Posts Tagged ‘Alessandro Baricco’

falso come un grande amore

ottobre 26, 2016

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Non ricordo più dove, ma in uno dei suoi libri Giorgio Manganelli raccontò una storia legata alla sua adolescenza, che demoliva un luogo comune molto diffuso sulla scrittura. Si trattava di un insegnamento che un suo professore di italiano delle scuole medie impartì a tutta la classe. Manganelli, che è stato a sua volta un maestro, seppur del registro antifrastico, cioè di quella scrittura che dice il contrario di ciò che sembra, lo recepì infatti in negativo, e ce lo trasmise per il verso giusto: come un monito. Non era stato l’unico, e neppure il primo, a ben vedere. Ricordo per esempio una lettera di FlaubertLouise Colet (del 27/2/1853) che diceva più o meno le stesse cose (sulla temperatura della scrittura, la mano fredda); sta di fatto che il Manga l’ha detta a modo suo, in quel modo inconfondibile che aveva e che era connaturato al suo carattere antipedagogico.

La questione dunque era questa: un giorno, dopo aver letto ai suoi allievi la poesia d’amore di un classico italiano dell’Ottocento, forse temendo che gli studenti si sentissero piccoli e insignificanti di fronte alla grandezza di quei versi immortali, il maestro del Manga volle rassicurarli dicendo che presto anche loro avrebbero scritto pagine memorabili, perché presto si sarebbero anche loro innamorati. Non so che effetto fecero quelle parole ispirate sul nostro, cioè se capì subito o gli ci volle un po’ per realizzare che era una cretinata. Se era molto giovane forse all’inizio ci credette, in fondo era incoraggiante e consolatorio come insegnamento, e pure molto democratico. Solo gli spaiati convinti potevano adontarsi della cosa, per tutti gli altri c’era speranza di entrare prima o poi nei libri di testo e nella memoria collettiva. Comunque l’importante è che il Manga ce l’abbia detto, e con forza. No, non è vero, la condizione dell’innamorato non è particolarmente propizia alla scrittura, anzi, è paragonabile a quella di un ossessivo compulsivo logorroico e monomaniaco che asfissia chiunque incontri con un solo argomento tolemaico, essendo assolutamente convinto che la sua bella e il loro rapporto siano al centro dell’interesse generale. (more…)

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il motore immobile dell’invidia

ottobre 14, 2016

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La prima regola del book club è non parlare male di quelli più famosi di te. È una cosa che s’impara subito, appena entrati. Il contrappasso pavloviano sarà l’accusa d’invidia tirata in faccia come una sberla. Inoltre, ricorrendovi ormai tutti, sarebbe più elegante non unirsi al coro, ma come ogni riflesso pavloviano qui non è questione di scelta, si replica istintivamente e basta. Pensavo almeno che nei casi di palese estraneità le critiche fossero ammesse, ma mi sbagliavo. Tempo fa osai esprimere qualche riserva su un’antologia dei migliori narratori degli anni zero, cioè gli esordienti dal 2000 al 2010, e lo feci perché non rientravo in quella categoria neanche a forza, avendo pubblicato per la prima volta solo nel 2011, eppure mi beccai del rosicone lo stesso, forse perché inconsapevolmente lo consideravo un’ingiustizia. Capitava lo stesso anni fa con Saviano. Chiunque non amasse il suo libro o i suoi articoli in relatà era geloso del suo successo planetario, qualità per la quale si presume non esista individuo al mondo che non si svenerebbe. (Ma poi si invidia solo la fama? E se Saviano critica Renzi, non può essere che sia invidioso della sua chioma fluente? O della sua maggiore altezza?). Senza contare l’arroganza di schiacciare qualsiasi discussione sulla contrapposizione manichea fra invidiosi ed obiettivi, salvo poi indignarsi non appena “l’invidioso” insinui anch’egli la mancanza di buona fede dell’altro, accusandolo di piaggeria. Il risultato è che alla fine tutti elogiano o criticano non per un convincimento profondo, ma per un motivo personale (la frustrazione di non avere successo o la speranza di ottenere qualche beneficio). D’altronde, non si può veder riconosciuta la propria buona fede più di quanto si sia disposti a riconoscerla agli altri. Ci si raffigura un mondo paranoico abitato unicamente da vermi striscianti che secernono bile? Ebbene: lì si dovrà abitare. E poi l’invidia come motore immobile del mondo è un’ipotesi infalsificabile, e quindi, popperianamente, inservibile ai fini della costruzione di un qualsiasi discorso che aspiri ad avere un senso. In quanto infalsificabile, l’invidia riguarda tutti, nessuno escluso, e poiché nessuno può provare di non essere invidioso, tutti lo sono a prescindere. Baricco del Nobel per la letteratura a Bob Dylan, per esempio, ma l’ho sentito dire pure di Enrico Mentana per lo stesso motivo, dato che anche lui si era dichiarato perplesso per la scelta dell’Accademia svedese. È un vizio biblico insomma, un peccato originale che risale alla notte dei tempi. Si prenda Giobbe. Ricco, felice, devoto, sano e prolifico, chi sta meglio di lui? E perché Dio lo colpisce così duramente, non è il suo servo prediletto? Forse ne è invidioso? Jung avanza questo sospetto in Risposta a Giobbe. E se non sfugge l’Onnipotente, figuriamoci un povero scrivente qualsiasi.

