Posts Tagged ‘Bartleby’

Borges, Genette e le soglie del testo

maggio 14, 2018

genette

E’ morto Gérard Genette, una delle mie bussole letterarie. L’avevo scoperto poco prima dei vent’anni grazie a Borges, perché scorrendo la bibliografia critica sull’argentino un suo saggio (“La Litterature selon Borges”, in Figure III) spiccava su tutti gli altri, specialmente quelli degli ispanoamericanisti più illustri, come Emir Rodriguez Monegal e Jaime Alazraki.

Borges faceva di queste cose, era un autore centrifugo, i suoi scritti invitavano a leggerne tanti altri, a fare mille collegamenti ipertestuali, a invertire genealogie (come per I precursori di Kafka, o gli esegeti del Chisciotte), e infatti per merito suo scoprii grandi critici come Maurice Blanchot e gemme preziose come Wakefield di Nathaniel Hawthorne Bartleby di Hermann Melville. Un esempio opposto di autore centripeto invece è Céline, una meraviglioso finisterrae che si esaurisce in se stesso.

Il passaggio di Figure III che mi rimase scolpito nella memoria fu una specie di apologia della lettura. Diceva: “La genesi di un’opera, nel tempo della storia e nella vita di un autore, è il momento più contingente e più insignificante della sua durata […] Il tempo delle opere non è il tempo definito della scrittura, bensì il tempo indefinito della lettura e della memoria. Il senso dei libri non sta dietro di loro ma davanti, e in noi: un libro non è un senso già compiuto, una rivelazione che dobbiamo subire, è «l’imminenza di una rivelazione che non si produce» e che ognuno deve produrre per sé“.

Dopo Figure III arrivai a Soglie, e lì capii che i paraggi del testo erano il cuore delle mie ossessioni letterarie, fin da quando alle medie andai in gita scolastica a Recanati e vidi la casa di Leopardi, o più tardi, al liceo, quando sempre in gita visitai il pomposo Vittoriale di D’Annunzio. Paratesto, tutto paratesto, al pari di una prefazione, un esergo, una quarta di copertina. Anzi, forse proprio quella era la soglia principale, la soglia di casa, il punto ideale tramite il quale accedere a un’opera, perché fra quelle mura domestiche fu concepita, nacque, prese forma. E lo stesso discorso vale per La fenomenologia dei ringraziamenti letterari, che analizzava la soglia di uscita, il suo commiato definitivo, come se la spigolatura fosse il mio destino, più che il corpo a corpo col testo.

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Ercole de Maria, o del successo

aprile 10, 2017

ercol

Una volta Tiziano Scarpa mi ha deluso, scrivendo delle cose che non mi aspettavo da lui. Ho pensato: sarà lo Strega. Si è montato la testa e si sente diverso dagli altri. Ma lui non è così. Tutta la sua vita testimonia il contrario. È uno che non è mai andato all’incasso. Anzi, se scorge qualche causa persa se ne invaghisce subito come di una bella gnocca. Forse è l’unico Premio Strega che non scrive stabilmente su un grosso giornale, e regala le sue perle sul blog del Primo amore, come questa per il centenario di Mattina. E poi sperimenta sempre nuovi linguaggi: testi per fumetti, per fiabe, per piece teatrali, per canzoni, per cataloghi di artisti contemporanei, tutte attività che lo entusiasmano ma di scarsa remunerazione, tanto che ultimamente in alcuni suoi versi è parso quasi preoccupato per il suo futuro economico (“come affronterò la vecchiaia senza pensione?“, “tiz datti da fare“). Quindi sono io ad aver equivocato, sicuro. (more…)