Posts Tagged ‘Adelphi’

Ercole de Maria, o del successo

aprile 10, 2017

ercol

Una volta Tiziano Scarpa mi ha deluso, scrivendo delle cose che non mi aspettavo da lui. Ho pensato: sarà lo Strega. Si è montato la testa e si sente diverso dagli altri. Ma lui non è così. Tutta la sua vita testimonia il contrario. È uno che non è mai andato all’incasso. Anzi, se scorge qualche causa persa se ne invaghisce subito come di una bella gnocca. Forse è l’unico Premio Strega che non scrive stabilmente su un grosso giornale, e regala le sue perle sul blog del Primo amore, come questa per il centenario di Mattina. E poi sperimenta sempre nuovi linguaggi: testi per fumetti, per fiabe, per piece teatrali, per canzoni, per cataloghi di artisti contemporanei, tutte attività che lo entusiasmano ma di scarsa remunerazione, tanto che ultimamente in alcuni suoi versi è parso quasi preoccupato per il suo futuro economico (“come affronterò la vecchiaia senza pensione?“, “tiz datti da fare“). Quindi sono io ad aver equivocato, sicuro. (more…)

il mio lato Barnum

marzo 23, 2017

glass

Tenere un blog è una scelta aventiniana, e da questa posizione defilata si comprende più facilmente la smania di pubblicare di molti sans papier, gli aspiranti scrittori. Non è tanto questione di mirare a uno spazio di notorietà, di prendere la tessera del club esclusivo, quanto piuttosto di voler entrare in un discorso culturale, di essere riconosciuto come un interlocutore. Lo so, bisognerebbe fregarsene, rinunciare a tutto, comprese le proprie idee, la voglia di confrontarsi, il nome, darsi all’anonimato con passione fino alla soglia dell’invisibilità, vagheggiare la condizione infima di un bottone come Robert Walser, ma quello che mi frega, o forse mi salva, è il mio lato Barnum.

i capolavori minori

marzo 14, 2017

morge

Quando vivevo in centro a Monza andavo sempre a far la spesa al Gigantino, un supermarket molto fornito a pochi metri da casa mia. Mi piaceva soprattutto il suo nome, che cercava di ridimensionare un superlativo, come se di uno alto 159 si dicesse che è un “nanone”. Il Gigantino faceva parte di una catena di enormi mall sparsi nella pianura padana, anche se in genere si trovavano fuori dai centri abitati, proprio a causa dei grandi spazi necessari per il capannone e i parcheggi. Il Gigantino di Monza invece stava in centro, dove gli spazi liberi sono giocoforza più ridotti, e per questo motivo si era ristretto sia nelle dimensioni che nel nome con cui lo si indicava.

Anche in letteratura ci sono i Gigantini, e sono i libri che preferisco. Fuga e fine di Joseph Roth è uno di questi. Sfrutta il nome di un gigante del Novecento, ma è più una specie di autobiografia conto terzi, quella di Soma Morgenstern che era un caro amico di Roth, come se il galiziano in fondo fosse solo un prestanome, un pretesto per parlare della solitudine centrale del proprio io. Non è un capolavoro perché gli mancano le intemperanze, la spudoratezza, la dismisura dei capolavori, ma è un libro dolceamaro, a volte rancoroso, altre volte triste e saggio, che parla della difficoltà di vivere all’ombra di un genio, un libro che non si fa dimenticare e ti fa voler bene al suo autore.

sciare

maggio 9, 2016

celine-elizabeth-craig-768251_tn

La vita non riserva che pene e dispiaceri. Salvo che a quelli che sciano

(Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, pag.111)