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Baricco oratore

giugno 4, 2012

Un’ora e sei minuti, senza annoiare mai. Conosco scrittori che scambiano il situazionismo per l’animazione da villaggio vacanze, e così fanno i saltimbanchi alle presentazioni, convinti che il pubblico vada intrattenuto non tanto con le parole, ma con le smorfie, gli abiti da pagliaccio, le performance; e ciononostante li si segue con grande sforzo. Qui invece c’è un uomo in camicia seduto a una poltrona: non si alza mai, il registro è monocorde, ogni tanto beve dell’acqua poggiata sul tavolino davanti. L’unico intrattenimento è l’intelligenza delle sue osservazioni, il modo semplice con cui le esprime, la passione che trasmette. Capisci perché il suo programma sui libri aveva successo, e perché ha fondato una scuola di scrittura: sa parlare e sa farsi ascoltare. Non è un talento da poco, soprattutto se si ha intenzione di comparire in tv. Da Fazio qualche mese fa era ospite uno dei migliori scrittori della mia generazione e non aveva un briciolo di quell’attrattiva, pur essendo infinitamente più bravo a scrivere di Baricco. Il punto è che le due cose non sono connesse. La narrativa di Baricco non ha grande spessore, ma lo ascolto sempre con attenzione. Spesso non condivido quanto dice. Per esempio qui lamenta la bruttura di alcune abbreviazioni del gergo adolescenziale da sms, come fossero i sintomi di un evidente atrofizzazione del pensiero, mentre sono perfettamente in linea con le abbreviazioni antiche, perché in entrambi i casi l’economia espressiva era dettata da esigenze economiche e di spazio (come insegna l’epigrafia). Ma non conta questo, o conta fino a un certo punto. Conta che chiunque debba parlare in pubblico (e il mestiere di scrivere a volte lo comporta) ha qualcosa da imparare ascoltandolo e studiandolo, a partire da come ti fa sentire partecipe della costruzione del discorso, che non risulta mai ripetuto a macchinetta o calato dall’alto, ma sembra faticosamente imbastito lì per lì apposta per te. E vale la pena ascoltarlo anche quando dice solenni sciempiaggini, come il paragone con Del Piero (al 45’40” sostiene che l’autobiografia di Del Piero in vetta alle classifiche di vendita è come se lui giocasse a calcio in una partita importante e alla fine Sky lo premiasse come miglior giocatore del match; stabilendo così un’equazione, a lui molto favorevole, fra qualità e vendite).