La Boole dell’acqua calda

giugno 6, 2017

George_Boole

Tutta colpa di Boole. George Boole.

Io pensavo fosse una perversione solo nostra, tipo guelfi e ghibellini, Coppi e Bartali, panettone o pandoro, e invece no, è un problema mondiale che riguarda tutti per via di quel tizio lì. Basta vedere la formazione dei trending topics su twitter, come si sviluppano, le contrapposizioni che generano, le tifoserie.

Sì, è tutta colpa di Boole, il matematico inglese dell’800 considerato il padre dell’informatica, perché a furia di smanettare su internet abbiamo finito per introiettare le stesse logiche di un pc, il sistema binario basato sulla sua algebra astratta ed elementare, in cui tutti i componenti sono a due stati (sì/no, on/off, vero/falso, mi piace/non mi piace) e le informazioni sono rappresentate mediante le cifre 0 e 1.

Tertium non datur, neanche per sbaglio, ecco perché per qualsiasi argomento in discussione sembra che esistano solo due opzioni praticabili: pro o contro, e la categoria della complessità va a farsi benedire. Ciononostante, la tentazione di schierarsi ugualmente a volte è fortissima, e va di pari passo con la consapevolezza che se partecipo a uno di quei dibattiti tutta la ciurma delle mie negre ombre junghiane prenderà il sopravvento, ed io, come Benito Cereno, so fin dall’inizio che a salvarsi sarà la parte più idiota di me. Petaloso, i vaccini, la scarcerazione di Riina…

prove d’orchestra

giugno 5, 2017

rennes

L’anima ancora sepolta“, diceva Hippolyte Taine del neonato di Rennes. Eppure è viva quell’anima, c’è tutto un mondo dietro quelle piccole palpebre chiuse. Pare infatti che i neonati sognino già, e sognino spesso. Sono sensazioni più che immagini e storie, semplici impulsi elettrici di attività neuronali, come se in qualche modo quel cervellino si stesse allenando a compiere operazioni più complesse, come un’orchestra che accorda gli strumenti e prova qualche nota prima di arrivare all’esecuzione della sinfonia.

Perdersi

giugno 1, 2017

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Per me il paradiso è un posto pieno di strade alberate, di panchine, di pasticcerie, di abbaini, di libri e reminiscenze letterarie. Ecco perché torno sempre volentieri a Parigi.

Ieri già col taxi preso a Orly mi sarei fermato a ogni angolo: riconoscevo la fermata del metro di Alesia e avrei voluto deviare per lo studio di Giacometti, o per la casa di Walter Benjamin in rue Benard 23, o per il leone di place Denfert Rochereau tanto caro a Cortazar, che abitava anche lui nei paraggi. Non ho potuto fermarmi, ovviamente, ma mi son rifatto dopo esser passato in albergo, zigzagando a piedi per ogni traversa fino a rinunciare del tutto alla passeggiata che mi ero prefissato. Leggi il seguito di questo post »

de me fabula narratur

maggio 29, 2017

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Per un esordiente, la promozione del proprio libro è un momento inebriante, una giostra di complimenti e felicitazioni da cui non si vorrebbe mai scendere. Nel giro di poco tempo passi dall’essere l’ultimo degli everyman a firmare autografi come una star, e tra festival, recensioni e interviste hai l’impressione che tutta Italia parli di te, ti cerchi, ti desideri.

Del mio primo romanzo si parlò in una trentina di recensioni su carta e circa altrettante in rete, oltre a diverse interviste e qualche passaggio televisivo, tipo Marzullo e Unomattina sulla Rai, il TG 5 notturno e un dibattito sulla lingua a Class Tv. Lo presentai nelle maggiori città, ma l’accoglienza più calorosa la ricevetti in provincia, dove l’offerta culturale è meno ricca e la presenza di uno scrittore è vissuta come un evento. Leggi il seguito di questo post »

Rileggendo Danubio

maggio 25, 2017

magr

La scena è la seguente. Siamo nell’estate del 1983, a Kierling, un piccolo paese vicino a Vienna. Claudio e alcuni suoi amici stanno facendo un viaggio in macchina seguendo il corso del Danubio.

Claudio è l’io narrante di tutta la storia, ha quarantasei anni e insegna letteratura tedesca all’università di Trieste. Era da un po’ che progettava questo viaggio, ma ha dovuto attendere che i figli diventassero grandi per concedersi questo lusso. Dei suoi amici invece non sappiamo granché.

