Archive for the ‘citazioni’ Category

l’arte della stroncatura 2

dicembre 6, 2016

rab

“Non c’è pagina, ma che dico? non c’è frase, non c’è parola (così come, d’altra parte, non c’è situazione o personaggio) del breve ma interminabile romanzo che non sia intrisa d’ovvietà, che non sia, anzi, l’ovvietà stessa fatta a suono e grammatica, l’incarnazione, la discesa in terra del più puro concetto di ovvietà”.

(Giovanni Raboni su Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro)

niente favole

novembre 29, 2016

masa

Volevo intendere che qui non c’è una bella favola e vana, ma la vita comune d’ogni giorno, poveri riflessi umani ignari di accumularsi attorno a quelle grandi azioni […]”

(Roberto Longhi)

citazioni

ottobre 27, 2016

peter.jpg cara

Due deposizioni: quella di Simone Peterzano in San Fedele e quella di Caravaggio alla Pinacoteca Vaticana. Peterzano fu il primo maestro di Caravaggio, e la sua deposizione è del 1584, cioè poco prima che lo prendesse come garzone nella sua bottega milanese. Secondo me il Merisi la vide e se ne ricordò vent’anni dopo a Roma, quando si cimentò con lo stesso soggetto, soprattutto per il dettaglio dello spigolo della pietra angolare che sbuca e che si riflette nel gomito di Nicodemo come effetto tridimensionale (un espediente simile a quello della fiscella dell’Ambrosiana che sporge dal tavolo). Poi anche il braccio spiombante, va beh, ma lì c’è più Raffaello e prima ancora i rilievi di Meleagro nei sarcofagi romani (e dopo verrà la pietà laica del Marat di Jacques-Louis David, il bisnonno del parrucchiere).

i postumi della scrittura

ottobre 20, 2016

ottobre

Questi pezzi sul blog a volte li scrivo con qualche giorno d’anticipo, e poi li programmo affinché escano in una data e un’ora prefissate. Per esempio questo lo sto scrivendo alle 14.27 del 29 settembre, e sarà pubblicato quasi un mese dopo. Lo faccio perché prima ne avevo scritti altri e perché voglio che ne esca uno al giorno. Non so quanto tempo ancora andrò avanti, ma magari quando morirò il blog continuerà a vivere e ad essere aggiornato, come le unghie che crescono dopo che il cuore cessa di battere.

idem

ottobre 19, 2016

emily

This is my letter to the World
    That never wrote to Me –
The simple News that Nature told –
    With tender Majesty
Her Message is committed
    To Hands I cannot see –
For love of Her – Sweet – countrymen –
    Judge tenderly – of Me

l’esergo di un libro di Hrabal

settembre 26, 2016

hrabal

sono le avvertenze di una lavanderia.

 

il fuoco dentro

settembre 16, 2016

vincenttheo-van-gogh

«Uno ha un grande fuoco nell’anima e nessuno viene mai a scaldarsi, i passanti non scorgono che un po’ di fumo in cima al comignolo e se ne vanno per la loro strada. E allora che fare, ravvivare questo fuoco interiore, avere del sale in sé, attendere pazientemente – ma con quanta impazienza –, attendere il momento in cui, mi dico, qualcuno verrà a sedersi davanti a questo fuoco, e magari vi si fermerà».

(Vincent Van Gogh al fratello Theo, 22-24 giugno 1880)

La storia del dito

settembre 11, 2016

pala

 

Un mio amico una volta lavorava allo smistamento bagagli per una compagnia aerea all’aeroporto di Seattle. I bagagli scorrevano su un nastro trasportatore, etichettati per voli che andavano a Parigi, con coincidenze per Londra. Roma. Atene. Valigie dirette a Singapore e a Hong Kong. E questo amico lo pagavano per prendere le valigie e sbatterle su un carrello. Qualcun altro poi guidava il carrello verso un aeroplano in attesa, e quindi il bagaglio se ne andava a vedere il mondo. Il mio amico no. Lui se ne stava nei sotterranei dell’ aeroporto di Seattle, ad acchiappare qualsiasi cosa gli passasse davanti sul nastro trasportatore. Il nastro in sé era fatto di una tela spessa rivestita di gomma nera, e così consumato che in certi punti si erano aperti dei buchi. Il nastro scorreva, ed era facile, afferrando una borsa, che un dito ti scivolasse in uno di questi buchi. Quasi tutti gli addetti allo smistamento portavano guanti di tela spessi. Altrimenti il nastro poteva anche staccarti un dito. Questo mio amico aveva bisogno di soldi, per fuggire e viaggiare. Per rimettersi a studiare, magari. Secondo le norme del suo sindacato, se un addetto allo smistamento bagagli perdeva l’ anulare della mano destra sul lavoro riceveva un indennizzo di diecimila dollari. E allora questo mio amico smise di mettersi i guanti. Diecimila dollari. E cominciò a tenere d’ occhio i buchi. (more…)

Cortázar su Bud Spencer

agosto 1, 2016

 

pur di non

luglio 28, 2016

lan

Ultimo forse rappresentante genuino della gloriosa nobiltà meridionale, io sto da solo in questa casa crollata più che per metà, e che seguita a crollare un poco ogni giorno, in cui il vento si insinua gemendo, sufolando, facendo garrire le pendule tappezzerie. Ormai, pel volger dei tempi, povero in canna, mi scaldo la minestra da me, poi passeggio infaticabilmente nelle sale vuote, più sovente in cucina a causa del freddo; e tutto pur di non lavorare, che sarebbe cosa vergognosa, ma in specie direi pur di non vivere“.

(Biere du pecheur)