Premi letterari

settembre 26, 2012

La 29esima edizione del Premio letterario Riviera delle Palme, che si svolge a San Benedetto del Tronto, è stata vinta, per la sezione narrativa, da Anna Kanakis col romanzo L’amante di Goebbels (Marsilio). Secondo Alessandro Baricco con Mr. Gwyn (Feltrinelli) e terza Margaret Mazzantini con Mare al mattino (Einaudi). La Giuria Nazionale è costituita da eminenti personalità del mondo universitario e di quello giornalistico. Il presidente è il Prof. Ing. Marco Pacetti, rettore dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona; e i giurati sono il Prof. Uberto Crescenti, docente e già rettore dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara; la Prof.ssa Eide Spedicato Ionga, docente presso l’Università “G. D’Annunzio”; il Prof. Gaetano Mosci, docente presso l’Università di Urbino; il Prof. Alberto Sensini editorialista del Corsera e de Il resto del Carlino, oltre che ex direttore de La Nazione.

Baricco oratore

giugno 4, 2012

Un’ora e sei minuti, senza annoiare mai. Conosco scrittori che scambiano il situazionismo per l’animazione da villaggio vacanze, e così fanno i saltimbanchi alle presentazioni, convinti che il pubblico vada intrattenuto non tanto con le parole, ma con le smorfie, gli abiti da pagliaccio, le performance; e ciononostante li si segue con grande sforzo. Qui invece c’è un uomo in camicia seduto a una poltrona: non si alza mai, il registro è monocorde, ogni tanto beve dell’acqua poggiata sul tavolino davanti. L’unico intrattenimento è l’intelligenza delle sue osservazioni, il modo semplice con cui le esprime, la passione che trasmette. Capisci perché il suo programma sui libri aveva successo, e perché ha fondato una scuola di scrittura: sa parlare e sa farsi ascoltare. Non è un talento da poco, soprattutto se si ha intenzione di comparire in tv. Da Fazio qualche mese fa era ospite uno dei migliori scrittori della mia generazione e non aveva un briciolo di quell’attrattiva, pur essendo infinitamente più bravo a scrivere di Baricco. Il punto è che le due cose non sono connesse. La narrativa di Baricco non ha grande spessore, ma lo ascolto sempre con attenzione. Spesso non condivido quanto dice. Per esempio qui lamenta la bruttura di alcune abbreviazioni del gergo adolescenziale da sms, come fossero i sintomi di un evidente atrofizzazione del pensiero, mentre sono perfettamente in linea con le abbreviazioni antiche, perché in entrambi i casi l’economia espressiva era dettata da esigenze economiche e di spazio (come insegna l’epigrafia). Ma non conta questo, o conta fino a un certo punto. Conta che chiunque debba parlare in pubblico (e il mestiere di scrivere a volte lo comporta) ha qualcosa da imparare ascoltandolo e studiandolo, a partire da come ti fa sentire partecipe della costruzione del discorso, che non risulta mai ripetuto a macchinetta o calato dall’alto, ma sembra faticosamente imbastito lì per lì apposta per te. E vale la pena ascoltarlo anche quando dice solenni sciempiaggini, come il paragone con Del Piero (al 45’40” sostiene che l’autobiografia di Del Piero in vetta alle classifiche di vendita è come se lui giocasse a calcio in una partita importante e alla fine Sky lo premiasse come miglior giocatore del match; stabilendo così un’equazione, a lui molto favorevole, fra qualità e vendite).

L’invidia

gennaio 21, 2010

La recente scomparsa di Beniamino Placido ha amareggiato molti, me per primo. Seguivo con attenzione sia la sua rubrica giornalistica sulla tv che il programma che condusse nel 1994 insieme a Indro Montanelli (Eppur si muove) sul carattere nazionale, in cui se dovevano criticare qualcosa dicevano sempre “noi”, “noi italiani”, non se ne tiravano fuori. Poi leggevo con interesse pure le sue recensioni su Repubblica, credo infatti di aver comprato e apprezzato I 15.000 passi di Vitaliano Trevisan dopo un suo articolo. E infine imparai quasi a memoria un suo densissimo saggetto edito dal Mulino, intitolato La televisione col cagnolino, in cui analizzava il celeberrimo racconto di Cechov per illuminare tanti piccoli fenomeni attuali. (more…)