Musil, suo vicino di casa a Ginevra, il 15 aprile 1942, o la madre di uno dei migliori amici e compagno di classe del piccolo Jean che si chiamava Felice Bauer (“Purtroppo lo seppi tardi, dopo aver tradotto e commentato La colonia penale. E pensare che ci aveva preparato tante buone merende”).

 

vanire

marzo 23, 2019

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Accanto alla storia, che ferma via via le azioni degli uomini, le rinchiude, le rende inoperanti, c’è il fantasma della storia: il grande buco, il vuoto che assorbe via via le azioni che sfuggono alla storia, e le annienta. (…)

Arnoldo Böcklin preparava le sue tele in grigio; poi, con una spugna intrisa d’acqua, abbozzava a grandi masse la composizione che aveva in mente; infine si sedeva e contemplava a lungo quel prefantasma della sua nuova opera. Se l’umido abbozzo lo contentava, tornava su col colore e ne fissava la traccia; se no, lasciava che questa, a poco a poco, vanisse.

Opere che entrano nella storia – opere che entrano nel fantasma della storia.

Anche i ricordi, lentamente ma inesorabilmente, vaniscono.

(Alberto Savinio, “Dico a te, Clio” )

Escher sull’Hudson

marzo 22, 2019

Hudson Yards

Gli extracomunitari con cittadinanza italiana

marzo 21, 2019

salvi

Relazioni politiche

marzo 20, 2019

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la festa

marzo 19, 2019

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Andammo a una festa fuori città e lui si mise a parlare tutta la sera con una. Poi le demmo un passaggio e portarono a casa prima me “perché sei di strada”.

Avvertenze

marzo 14, 2019

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l’altro Campana

marzo 12, 2019

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AAA vendesi casa Roth

marzo 11, 2019

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È in vendita a 3,2 milioni di dollari la casa studio di Philip Roth (140 mq) sulla 79th ovest, compresi molti degli arredi, dalla scrivania su cui scrisse le sue opere degli anni 90 come Pastorale americana, alla sedia Eames in soggiorno. A me basterebbe quest’ultima.