Posts Tagged ‘Andrea Mantegna’

mani di donna

settembre 3, 2018

mani crivelli

Le mani di donna più belle in assoluto, le mani femminili per antonomasia, le mani della donna ideale per me, che io indicherei come perfette, talmente eleganti, sottili e nervose da non sembrare vere, con le dita quasi disarticolate, che pare disegnino nell’aria fitti e raffinatissimi arabeschi floreali alla William Morris, beh, quelle mani lì le ha dipinte più di mezzo secolo fa un pazzo, ma un pazzo vero, quello scappato-di-casa di Carlo Crivelli, un pittore rinascimentale cresciuto nella bottega patavina dello Squarcione, che era piena di talenti come il Mantegna, e infatti i suoi allievi li pigliava tutti piccoli, poveri e geniali come l’amichetta della Ferrante; ebbene questo scapestrato del Crivelli ha disseminato in varie cittadine del Veneto e delle Marche parecchie sue madonne con le mani bizantine, a forchetta, per esempio quella della rondine o l’angelo annunziante di Sant’Emidio, ma quelle mani non sono soprannaturali, giuro, esistono davvero, e secondo me la femminilità, la sua essenza più intima, è proprio questa cosa qui, una grazia effimera, un segreto ineffabile che noi maschi fatichiamo a credere possibile, come se non appartenesse a questa terra, all’anatomia di un essere umano, alla vita di tutti i giorni, come se non fossero di un nostro simile, e invece un bel giorno all’improvviso te le ritrovi davanti, proprio di fronte a te, al bar, due mani giovani e diafane che ti servono un caffè come fosse la cosa più ovvia e naturale del mondo.

Annunci

Quanto mi piacerebbe andarci

marzo 14, 2018

lancioinvito

l’artista bastardo

ottobre 6, 2016

bell

Da giovane non amavo molto Giovanni Bellini, mi sembrava un po’ piacione, un rielaboratore di motivi altrui, il Fausto Papetti del Rinascimento, con quelle Madonne belle e vuote come conchiglie. Preferivo suo cognato, il ruvido Mantegna dagli sfondi minerali e spigolosi, la sua sì che era arte non consolatoria. Poi, proprio studiando i rapporti familiari di Giovanni, capii d’aver preso una cantonata. Fu alla Fondazione Querini Stampalia, che ospita un capolavoro come La presentazione al tempio di Gesù, dov’è raffigurata tutta la famiglia Bellini, che lessi una suggestiva interpretazione freudiana delle sue Madonne ad opera di Julia Kristeva. In base a questa teoria, nelle Madonne lui non ritrasse sua moglie Ginevra, come credevo, bensì sua madre Anna. Questo spiegherebbe l’anaffettività di Maria e la tristezza del figlio: la ferita immedicabile della nascita illegittima di Giovanni. Secondo alcuni studiosi infatti, per quel motivo Anna Rinversi, quando rimase vedova del marito Jacopo Bellini e fece testamento nel 1471, lasciò tutto ai tre figli ma escluse Giovanni dall’asse ereditario. Quella dell’artista bastardo e non amato ovviamente è solo una congettura, ma se si osserva bene la drammatica partecipazione delle Pietà il distacco emotivo delle Madonne è innegabile. Di rado madre e figlio si scambiano uno sguardo, la loro intimità è solo fisica, legata a mere necessità pratiche. Lo stesso abbraccio di Maria non ha nulla di affettuoso o di sollecito, sembra più una stretta, una presa, mentre la sua espressione è astratta e lontana, come una maternità dovuta, presente ma inaccessibile.