Archive for the ‘spigolature’ Category

Show and Tell

dicembre 12, 2017

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Questo è un fotogramma di Taxi Driver, tratto dalla scena in cui Travis entra allo Show & Tell, un teatrino di peep show a Manhattan dalle parti della malfamata (a quei tempi) Hell’s Kitchen, precisamente al 737 dell’ottava avenue (fra la 46esima e la 47esima). Oggi quel locale non c’è più, hanno demolito l’intero isolato, e tutta la zona è praticamente irriconoscibile rispetto a com’era nel 1976. Peccato, perché qui Robert De Niro conobbe la sua prima moglie, l’attrice Diahnne Abbot, che faceva una piccola comparsata come stand girl del locale. Il loro matrimonio durò dodici anni ed ebbero un figlio, Raphael,raphche prese il nome dall’albergo romano (quello delle monetine di Craxi) in cui fu concepito poco dopo la fine delle riprese. Show & Tell, mostra e racconta, rammenta in parte la regola aurea della scrittura in America da Carver in poi, che invita a non spiegare nulla al lettore ma a fargli intuire il senso del racconto (o il carattere di un personaggio) dal semplice sviluppo dell’azione. Che poi, l’unica intuizione lecita di ogni storia è che il grande motore delle storie è proprio l’illusione che esista un obiettivo, o una finalità, mentre le storie hanno un corso ma non un senso. Ecco, io in quel punto della città,lottooggi transennato da manifesti pubblicitari in attesa che venga su l’ennesimo glass and steel building, avrei messo un cartello con scritto “qui sorgeva…”, per raccontare il corso di una storia che ha emozionato tante persone e per restituire una traccia del suo passato a questa città senza memoria. Una storia fatta di affreschi di un’epoca lontana e di piccoli sentimenti privati, di luoghi scomparsi e di amori finiti, ma che qualcosa di importante e duraturo ha lasciato lo stesso.

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Come vorrei essere ricordato

dicembre 7, 2017

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Prove tecniche di epurazione

dicembre 5, 2017

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Una petizione on line lanciata giovedì 30 novembre dalla sig.ra Mia Merrill, e che al momento conta quasi novemila firme, ha chiesto ufficialmente al Metropolitan Museum di New York di rimuovere l’opera di Balthus intitolata Thérèse Dreaming, del 1938, perché “the artist had a noted infatuation for pubescent girls and the painting is undeniably romanticizing the sexualization of a kid”. La nuova arte degenerata.

omaggio al modello

dicembre 1, 2017

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Il vecchio calvo che fece da modello a Orazio Gentileschi per le figure di Abramo e San Gerolamo si chiamava Giovanni Pietro Molli ed era un pellegrino palermitano settantatreenne che nel 1611 si trovava a Roma. Sappiamo molto di lui perché testimoniò nel processo per stupro contro Agostino Tassi, e raccontò che il padre di Artemisia quel giorno era assente perché stava ritraendo lui, in sedute di posa lunghissime dato che era molto lento nel dipingere (e forse per questo la posa di San Gerolamo era stabile, con gli appoggi del teschio e della roccia).

Era proprio logorroico

novembre 20, 2017

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Una cartolina di David Foster Wallace a Don DeLillo (che oggi fa gli anni)

l’edicola del villaggio

settembre 29, 2017

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L’edicola del mio quartiere ha chiuso. Era l’unica. In teoria stava in un’ottima posizione, davanti all’uscita del Carrefour aperto 24 h, quindi con un traino fenomenale, ma ci vedevo lo stesso pochissima gente. Ora mi toccherà fare un chilometro a piedi e andare in quella di via Pinturicchio a comprare i giornali. In genere ci passavo il sabato o la domenica mattina presto per prendere gli inserti letterari. Quell’edicola era gestita da due ragazzi sui 35 anni e dai loro genitori. Con uno dei ragazzi avevo legato un po’, ci scambiavamo quattro chiacchiere sul cane, le vacanze, cose così. Con la sua barba folta e il codino aveva l’aria di un fricchettone serafico, molto pis&lov, sempre gentile e disponibile con tutti. Negli anni da lui comprai migliaia di figurine per il piccolo, e poi Gardenia o Dove per Chiara e riviste letterarie per me. Gliel’avevo detto che scrivevo, e infatti a volte mi faceva controllare se era uscito un mio articolo su l’Unità così da comprarlo solo in caso affermativo. Poi gli raccontavo dei miei problemi coi giornali che fallivano, chiudevano o non pagavano o pagavano una miseria, speravo con questo di fargli sentire la mia vicinanza, dato che la sua attività non poteva dar utili ed era evidente che avesse le ore contate, ma lui ascoltava senza far commenti, glissando educatamente, come se quei casini non lo riguardassero. Mi faceva un po’ tenerezza, perché avevo l’impressione che non fosse sincero, tipo sulle vacanze, che diceva di voler fare in posti esotici con viaggi costosi, come se si vergognasse ad ammettere di avere difficoltà. Forse ai suoi occhi ero solo un cliente, e coi clienti non si parla dei propri problemi. Anch’io quando avevo il negozio facevo lo stesso. Non è facile riconoscere il proprio fallimento, si tira fino all’ultimo fingendo tranquillità e benessere, eppure quanto siamo più vicini agli altri quando mostriamo le nostre debolezze. Ora chissà dov’è finito, che lavoro fa.

Fuori posto

settembre 25, 2017

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Sentirsi fuori posto ovunque, tranne che in mezzo ai libri.

(foto di Gabriel Casas, El dia del libro, Barcelona, 1932)

somiglianze

settembre 18, 2017

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Questo è Vittorio Bonanni con suo figlio Huch, di origine cambogiana. Vittorio era il caporedattore culturale a Liberazione. Quando avevo un’idea per un pezzo chiedevo prima a lui se interessava, concordavo le battute, lo scrivevo e infine glielo spedivo per la pubblicazione sul giornale. Per anni il nostro fu un rapporto esclusivamente epistolare, non sapevo che faccia o voce avesse, poi quando mi trasferii a Roma ci incontrammo in un bar e scoprimmo di avere in comune un ragazzino cambogiano: lui suo figlio, ed io il figlio della mia compagna. Non solo, scoprimmo pure che erano stati nello stesso orfanotrofio insieme, anche se per pochi mesi, dato che suo figlio ha sei anni più del figlio della mia compagna. Il dettaglio più curioso, al di là della coincidenza che frega giusto a me, è la somiglianza impressionante fra padre e figlio, come evidenziato da questa foto. Si dice spesso che la paternità è un fatto culturale più che biologico, tant’è che quando un padre scopre di non essere il padre biologico di suo figlio perché la moglie lo tradì, di solito disconosce la moglie e non il figlio, ma forse bisogna ammettere che le due cose sono meno distinte di quanto si creda.

l’effetto dei dolci carichi

settembre 16, 2017

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Ci sono persone che mi fanno l’effetto dei dolci molto carichi: al primo morso la delizia e l’entusiasmo, al terzo lo stranguglione, al quinto la mappazza.

 

tipi di felicità

settembre 11, 2017

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Per gli anglosassoni happy deriva da happen, nel senso che è felice colui a cui succedono tante cose. Io mi riconosco di più in quella pagina del diario del Pontormo che dice “oggi feci non so che”, o nel Perec del Tentativo di esaurimento, che preferisce osservare quello che accade quando non accade nulla.