Posts Tagged ‘Arno Schmidt’

gli aguzzini del linguaggio

agosto 8, 2017

ling

Una volta andai con un amico scrittore a sentire la presentazione di una nuova traduzione del Finnegans Wake, e non ci convinse molto il modo con cui i due traduttori e il presentatore avevano scelto di parlare del capolavoro di Joyce. Sembrava che si riducesse tutto a un gioco verbale di doppi sensi arguti, come fosse un’improvvisazione di Alessandro Bergonzoni. In seguito i relatori spiegarono che avevano preferito quell’approccio leggero per avvicinare il pubblico a un libro ostico, ma la sensazione fu di un tradimento, di qualcosa che ne snaturava il senso, perché era del tutto assente il dolore e la sofferenza di quella scrittura. Il mio amico scrittore poi è triestino, per cui la cosa lo infastidì abbastanza, tant’è che non si trattenne dall’esprimere qualche riserva al momento delle domande del pubblico. Io tacqui, pur condividendo la critica, dato che non sono un esperto di Joyce, ma ho sempre amato quel tipo di scrittori, come Céline Gadda, e so che il loro stile (sia l’argot del francese, che il pastiche del lombardo, o il flusso di coscienza dell’irlandese) non ha nulla di innocente e leggero. Quelli sono degli aguzzini del linguaggio, lo tormentano e torturano per farlo parlare, altro che giochi di parole simpatici e divertenti. Poi, certo, mi è capitato spesso di ridere leggendo qualche loro pagina. Penso ad alcuni brani di Morte a credito, o del Pasticciaccio o di Eros e Priapo, ma è un riso amaro, un riso a denti stretti, come dice La settimana enigmistica.

Quanto conta la critica

dicembre 17, 2011

Sto bel fieou si chiama Domenico Pinto. Non ho mai capito se traduce soltanto, dirige una collana o è il proprietario della piccola casa editrice Lavieri, che sta in Puglia. Io lo conobbi per il blog  Nazione Indiana, lui ci entrò quando io ne uscii ma ci incrociammo prima per mail e poi di persona alla festa nel castello di Fosdinovo. L’editore Lavieri pubblica testi per palati finissimi, tipo quelli di Arno Schmidt, e lui fu così gentile da spedirmene qualche volume (Specchi neri, Brand’s Haide e Dalla vita di un fauno di Schmidt, Turritani di Cossu, Tecniche di basso livello di Gherardo Bortolotti). Ogni tanto lo leggo su Alias, ma di rado. E’ bravo e stimato da tutti. Qualche volta ci siam sentiti per telefono, discutendo su un autore o una polemica letteraria, spesso pensandola diversamente. Alcuni mesi fa ero a Foligno, in una bella libreria che prima fu un cinema, e del cinema conserva ancora una fila di poltroncine rosse disseminate fra i libri. Lì ho comprato Alfabeti di Magris, che mi mancava. E’ una raccolta di articoli che scrisse per il Corriere. La sera mi metto a leggerlo e trovo Domenico Pinto. Lo citava in un articolo dell’ottobre 2006, che parlava di Dalla vita di un fauno. Era una paginata intera. Diceva in sintesi che è un libro bellissimo, che aveva venduto solo 10 copie e meritava molto di più. Poi faceva i complimenti a Pinto per la traduzione. Allora ho mandato un sms a Domenico, congratulandomi con lui. Gli ho scritto “deve essere stata una bella soddisfazione leggere questa recensione di Magris!”. E lui mi ha risposto subito: “Sì, una bella soddisfazione, peccato che spostò pochissimo i dati di vendita, alla fine furono vendute 90 copie, cioè 80 in più di prima della recensione”. Ecco, se si voleva misurare quanto sia screditata la critica letteraria italiana, quanto i lettori non si fidino più delle recensioni ufficiali, questo è un dato preciso. Certo, c’è l’attenuante che Arno Schmidt è roba per lettori non forti ma erculei, e che probabilmente quasi nessuno fra i lettori di Magris corsi in libreria per acquistarlo avrà trovato subito il libro. E ordinarlo non è la stessa cosa, magari ti passa la voglia, ci rinunci. Però resta che un lungo ed elogiativo pezzo di Magris sul Corriere della Sera – ossia l’ articolo di un critico notissimo e stimatissimo uscito sul quotidiano più venduto in Italia – alla fin fine fa vendere al massimo 80 copie.