Uno si chiama Gigi, ed è un saggista e un gastronomo. Poi c’è Amedeo, uno scienziato, più precisamente un sedimentologo, che sta stendendo una relazione sulle sorgenti del grande fiume mitteleuropeo, per cui nel suo caso quel viaggio riveste anche un interesse professionale. Ha la corporatura massiccia ma la sua penna non è priva di grazia, “si posa lieve e precisa sui particolari come una farfalla sui fiori”. Leggi il seguito di questo post »

Vico Crema

maggio 24, 2017

vico

Vico Crema, l’indirizzo di una delle case chiuse più note di Savona, frequentata anche dal giovane poeta Camillo Sbarbaro, un eldorado infantile e goloso dove ai primi del Novecento si davano appuntamento i desideri e le vergogne degli uomini.

come se io fossi ancora qua

maggio 23, 2017

ungar

Domani e poi domani quei giorni continueranno a splendere per conto loro, come se io fossi ancora qua o come quando morirò, ora o tra mille anni indifferenti e uguali, e per ogni domani separati da me, irrecuperabili come il suo sguardo

(Raffaele La Capria, Ferito a morte)

il miglior assolo vocale della storia della musica

maggio 19, 2017

clare

«Il 21 gennaio 1973 venni invitata allo studio 3 di Abbey Road. A malapena avevo sentito parlare dei Pink Floyd. La canzone che dovevo eseguire si sarebbe chiamata The Great Gig in the Sky e l’album – forse! – The Dark Side of the Moon. La band mi fece sentire questa sequenza scritta dal tastierista Richard Wright. “Non cantare nulla“, mi dissero. “Improvvisa“. Immaginai la mia voce come una chitarra solista e mi sentii come una Gospel Mama. Dopo poche registrazioni il gruppo era soddisfatto e potei tornare a casa con la retribuzione che mi spettava. Era domenica e presi paga doppia: per tre ore di lavoro, 30 sterline […] A parte David Gilmour, gli altri componenti della band sembravano terribilmente annoiati da tutta quella storia del disco. Mi dissi: “Questa registrazione non vedrà mai la luce!“»

(Claire Torry)

Il primo giorno che ebbi la moto

maggio 19, 2017

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Ventotto anni fa comprai questa moto, una Honda Revere 650 grigio antracite. Il pomeriggio che me la consegnarono faceva un caldo orribile, l’asfalto ribolliva ma io mi sentivo al settimo cielo. La moto era bellissima, tutta lucida da specchiarsi, e appena aprivo il gas partiva a razzo. Allora chiamai un’amica che mi piaceva e facemmo un giretto insieme. Appena acceleravo lei si stringeva a me, sentivo il suo seno appoggiarsi alla mia schiena, così presi ad andare un po’ a singhiozzo apposta, finché assetati ci fermammo in un bar a bere qualcosa e chiacchierare. Dopo pochi minuti venne il cameriere a chiedermi se la moto scura parcheggiata fuori fosse per caso la mia. Annuii con un sorriso orgoglioso, sicuro che mi volesse fare i complimenti, e invece mi disse che il cavalletto aveva bucato l’asfalto e la moto era caduta.

Da allora ho cambiato casa, città, fidanzata, lavoro, sono diventato orfano, ho preso quasi venti chili, ma quella Honda Revere è ancora con me, e insieme abbiamo percorso oltre centomila chilometri, più di quanti era programmata per contarne.

codici e decodifiche

maggio 18, 2017

polic

Riporto questo post di Gilda Policastro dato che l’ha già pubblicato Giulio Mozzi su Vibrisse, il bollettino letterario che cura da anni. Mi interessa perché trovo molto rivelatori alcuni suoi passaggi. Penso a parole come “sforzarci“, “godimento facile“, “facilitare la comprensione“, “decodificare“, “lettori impreparati“, e infine all’affermazione (contenuta in una domanda retorica) sulla lettura (di libri non commerciali) come “un’esperienza intellettuale” che necessita di “qualche spazio di riflessione, approfondimento e […] di un dizionario?

La mia impressione è che qui Gilda, parlando di godimento facile, ce l’abbia soprattutto col mito dell’intuizione, quello che Adorno attribuiva al lettore occasionale, un po’ sprovveduto, per il quale lo scopo di un’esperienza estetica non è la ricerca di un senso, ma il desiderio di evasione e di facili emozioni (“dietro il culto dell’intuibilità è in agguato la convenzione piccolo borghese del corpo che resta sul canapè mentre l’anima si slancia in alto: l’approccio all’arte deve essere rilassamento che non costa fatica“). Leggi il seguito di questo post »