Posts Tagged ‘André Jolles’

reimpieghi

giugno 3, 2016

sarc

La culla del rinascimento è in una tomba, diceva André Jolles. Lo storico dell’arte alludeva ai tanti artisti come Brunelleschi, Donatello e Mantegna che s’ispirarono ai motivi iconografici dei sarcofagi romani per arricchire il proprio linguaggio formale. Si pensi alla sepoltura di Meleagro, un tema presente in molti rilievi funerari, il cui braccio spiombante fu ripreso da Raffaello e poi da Caravaggio nelle loro Deposizioni, fino a ritrovarlo in quella pietà laica che è la Morte di Marat di Jacques Louis David. Ma la riscoperta dei sarcofagi come repertorio di exempla risale già al Medioevo, ne è una prova il pulpito del Duomo di Pisa scolpito da Nicola Pisano, che citava il sarcofago utilizzato dalla madre di Matilde di Canossa come proprio sepolcro. La versatilità dei sarcofagi romani nasce anche dalla perdita della memoria circa l’identità dei titolari. Una volta disperse le ossa e cancellato il nome di chi ospitavano, quelle bare sono diventate mille altre cose. Per esempio le fontanelle di Piazza del Popolo, o delle fioriere, o mangiatoie, o altari per chiese (come nella pieve romanica di San Vito, a Ostellato), o ancora il trono del Castello Federiciano di Lagopesole, dove si dimostra che il laicismo imperiale affondava le sue radici nel paganesimo. Ma il riutilizzo più sorprendente è frutto dell’inventiva moderna, e lo si può ammirare sul Lungotevere Marzio. Lì un sarcofago strigilato è usato abitualmente come cassonetto, mentre nei casi di cronaca nera spesso succede il contrario, cioè nei cassonetti vengono abbandonate le carcasse di animali domestici e perfino i feti abortiti.

 

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Molto universo per nulla

settembre 29, 2009

Uomo-vitruviano

Mi è stato chiesto un pezzo per una rivista. Saggio o racconto, a mia discrezione, per cui ho scritto una cosa ibrida, le mie preferite. La rivista esisteva già tempo fa, poi chiuse e ora rinasce. E’ di quelle monografiche, in cui ogni collaboratore viene invitato a dire la sua su un tema comune, che in questo caso è Gli inizi. Ci ho pensato un po’ e mi sono ricordato dell’ossessione per gli inizi delle mie ex, quel continuo riandare con la memoria a quando tutto incominciò: come eravamo vestiti, dove stavamo, cosa ci eravamo detti. Forse è un tratto tipicamente femminile, soprattutto in ambito sentimentale. Il gusto di rievocare spesso il momento dell’incontro può riflettere il desiderio di scovare qualche segno del destino che legittimi il rapporto; oppure, più prosaicamente, può manifestare la volontà di aggrapparsi a quel mito fondativo per meglio sopportare la monotonia della routine. (more…)