non solo motori di ricerca

giugno 26, 2019

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le nespole

giugno 25, 2019

nespole

Amo le nespole che danno il meglio di sé e acquistano le ali cadendo. Quelle che maturano soltanto nel breve spazio tra il ramo e il suolo; che si staccano acerbe, maturano violentemente nel tempo di un respiro e trasmigrano come anime, lasciando sul terreno solo una poltiglia silenziosa.

ride ride, che mamma l’ha fatta gnocca

giugno 24, 2019

ann

Sport estremi

giugno 10, 2019

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“quanto ancora oggi ci sia bisogno di letteratura […] una letteratura che dia schiaffi, alle volte anche dei calci in bocca ben assestati“. dall’ascia per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi, siamo passati direttamente al kick boxing.

univocità

giugno 6, 2019

mancuso

“Il regno vegetale complessivamente può sopravvivere senza di noi, ma non il contrario. Solo prendendo atto di questo possiamo salvarci”

(Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale)

guardarsi attorno

giugno 5, 2019

troi

«C’è chi sostiene che per raccontare belle storie basta guardarsi attorno. Io non ci credo, perché se così fosse i vigili urbani sarebbero tutti Ingmar Bergman» (25 anni senza Massimo Troisi)

dillo coi libri

giugno 4, 2019

suona

Una delle più toccanti figure di pirla della letteratura universale, racconto molto amato da Kafka che ne consigliava la lettura a Felice Bauer, una specie di messaggio in codice.

Tutti et ciascheduno li libri

giugno 3, 2019

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Tipi di selfie

Mag 29, 2019

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Il dativo etico è il selfie linguistico (“dove mi andavi con la moto?”), così come il sovranismo è il suo correlativo politico (e la tv di Zoro quello mediatico, col suo faccione perennemente in primo piano come stigma).

Disattendere le aspettative

Mag 28, 2019

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Un giorno Tiziano Scarpa, con un affettuoso messaggio privato che apprezzai molto, mi invitò a scrivere il libro che avrei voluto leggere. Cercava di spronarmi, di vincere le mie titubanze, e per certi versi ci riuscì, dato che poco dopo esordii, ma la verità è che nessuno scrive mai ciò che vorrebbe leggere, si scrive solo ciò che si è capaci di scrivere. Anni fa lessi Stoner di John Williams, un libro che speravo da tanto tempo di leggere, un libro che non sarò mai capace di scrivere. Stoner vendette parecchio in tutto il mondo, anche da noi. All’inizio, quando uscì la prima volta nel ’65, non se lo filò nessuno. Poi, quando lo ristamparono nel 2012, esplose. Io so che il numero di copie vendute non indica la qualità di un libro, e neppure il suo contrario, però sono convinto che qualcosa indichi. Non so bene cosa. Si dice che i best seller diano alla gente quello che vuol sentirsi dire. In parte forse è vero, ma esiste pure il suo contraltare pseudo-positivo, il libro che piace ai critici perché gli dà quello che si aspettano: le scritture crude e disincantate, dell’autore che ti maltratta (“quanto oggi ci sia bisogno di una letteratura che dia schiaffi, alle volte anche dei calci in bocca ben assestati”), che ti spiega il mondo senza essere mai uscito dal raccordo anulare, quello che parla solo di degrado e sopraffazione, come se bastasse ritrarre un cesso abbandonato sul marciapiede per “cogliere la verità della vita”. O i romanzi dei funamboli dello stile, dei pastiche linguistici da virtuoso erudito che gioca con tutti i registri, come se il miglior basket fosse quello degli Harlem Globetrotter. E poi ci sono i libri di qualità che disattendono le aspettative del pubblico, eppure riescono a vendere bene lo stesso. Forse perché il pubblico non è questa entità monolitica e ottusa che si ingiuria a man bassa, ma è fatto da tante persone diverse, spesso pigre e bisognose di consolazione, ma a volte anche desiderose di essere contraddette, magari senza neppure sospettarlo.