Archive for the ‘obituario’ Category

Essere platonici

settembre 8, 2017

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Quello che ci succede non è mai solo nostro. Le cose importanti della vita, crescere, scoprire il mondo, innamorarsi, fare un figlio, le vittorie e le sconfitte, la sofferenza, la malattia, invecchiare, sentirsi solo, perdere i genitori, aver paura della morte, ognuno le vive in modo assolutamente personale, irripetibilmente suo, ma anche a nome di tutti.

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Tornare

agosto 31, 2017

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– Zio, quando torna il nonno?

– Non torna più, amore.

– Ma non torna neanche quando smette di non tornare più?

 

Chidda buttana

agosto 3, 2017

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Duoppu sessant’anni ri vita annau via. Ma no pi celu chi idda nun ci credeva. U sapi Iddu unni si nannau meo mugghìeri. Gli ultimi tempi mi diceva portami a mmari, ma io nun ci a facevo. Accussì quannu morì haju scelto a cresia cchiù vicina a mmari e i fici u funerale. Meo mugghìeri era bona, non era una donna tinta. Uara iu sugnu ca e penso a idda, e penso ma picchì nun moru? A morti arriva a tradimento, chi quannu l’aspetti nun cc’è mai. Accussì cambio strategia, penso vogghiu vìviri, ma a morti jè buttana caru miu, mai darle firucia, mai.

Obiit

maggio 13, 2017

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Oggi, 29 anni fa, moriva il James Dean del jazz.

il mio epitaffio

aprile 19, 2017

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amò il nulla e ne fu ricambiato

Caraco

marzo 28, 2017

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Scriveva in modo così duro e intransigente Albert Caraco, contro le donne, il piacere, la felicità, ma nel fondo il suo animo era gentile, e infatti ebbe la delicatezza di aspettare che fossero morti entrambi i genitori prima di togliersi la vita. Che nome Caraco, per un madrelingua spagnolo suona come un’imprecazione, quasi un rutto tridimensionale. Voleva tanto assomigliare a Cioran, il suo modello di stile, con la sua scrittura senza sconti e senza orpelli, voleva essergli amico e gli spediva tutti i suoi libri con dediche affettuose sperando che lo considerasse un suo pari, e invece il rumeno lo teneva a distanza come uno scocciatore qualsiasi, solo perché non aveva un grande talento. Insomma, mi sa che ho un’altra casa da andare a vedere a Parigi, questa volta in una zona non mia, vicino all’Arco di Trionfo, anche se a giudicare da google street view (34, rue Jean-Giraudoux) sembra una costruzione molto recente, troppo se si considera che Caraco ci abitava da subito dopo la guerra (forse per questo manca la placca commemorativa).

Fu Felice

marzo 28, 2017

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Nel cimiterino di un paese scucchiaiato sulla montagna, una volta vidi la lapide di una signora che si chiamava Maria Corvi fu Felice.

omaggi

gennaio 9, 2017

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Buona fine e buon inizio

dicembre 31, 2016

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Fra poche ore finirà il 2016. In teoria dovrei essere contento di archiviare quest’anno di merda, il più brutto della mia vita, l’anno in cui è morta mia madre, eppure un po’ mi spiace di lasciarlo andare. Il 2016 è stato sì l’anno in cui è morta, ma anche l’ultimo anno della sua vita, e domani, nel 2017, dovrò dire “l’anno scorso è morta mia madre“, come di un evento remoto, sbiadito dal passare del tempo. Invece quest’anno è morta ma è stato anche l’anno in cui l’ho vista spesso, proprio perché sentivo che la sua fine era imminente, e per sette mesi lei c’è stata, lo ha vissuto, commentato, detestato per il suo aspetto terminale, e in alcuni momenti ci si è pure aggrappata con le forze residue sperando in qualche miracolo impossibile. A volte questo la rendeva triste e malinconica, pensierosa come in quella foto rubata che le feci sul dondolo, in cui dava l’idea di una solitudine inscalfibile, a volte invece ci scherzava su, e io ho cercato di starle vicino, nella sua casa, per parlare, farle compagnia, mentre lei mi diceva ma esci un po’, ti annoierai, e invece restavo per guardarla e imprimermi nella memoria i tratti del suo viso, il suono della sua voce, i suoi gesti quotidiani, perché temevo di scordarmela presto com’è successo con mio padre, che ogni tanto guardo nelle foto e stento a riconoscerlo come fosse un estraneo; e le chiedevo della sua giovinezza, di prima che si sposasse, di quando non era mia madre, cercavo d’immaginarla come una ragazza qualsiasi, una bella mora piena di sogni e paure che partì da una baracca sulla spiaggia di Barcellona e che lì è tornata ottantatrè anni dopo, con le sue ceneri.

Buona fine e buon inizio!”, auguravano oggi le cassiere del Carrefour. Ma non tutto ricomincia subito dopo essere finito. Non la morte di una madre, per esempio. Però bisogna tirare avanti lo stesso, far buon viso a cattivo gioco, perché il mondo non aspetta nessuno, e dopo le parole di circostanza ti volta le spalle e prosegue il suo corso. Morto un anno se ne fa un altro, sì, e domani anche il 2016 finirà nei libri di storia, con le sue piccole e grandi tragedie, le sorprese i progetti le illusioni i lutti, tutto tranne i nostri sensi di colpa, che ci seguono fin nella tomba.

il sangue non è acqua

novembre 26, 2016

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Mio padre si chiamava Roberto e faceva l’avvocato. Nel suo campo era considerato uno dei migliori, scrupoloso e preparato. Un giorno gli chiesero di coordinare un pool di legali, commercialisti e fiscalisti per lo sbarco di McDonald’s in Italia. Era un affare enorme, molti suoi colleghi avrebbero fatto carte false per essere al suo posto, in ballo c’erano un sacco di soldi, l’apertura di tanti negozi in tutto il paese. Lui si prese un po’ di tempo per pensarci e alla fine sparò una parcella esagerata, fuori mercato, perché in realtà non voleva farlo, così quei manager si rivolsero a un altro studio legale. Ricordo che poco dopo, commentando la cosa con un amico a cena, pronosticò con tono di sufficienza un fallimento sicuro. “Figurati se possono piacere quei panini di plastica, col palato raffinato che abbiamo noi italiani“. Ecco, io non ho la sua stessa fiducia nel gusto superiore dei connazionali e non sono neppure bravo come lui nel mio campo, però ho ereditato il suo fiuto infallibile per gli affari.